di Stefano Vaccara
NEW YORK (ITALPRESS) – Riprendiamo America Week dopo un mese che ha visto Donald Trump spingere la presidenza americana sempre più al limite, con mosse che scuotono istituzioni, credibilità economica e salute pubblica. Una presidenza che usa in modo “assertivo” – fino ai confini estremi – i poteri dell’esecutivo.
Uno dei casi più gravi riguarda la Federal Reserve. Trump ha annunciato il licenziamento della governatrice Lisa Cook, accusandola di irregolarità minori in dichiarazioni immobiliari. Una giustificazione pretestuosa: la realtà è che vuole una Fed più docile, pronta a tagliare i tassi per sostenere la sua politica economica e i mercati. Il rischio è enorme. L’indipendenza della banca centrale è stata per decenni il pilastro della fiducia globale negli Stati Uniti. Se la Fed appare politicizzata, la stabilità del dollaro e la fiducia internazionale potrebbero sgretolarsi.
Ancora più inquietante quanto accaduto al CDC (i Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie). La direttrice Susan Monarez, confermata appena un mese fa dal Senato, è stata licenziata dopo essersi opposta alla linea “scettica” sui vaccini promossa da Robert F. Kennedy Jr., oggi figura chiave nell’amministrazione. La rimozione ha innescato le dimissioni in massa di alti dirigenti, un colpo durissimo alla credibilità dell’agenzia che ha guidato gli USA nelle pandemie. In caso di nuova emergenza sanitaria, chi potrà garantire indicazioni scientifiche e non politiche?
Trump non colpisce solo le istituzioni, ma anche gli ex collaboratori. È il caso di John Bolton, già suo consigliere per la sicurezza nazionale e oggi critico implacabile. Prima gli è stata tolta la scorta mentre resta un obiettivo dell’Iran, poi la sua casa è stata perquisita dall’FBI. Il messaggio è chiaro: chi si mette contro, paga.
In parallelo, il Presidente ha schierato la Guardia Nazionale nelle strade di Washington DC e minaccia di farlo in città democratiche come Chicago, Los Angeles e New York, mentre i dati mostrano reati in calo proprio lì e in aumento altrove. È l’uso delle forze armate non per rispondere alla criminalità, ma per intimidire avversari politici e popolazioni ostili. Eccolo allora con il nuovo cappellino rosso, stampato “Trump was Right About Everything”. Non è solo uno slogan: sembra quasi un manuale di governo, di inquietante memoria mussoliniana.
Sul tema della criminalità, l’ipocrisia è evidente. Il conduttore Chris Hayes ha ricordato su MSNBC come il Presidente, che si proclama “duro contro il crimine”, abbia invece graziato decine di criminali negli ultimi mesi, dai rivoltosi del 6 gennaio a trafficanti e sfruttatori.
Intanto la tensione al Congresso cresce anche sulle armi. A Minneapolis una giovane donna trans ha sparato in una scuola cattolica, uccidendo due studenti e ferendone diciassette. Una tragedia che riapre la ferita delle stragi scolastiche, subito strumentalizzata dai Maga contro la comunità transgender, mentre il Secondo Emendamento resta sacro per i repubblicani.
Resta allora la domanda: c’è un disegno in questa escalation o il caos è il metodo stesso? Molti osservatori pensano che Trump moltiplichi decisioni controverse per distrarre dallo scandalo che non si spegne: i file di Jeffrey Epstein, il finanziere accusato di aver organizzato per anni una rete di abusi sessuali su minori con il coinvolgimento di personalità potenti. Quei documenti, che il Dipartimento di Giustizia voleva tenere chiusi, conterrebbero nomi e contatti che il Congresso cerca di rendere pubblici.
La rovente estate di Trump – dal vertice con Putin in Alaska all’invio di navi e sottomarini verso il Venezuela, insieme a tutte le crisi accennate – è riuscita, almeno finora, a tenere i riflettori lontani dal caso Epstein. Non siamo in una dittatura, altrimenti non potremmo neppure essere qui a raccontarvi America Week.
Ma quella di Trump è una presidenza che spinge al limite ogni confine: licenzia governatori della Fed e direttori del CDC, delegittima ex funzionari, minaccia di usare la Guardia Nazionale come arma politica. Una presidenza assertiva fino all’estremo, che obbedisce formalmente ai giudici ma guadagna tempo appellandosi alla Corte Suprema.
La storia americana ha conosciuto presidenti accusati di autoritarismo – persino Franklin Delano Roosevelt durante il New Deal fu descritto come aspirante dittatore. La differenza è nello stile e nei tempi: Trump non rallenta, accumula decisioni che destabilizzano mercati, istituzioni e fiducia. Distrazione o strategia, l’effetto è lo stesso: mai gli Stati Uniti sono apparsi così vicini al limite delle loro stesse regole.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).