Cina: esperto italiano vede potenziale globale nei marchi “Designed in China”

SHANGHAI (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – “Il punto fondamentale è passare dal ‘Made in China’ al ‘Created in China’ e persino al ‘Designed in China’”, ha dichiarato Giovanni Pungetti, dirigente italiano del settore della moda, docente presso l’Istituto Marangoni ed ex amministratore delegato globale di Maison Margiela. “I marchi cinesi, soprattutto nel settore della moda, hanno la possibilità di affermarsi all’estero”.

Con l’ampliamento delle politiche cinesi di ingresso senza visto, molti turisti internazionali, tra cui numerosi italiani, stanno scoprendo una Cina moderna e dinamica. Questo aumento dei visitatori ha dato origine a una nuova tendenza nel commercio al dettaglio: il “reverse shopping”. Anziché acquistare beni di lusso occidentali da portare a casa, i turisti europei sono sempre più attratti dai marchi cinesi emergenti di moda, evidenziando un profondo passaggio dal “Made in China” al “Designed in China”.

Per Pungetti, questa transizione rappresenta la naturale evoluzione di un mercato in rapida maturazione. Avendo vissuto e lavorato a Shanghai per quasi dieci anni, Pungetti ha assistito alla trasformazione dell’industria cinese della moda da centro manifatturiero globale a ecosistema altamente integrato di innovazione e design.

“Il modo di vivere la moda qui è molto diverso rispetto a quando sono arrivato”, ha osservato Pungetti in una recente intervista. “La Cina oggi propone uno dei modi più avanzati di concepire la moda. Non si tratta soltanto di sfilate ed eventi. È un sistema integrato di commercio al dettaglio, tecnologia ed esperienza del consumatore”.

Questo ecosistema avanzato è esattamente ciò che stanno scoprendo i turisti stranieri. Grazie alla politica di esenzione dal visto, i viaggiatori europei esplorano le vie alla moda delle città cinesi. Attraverso i social media locali e le esperienze dirette, stanno scoprendo marchi locali emergenti come il brand di calzature Pane, che Pungetti segue fin dagli esordi, e marchi di pelletteria e lifestyle come Songmont, che fondono perfettamente l’estetica moderna con la narrazione culturale.

Pungetti ha osservato che anche la mentalità dei consumatori cinesi è cambiata radicalmente. Gli acquirenti cinesi non sono più attratti soltanto dai loghi occidentali. Chiedono invece convenienza, narrazioni coinvolgenti del marchio e lavorazioni di alta qualità da parte dei designer locali.

“Il modo in cui i marchi comunicano con il consumatore è completamente diverso oggi”, ha affermato Pungetti. “I marchi cinesi emergenti raccontano storie e offrono un prodotto moderno, progettato e realizzato qui, con un ottimo rapporto qualità-prezzo”.

Grazie a una solida base sul mercato interno, i marchi cinesi di moda sono ben posizionati per affacciarsi sulla scena internazionale, in particolare nel mercato europeo. Pungetti ha tuttavia sottolineato che, per riuscire ad affermarsi a livello globale, queste aziende devono superare una “mentalità orientata all’esportazione” profondamente radicata.

Per decenni, il tradizionale modello imprenditoriale cinese si è concentrato sulla produzione e sull’esportazione di grandi quantità di merci. Costruire un marchio globale di moda richiede invece una trasformazione culturale e organizzativa. Pungetti ha sottolineato che non si tratta semplicemente di disporre del budget necessario per aprire negozi all’estero, ma di coltivare un’identità globale del marchio e instaurare un dialogo significativo con i consumatori internazionali, adottando un linguaggio comprensibile non soltanto ai cinesi.

Pungetti ritiene che il futuro della moda globale risieda nella collaborazione e nella traduzione culturale. Immagina uno scenario in cui i marchi cinesi non cerchino di emulare le storiche maison di Parigi o Milano, ma si presentino con sicurezza come pionieri di una nuova e moderna estetica cinese.

Mentre i turisti internazionali continuano a riempire le valigie di prodotti di moda “Designed in China”, si stanno già ponendo le basi per questa espansione globale. Per il mercato europeo, ha suggerito Pungetti, ciò non dovrebbe essere visto come una sfida, bensì come un’entusiasmante opportunità per confrontarsi con una narrativa della moda fresca e innovativa.

(ITALPRESS).

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