PECHINO (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – I recenti toni accesi e le politiche altamente mirate in discussione nell’Unione europea (UE) hanno gettato un’ombra sulle relazioni economiche e commerciali del blocco con la Cina, proprio in un momento in cui è necessaria con urgenza una cooperazione bilaterale stabile, in un contesto di incertezze globali.
A fine maggio, i commissari dell’UE hanno definito lo stato attuale delle relazioni commerciali e di investimento del blocco con la Cina come “insostenibile”. La Commissione europea ha affermato che il suo “approccio generale rimane il de-risking, non il disaccoppiamento”.
Allo stesso tempo, la proposta di Legge dell’UE sull’accelerazione industriale sottoporrebbe gli investitori cinesi a discriminazioni, in violazione dei principi fondamentali dell’economia di mercato, come la partecipazione volontaria alle attività commerciali e la concorrenza leale, e distorcerebbe le condizioni di parità nel mercato dell’UE.
A fronte di tali valutazioni ufficiali e del posizionamento politico dell’Unione europea, una visione d’insieme delle relazioni economiche e commerciali tra le due parti aiuta a chiarire il nocciolo della questione.
È vero che negli ultimi anni l’UE ha registrato un deficit nel commercio di beni con la Cina. Tuttavia, da tempo mantiene un consistente surplus col Paese nel commercio dei servizi.
Secondo le statistiche cinesi, il deficit della Cina nel commercio dei servizi con l’Unione europea ha raggiunto i 48,3 miliardi di dollari USA nel 2025. L’UE è stata la principale fonte del deficit cinese nel commercio dei servizi, rappresentando il 41,6% del deficit totale della Cina in questo settore.
Alla luce dei vantaggi comparativi delle varie economie e della divisione internazionale del lavoro, è comune e normale che un’economia registri un surplus commerciale con alcuni partner e un deficit con altri. Ciò che conta è l’equilibrio commerciale complessivo.
Di fatto, negli ultimi anni l’UE ha registrato un ampio surplus commerciale. Nel 2025, il saldo del commercio di beni dell’Unione europea ha segnato un surplus di 128 miliardi di euro (147,84 miliardi di dollari USA). Nel 2024, il saldo del commercio di servizi dell’UE ha raggiunto i 194 miliardi di euro, il livello più alto dell’ultimo decennio.
La Cina non ha mai perseguito deliberatamente un surplus commerciale. Per quanto riguarda gli scambi tra Cina e Unione europea, alcuni fatti dovrebbero essere tenuti in considerazione. In primo luogo, una quota significativa del commercio tra Cina e UE è generata da aziende europee che operano in Cina. In secondo luogo, i prodotti cinesi di alta qualità e a prezzi competitivi contribuiscono ad alleviare le pressioni inflazionistiche in Europa e a ridurre il costo della vita per i consumatori europei. In terzo luogo, circa la metà delle esportazioni cinesi verso l’Europa è costituita da beni intermedi, che aiutano le aziende europee a ridurre considerevolmente i costi di produzione dei prodotti finiti e a rafforzare efficacemente la competitività delle esportazioni dell’UE sui mercati globali. Inoltre, i controlli dell’Unione europea sulle esportazioni di prodotti ad alta tecnologia verso la Cina hanno limitato il potenziale di esportazione dell’UE nel mercato cinese.
L’essenza delle relazioni economiche e commerciali tra Cina e Unione europea risiede nella complementarità e nel mutuo vantaggio. Nel 2025, Cina e UE sono state il secondo partner commerciale l’una dell’altra, con un commercio complessivo pari a 828 miliardi di dollari USA, in aumento del 5,4% su base annua.
Considerate l’ampia scala e la vasta portata delle relazioni economiche e commerciali tra Cina e Unione europea, differenze e attriti sono inevitabili. La chiave sta nell’affrontarli adeguatamente attraverso il dialogo e la consultazione, in linea con l’importante consenso raggiunto dai leader delle due parti.
Nel tentativo di ridurre la “dipendenza” da un partner importante, l’UE rischia di compromettere la propria competitività e la crescita economica di lungo periodo. Qualsiasi mossa sostanziale volta al “de-risking” dalla Cina comporterebbe costi significativi per l’Europa e danneggerebbe gli interessi dei suoi consumatori e delle sue imprese.
Una strategia di “de-risking” porterebbe quasi inevitabilmente a un controllo più rigoroso degli investimenti transfrontalieri, aumentando i costi di conformità e scoraggiando le aziende cinesi dall’investire nell’UE.
Nel frattempo, qualsiasi misura arbitraria o unilaterale equivarrebbe a contravvenire ai principi dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) e a perturbare le catene di approvvigionamento globali. Un simile approccio potrebbe inoltre intensificare le divergenze interne al blocco.
Se l’UE dovesse insistere nell’imporre restrizioni economiche e commerciali alla Cina, quest’ultima dovrà adottare contromisure per salvaguardare i propri legittimi interessi. Sarebbe opportuno che i responsabili politici europei valutassero attentamente le potenziali conseguenze prima di adottare politiche restrittive e discriminatorie nei confronti delle imprese cinesi.
La Cina ha sempre considerato e sviluppato le relazioni con l’UE in una prospettiva strategica e di lungo periodo. Lo sviluppo di alta qualità e l’apertura di alto livello della seconda economia mondiale creeranno nuove opportunità di cooperazione per l’Unione europea, invece di rappresentare un rischio per il blocco.
I canali di comunicazione tra Cina e UE restano aperti. Si auspica che l’Unione europea possa onorare il proprio impegno a favore del libero scambio e lavorare insieme alla Cina nella stessa direzione, gestendo adeguatamente le divergenze attraverso un dialogo e una consultazione costruttivi, nell’interesse di uno sviluppo stabile e sano delle relazioni bilaterali.
– Foto Xinhua –
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