
di Stefano Vaccara
NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Ci sono settimane in cui Donald Trump non riesce a ottenere nulla di ciò che vuole. E poi ci sono settimane come questa, in cui ottiene quasi tutto. Eppure il mondo appare più instabile di prima. È il paradosso degli Stati Uniti che hanno appena compiuto 250 anni. Al vertice della NATO di Ankara Trump ha fatto ciò che sa fare meglio: provocare, umiliare gli alleati e monopolizzare la scena. Ma, al di là dello stile, ha raggiunto un risultato concreto: gli europei hanno accettato di aumentare drasticamente la spesa per la difesa, proprio come Washington chiedeva da anni.
Anche sull‘Ucraina emerge una linea più definita. L’amministrazione americana sembra ormai convinta che solo aumentando il costo della guerra per Mosca si possa spingere Vladimir Putin verso un vero negoziato. È la strategia attribuita soprattutto al Segretario di Stato Marco Rubio: rafforzare militarmente Kiev non per prolungare il conflitto, ma per rendere la pace più conveniente della guerra. Eppure, proprio mentre Trump sembrava aver consolidato la leadership americana, il Medio Oriente è tornato a incendiarsi.
Nel Golfo di Hormuz sono riprese le ostilità, il prezzo del petrolio è tornato a salire. Intanto circolano nuove informazioni d’intelligence israeliana su un presunto piano iraniano per colpire Donald Trump. È in questo clima che il presidente ha lasciato Ankara sul vecchio Air Force One, mentre il nuovo Boeing donato dal Qatar ha seguito un percorso diverso. La Casa Bianca parla di normale logistica, ma indiscrezioni attribuiscono la scelta a valutazioni prudenziali del Secret Service. Non ci sono conferme ufficiali, ma il livello di tensione è evidente.
Se all’estero l’America continua a esercitare la sua forza, all’interno emergono invece tutte le sue fragilità. In Texas un altro intervento dell’ICE è finito nel sangue. Lorenzo Salgado Araujo, immigrato messicano che viveva negli Stati Uniti senza documenti da trentacinque anni, è stato ucciso durante un’operazione che, secondo le stesse autorità, aveva come obiettivo un’altra persona.
Il Dipartimento per la Sicurezza Interna sostiene che abbia tentato di investire gli agenti; la famiglia contesta completamente questa ricostruzione. Sono state aperte indagini federali.
Nel frattempo anche il Partito Democratico appare sempre più in crisi. In Maine è crollata la candidatura al Senato di Graham Platner, ex Marine considerato una delle nuove speranze del partito. Platner ha sospeso la campagna dopo accuse di stupro e violenza sessuale, che respinge. Il New York Times è stato durissimo: il problema dei Democratici non è trovare un nuovo leader, ma decidere finalmente che cosa vogliono rappresentare.
E’ proprio questa l’immagine dell’America di oggi: un Paese ancora capace di imporre la propria forza, ma sempre meno in grado di esercitare fiducia e quindi offrire stabilità. L’ex stratega repubblicano Steve Schmidt ha pubblicato su substack un editoriale dal titolo No Honor: Trump’s Greatest Betrayal Is America’s Name.
La parola chiave è “honor”: onore. Non la reputazione, ma qualcosa di più profondo. L’onore, scrive Schmidt, non si compra né si eredita: si conquista con la credibilità, la disciplina e il rispetto della parola data. Quando una nazione perde il proprio onore, perde una parte della propria identità e rischia di frantumarsi.
Ed è qui che il problema va oltre Donald Trump. In un altro commento pubblicato sul New York Times giovedì, lo scrittore canadese Stephen Marche definisce gli Stati Uniti una “America zombie”: una superpotenza ancora potentissima, ma incapace di guidare il mondo perché ha distrutto la credibilità che aveva costruito negli ultimi ottant’anni.
Cosa accadrà quando gli Stati Uniti cambieranno presidente? Riusciranno a ritrovare quell’onore, quel rispetto e quella fiducia internazionale che per decenni hanno rappresentato la loro forza più grande? C’è chi ancora ci spera. E chi pensa invece che Donald Trump sia soltanto il sintomo di una malattia che ha ormai colpito l’America stessa.
-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).



















