
di Stefano Vaccara
NEW YORK (ITALPRESS) – Questa settimana, proprio nel giorno del Thanksgiving, l’America avrebbe dovuto ritrovarsi. Invece è ripiombata nel dolore e nelle divisioni: Sarah Beckstrom, vent’anni, soldatessa della Guardia Nazionale, è stata uccisa a Washington; il suo collega Andrew Wolfe lotta tra la vita e la morte. L’attentatore è un giovane afghano arrivato negli Stati Uniti nel 2021. Dettaglio fondamentale: era stato addestrato e aveva lavorato con forze americane e CIA durante la guerra. Ma questo non ha fermato Donald Trump dal trasformare una tragedia in un attacco politico. Ha promesso di “sospendere permanentemente l’immigrazione da tutti i Paesi del Terzo Mondo”, ha minacciato la cittadinanza di intere comunità, e quando gli è stato chiesto cosa c’entrassero i somali del Minnesota con un attentatore afghano, ha risposto: “Niente. Ma i somali hanno causato molti problemi”. E quando una giornalista gli ha fatto notare che l’attentatore era stato verificato e ammesso legalmente, Trump ha perso le staffe in diretta tv: “Are you stupid? Are you stupid? (“Sei stupida? Sei stupida?, ndr)”.
Un presidente che fatica a controllare nervi, fatti e reazioni. Questo nervosismo ha due radici politiche chiarissime: un’economia che non dà i risultati promessi e il caso Epstein Files che lo sta accerchiando. Da quando il Senato lo ha sfidato apertamente, Trump ha capito che non controlla più il Partito Repubblicano. Le ultime elezioni GOP sono state un disastro. La base è confusa. I fedelissimi meno docili. E lui reagisce come sempre quando sente il potere scivolargli dalle mani: alza la voce, attacca chiunque. Lo abbiamo visto anche nello scontro con il Congresso. Trump ha ordinato a Pete Hegseth, capo della difesa, che lui chiama il “Dipartimento della Guerra”, di perseguitare sei legislatori che in un video ricordavano ai militari una cosa semplice: le leggi sono chiare e gli ordini illegali si possono rifiutare. Trump li ha definiti “traditori”, ha parlato di “comportamento sedizioso al massimo livello” e ha scritto che le loro parole erano “punibili con la morte”.
Questa volta, però, la risposta non è mancata. Il senatore dell’Arizona Mark Kelly, ex pilota della Marina, veterano di Desert Storm, astronauta NASA, è andato nello show tv di Jimmy Kimmel —lo stesso Kimmel che Trump aveva già cercato di intimidire sfidando il Primo Emendamento— e ha difeso apertamente il diritto/dovere dei legislatori di parlare e criticare. Kelly ha spiegato che nel video dicevano solo una cosa: “I membri delle forze armate devono rispettare la legge.” E la risposta di Trump, ha raccontato Kelly, è stata: “impiccateli”. Poi ha ricordato davanti alle telecamere: “Il nostro giuramento è alla Costituzione, non a una persona”. E contro il clima di paura imposto dalla Casa Bianca: “La paura è contagiosa. Ma lo sono anche il coraggio e il patriottismo”. Kelly ha colpito nel punto più sensibile: l’idea che nessuno è obbligato a obbedire a un presidente che antepone la lealtà personale al rispetto della Costituzione. Intanto, la politica estera di Trump appare altrettanto fuori focus. La telefonata trapelata dell’inviato personale Steve Witkoff mostra un consigliere che suggerisce ai russi come “complimentare” Trump per orientarne le decisioni. Un favore diretto a Mosca.
E ora c’è il capitolo Venezuela, altrettanto inquietante. Mentre la Casa Bianca minaccia un aumento della pressione militare nei Caraibi, il New York Times rivela che Trump ha parlato al telefono con Nicolás Maduro la scorsa settimana. Durante la chiamata, cui ha partecipato anche il segretario di Stato Marco Rubio, hanno discusso di un possibile incontro tra i due, anche se nulla è stato fissato. Il tutto mentre l’amministrazione prepara la designazione di Maduro come capo di un’organizzazione terroristica straniera e continua a rafforzare la presenza militare statunitense nella regione. Trump appare sempre più come un presidente fuori focus, nervoso, irascibile. Perde la calma alla prima domanda che non gli piace. Se la prende con comunità che non hanno alcun legame con i fatti. Minaccia legislatori eletti, protetti dalla Costituzione che lui stesso dovrebbe difendere. E in politica estera si muove in modo contraddittorio, impulsivo, pericoloso. Tutto questo mentre gli Epstein Files si avvicinano, e la sua presa sul potere si indebolisce ogni giorno di più. Nel Thanksgiving, l’America cercava unità. E invece si è ritrovata con un presidente che sceglie sempre – ostinatamente – la divisione.
– Foto IPA Agency –
(ITALPRESS).

















