di Stefano Vaccara
NEW YORK (ITALPRESS) – Donald Trump vorrebbe voltare pagina. Ma lo scandalo Epstein non si chiude, non arretra, non svanisce. Anzi, più la Casa Bianca prova a spostare l’attenzione altrove, più il caso torna al centro del dibattito americano. È diventato qualcosa di più di un’inchiesta: è il simbolo di un sistema di potere che molti americani credono abbia protetto se stesso. Il segnale più clamoroso è arrivato dall’Europa. In Gran Bretagna la polizia ha arrestato l’ex principe Andrew nell’ambito delle indagini legate agli Epstein files, per poi rilasciarlo sotto inchiesta. Un evento senza precedenti nella storia recente della monarchia. Il messaggio, però, è arrivato chiarissimo anche negli Stati Uniti: se persino un membro della famiglia reale può essere fermato e interrogato, nessuno dovrebbe sentirsi intoccabile. E qui emerge il problema politico per Trump. Alla domanda sull’arresto di Andrew, il presidente ha risposto: “È una cosa molto triste” e “È terribile per la famiglia reale”. Una reazione che ha colpito molti osservatori perché rivela quanto la Casa Bianca sembri non comprendere la percezione americana dello scandalo. Per l’opinione pubblica non è una vicenda “triste” che danneggia una famiglia famosa. È una questione di responsabilità e di giustizia.
Al Congresso, infatti, la pressione cresce. Il deputato democratico Suhas Subramanyam ha dichiarato: “Speriamo che l’arresto di oggi porti risposte e dimostri che ci sarà responsabilità anche se ci si nasconde, a prescindere da quanto si sia ricchi e potenti”. È una frase che fotografa il sentimento diffuso: il caso Epstein è diventato il test definitivo sulla capacità delle istituzioni di chiedere conto ai più potenti. Questa settimana la House Oversight Committee ha interrogato Les Wexner, il miliardario che per anni ha finanziato Epstein. Davanti ai parlamentari ha cercato di presentarsi come una vittima, sostenendo di essere stato ingannato. “Col senno di poi, sono stato raggirato dal più grande truffatore di tutti i tempi”, ha detto. E ancora: “Se fosse un film, nessuno ci crederebbe”. Ma proprio questa linea difensiva – il potente che non sapeva nulla – sta alimentando la sfiducia pubblica. Molti americani non sono più disposti ad accettare l’idea che per decenni nessuno, tra i più ricchi e influenti, si sia accorto di ciò che accadeva.
Il contrasto con quanto avviene all’estero è evidente. Nel Regno Unito, in Norvegia e in altri paesi europei le indagini si allargano. La cooperazione tra forze di polizia cresce. Negli Stati Uniti, invece, l’assenza di incriminazioni significative dopo la pubblicazione degli Epstein files viene letta da molti come segno di inerzia, se non di protezione politica. È su questo terreno che lo scandalo continua a vivere e a pesare sulla presidenza Trump. Per questo la Casa Bianca sembra moltiplicare iniziative e crisi capaci di occupare il ciclo mediatico. Il nuovo “Board of Peace” lanciato da Trump promette miliardi per la ricostruzione di Gaza e si presenta come un’alternativa alle istituzioni multilaterali tradizionali. Ma al di là degli annunci, restano poche risposte su finanziamenti, tempi e obiettivi. Più che una svolta diplomatica, appare come un tentativo di spostare l’attenzione. Ancora più inquietante è lo scenario iraniano. Gli Stati Uniti stanno ammassando forze militari nella regione e il presidente continua a minacciare un possibile attacco senza aver costruito un vero dibattito pubblico sulle ragioni e sui rischi. In questo contesto cresce il sospetto, anche tra alcuni membri del Congresso, che una nuova crisi internazionale possa servire a saturare lo spazio mediatico e politico. Una distrazione di massa.
Ma la domanda resta: può davvero una escalation militare cancellare Epstein? Finora la risposta sembra no. Lo scandalo continua a riemergere, alimentato da nuove testimonianze, indagini parlamentari e sviluppi internazionali. Più Trump invita a “passare oltre”, più l’opinione pubblica sembra convinta che sia proprio lì, in quella rete di relazioni e silenzi, che bisogna continuare a guardare. Ormai per la Casa Bianca ogni tentativo di distrazione rafforza il sospetto che ci sia qualcosa da nascondere. E finché il Congresso non chiuderà definitivamente il cerchio, Epstein resterà la storia che nessuna nuova crisi riuscirà davvero a far dimenticare.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).





















