A due mesi dalle elezioni di Midterm, il fattore Trump

di Stefano Vaccara NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – L’America è già in piena campagna elettorale. Mancano due mesi alle elezioni di midterm e, se si votasse oggi, Donald Trump rischierebbe di essere il migliore alleato dei democratici. Non perché il presidente abbia perso il controllo del Partito Repubblicano. È vero esattamente il contrario. Trump domina ancora il GOP e mobilita la sua base. Ma l’uomo indispensabile per portare i trumpiani alle urne è diventato anche un problema per conquistare tutti gli altri. Trump ha chiesto ai suoi sostenitori di andare a votare a novembre facendo finta che sulla scheda ci sia anche lui.

I democratici probabilmente non potrebbero chiedere di meglio. Alcuni sondaggi lo danno al minimo della sua carriera politica. Ma ancora più interessante è capire perché. Molti americani che votarono Trump nel 2024 possono oggi chiedersi che fine abbiano fatto le sue promesse. Aveva promesso di tenere l’America fuori dalle guerre: quella con l’Iran è entrata nel settimo mese e soltanto un americano su tre la sostiene.

Aveva promesso di abbassare rapidamente i prezzi: il costo della vita rimane la principale preoccupazione e il 71% degli americani boccia la sua gestione, compreso il 40% dei repubblicani. Aveva promesso trasparenza sui file Epstein: molti documenti rimangono ancora oscurati. Aveva promesso di proteggere l’economia americana: la guerra commerciale con il Canada sta creando problemi soprattutto negli Stati di confine, mentre gli agricoltori del Midwest protestano per tariffe, carburante e fertilizzanti più cari. E poi c’è l’immigrazione. Gli elettori di Trump volevano una stretta contro l’immigrazione illegale. Ma le operazioni dell’ICE hanno coinvolto anche persone legalmente presenti nel Paese, mentre le azioni violente di Minneapolis hanno provocato reazioni negative persino tra chi chiedeva maggiore fermezza.

Intanto una ricerca in Pennsylvania mostra che gli elettori bianchi senza laurea, cuore della coalizione trumpiana, continuano a preferire i repubblicani, ma dichiarano meno intenzione di andare a votare rispetto ai bianchi laureati. Ed ecco il vero incubo del GOP: perdere gli indipendenti e contemporaneamente non riuscire a portare alle urne tutti i trumpiani. Ma forse il segnale più evidente della paura che circola alla Casa Bianca arriva proprio dal voto. Trump sta cercando di cambiare le regole del voto postale a elezioni ormai vicinissime.

Questo giovedì la sua amministrazione è tornata d’urgenza alla Corte Suprema per chiedere di applicare nuove norme che consentirebbero al Postal Service di non consegnare schede che non rispettino determinati requisiti federali. Una giudice le ha bloccate e funzionari elettorali avvertono che introdurre nuove procedure a poche settimane dal voto potrebbe produrre caos ed escludere elettori legittimi. Trump sostiene da anni, senza prove di frodi diffuse, che il voto postale sia poco sicuro. Ma cresce il sospetto che il presidente, non più sicuro del consenso degli americani, voglia cambiare le regole proprio mentre i suoi sondaggi precipitano.

I primi segnali ci sono. Nel Midwest persino senatori repubblicani parlano apertamente di problemi nelle campagne agricole. Iowa e Ohio, fino a pochi mesi fa difficilissimi per i democratici, sono diventati competitivi. North Carolina, Michigan e Maine potrebbero decidere il controllo del Senato. Naturalmente i democratici hanno i loro problemi. Bernie Sanders, Alexandria Ocasio-Cortez e la sinistra sostengono candidati anti-establishment che spostano il partito verso posizioni che i repubblicani definiscono “comuniste”. La vittoria di Abdul El-Sayed in Michigan ha mostrato quanto stiano cambiando gli equilibri interni. Il GOP cercherà di trasformare ogni elezione locale in un referendum sulla “sinistra radicale”. È forse l’ultima arma rimasta ai repubblicani, ma finora non si è materializzata la grande spaccatura democratica che speravano. Anche moderati sconfitti nelle primarie stanno sostenendo i vincitori progressisti. E soprattutto, secondo Reuters/Ipsos, il 46% dei democratici si dice molto entusiasta di votare a novembre, contro appena il 31% dei repubblicani.

Per questo a Washington non ci si domanda più se sarà un’elezione difficile per il GOP, ma quanto sarà difficile. Una sconfitta alla Camera appare un rischio concreto; se l’ondata arrivasse anche al Senato, gli ultimi due anni della presidenza Trump cambierebbero completamente. Trump ha vinto nel 2024 promettendo “America First”, ma molti suoi elettori oggi vedono un presidente concentrato sull’Iran, sul Canada, sulle vendette personali e sulle proprie battaglie, mentre loro continuano a guardare il prezzo della benzina e quello del supermercato. Alla vigilia di questa campagna l’America ha perso la storica femminista Gloria Steinem, morta a Manhattan a 92 anni. Per oltre mezzo secolo ha combattuto perché milioni di americane avessero più voce, diritti e potere politico. Tra due mesi saranno ancora gli elettori, donne e uomini, a decidere quanto potere vorranno riportare al Congresso per contenere un presidente che oggi sembra volerne oltre ogni limite.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

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