ROMA (ITALPRESS) – Dormire non significa solo staccare la spina: il sonno è un processo biologico essenziale, durante il quale l’organismo svolge funzioni fondamentali per la salute fisica e mentale; mentre dormiamo il cervello consolida le informazioni e i ricordi, l’organismo regola numerosi processi metabolici e ormonali e vengono attivati importanti meccanismi di recupero. Non conta soltanto il numero di ore trascorse a letto: la qualità del sonno è altrettanto importante. Addormentarsi con relativa facilità, non avere frequenti risvegli e sentirsi riposati al mattino sono indicatori di un sonno efficace. Le necessità cambiano inoltre con l’età: per un adulto in generale sono raccomandate circa 7-9 ore di sonno per notte, anche se esistono differenze individuali. “Un terzo della nostra vita la passiamo dormendo: il sonno è fondamentale per i nostri processi della memoria e per i meccanismi di sviluppo e plasticità cerebrale, ovvero il modo in cui i neuroni si connettono tra loro e riescono a funzionare al meglio; durante la notte avvengono dei rimaneggiamenti a livello dell’organizzazione neuronale che agiscono su tutti i processi di memoria durante l’età dello sviluppo, come ad esempio l’apprendimento, o riducono i processi neurodegenerativi. Esiste un sistema che si chiama sistema glimpatico, che fa un po’ da spazzino: butta fuori le sostanze tossiche e lavora principalmente nel sonno profondo. Durante la notte abbiamo quindi questo effetto di pulizia sulla memoria e sui processi degenerativi: in più il sistema glimpatico ha un impatto molto positivo sul controllo delle nostre emozioni”. Lo ha detto Lino Nobili, responsabile del reparto di Neuropsichiatria infantile presso l’ospedale Gaslini di Genova, intervistato per Medicina Top, format tv dell’agenzia di stampa Italpress.
Quando non si dorme abbastanza, spiega Nobili, “entrano in gioco vari livelli. Si può non dormire abbastanza in acuto: salta una notte e il giorno dopo ci si accorge subito che c’è una certa fatica a concentrarsi o rimanere attenti; può anche esserci il famoso colpo di sonno. Il problema è che se si ha una deprivazione di sonno cronica costante, questa si manifesta con effetti molto più importanti sul livello di memoria e di attenzione: in più altera il tono dell’umore, riduce le nostre capacità di risposta allo stress, aumenta di molto il rischio cardiovascolare. Se siamo deprivati di sonno il nostro cuore è più sottomesso a livelli alti di sostanze stimolanti, quindi aumentano pressione e frequenza cardiaca: ci sono inoltre effetti a lungo termine su tutto il metabolismo, per esempio della glicemia”.
La riflessione successiva è dedicata alla gestione del sonno di bambini e adulti: i primi, sottolinea il neuropsichiatra, “dormono di più: uno dei ruoli fondamentali del sonno è l’azione sul meccanismo di plasticità neuronale, facilitando l’organizzazione di un cervello in crescita e di quei meccanismi che servono al bambino durante il giorno per stare attento, per il suo apprendimento e per facilitare il controllo delle emozioni. Appena il bambino è deprivato di sonno diventa ad esempio più difficile da consolare quando piange o fa fatica a stare attento a scuola: spesso il disturbo del sonno è un primo segnale di qualcosa che non va a livello comportamentale nel bambino e per vedere la traiettoria di sviluppo in lui”.
L’adolescenza rappresenta un momento cruciale nella gestione del sonno, in quanto “avvengono fenomeni che noi tecnicamente chiamiamo di Pruning: in questo caso le sinapsi cerebrali si rimodellano, facendo una sorta di pulizia. Gli adolescenti rappresentano quella fetta di popolazione che va maggiormente incontro alla deprivazione, anche perché vogliono stare svegli fino a notte a parlare con gli amici: in più, con il fatto che i social sono sempre di più presenti, l’utilizzo del telefonino e il chattare durante la notte sono un qualcosa di estremamente diffuso. Alla fine l’adolescente tende a diventare molto più deprivato di sonno, anche perché sposta il suo ritmo un po’ più avanti andando a dormire più tardi: questo ha effetti molto negativi sul controllo delle emozioni”.
Per quanto riguarda la durata del sonno, conclude Nobili, “esistono indicazioni standard a seconda della fetta di età: per quella adulta si dice 7-8 ore, poi chiaramente c’è una grossa variabilità da soggetto a soggetto. Se ci si trova in una condizione di deprivazione cronica, per esempio sotto le 6 ore, oppure si dorme troppo, si entra in quella condizione in cui aumenta il rischio di diverse patologie, sia della sfera mentale sia dell’aspetto più organico: non conta solo la quantità, ma anche la qualità. Ci sono forme di epilessia che si manifestano solo nel sonno, perché in esso avvengono dei meccanismi di sincronizzazione neuronale molto particolare: può aumentare la sincronizzazione di alcuni circuiti, in più per chi soffre di epilessia essere deprivato di sonno è una condizione che può sicuramente accentuare il rischio di una crisi epilettica; può succedere di averne una e non accorgersene, magari svegliandosi al mattino con un vago ricordo o sentendosi indolenziti”.
– foto tratta da video Medicina Top –
(ITALPRESS)









