L’America del “così è se mi pare”

di Stefano Vaccara

NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Due storie che apparentemente non hanno nulla a che vedere con Donald Trump raccontano l’America di oggi meglio di tanti discorsi politici. La prima arriva da Cornell, università nello Stato di New York tra le più prestigiose del mondo. Una studentessa sostiene di essere stata violentata nel 2024 per ore da sette uomini in una confraternita, dopo aver bevuto e assunto droghe. Nella chat della fraternity qualcuno annunciò che c’era “free pussy” disponibile.

Gli accusati contestano le accuse e non ci furono incriminazioni penali. Ma dopo una causa civile e la pubblicazione di nuovi documenti, l’inchiesta è stata riaperta. Violenze e misoginia nei campus americani non sono certo nate con Trump, ma il clima è cambiato. Nel 2011 Obama aveva imposto alle università regole che facilitavano le denunce di violenza sessuale e abbassavano lo standard della prova. Trump le cancellò nel suo primo mandato rafforzando invece le garanzie degli accusati.

Proprio questa settimana la sua amministrazione ha definitivamente cancellato le regole introdotte da Biden, ripristinando quelle del 2020. I sostenitori parlano di “due process”. I critici temono che denunciare diventi ancora più difficile. C’è poi un segnale “culturale” che rimane difficile da ignorare: nel 2024 l’America ha riportato alla Casa Bianca un uomo che una giuria civile aveva ritenuto responsabile di abuso sessuale ai danni di E. Jean Carroll.

Poi c’è Christa Pike, 50 anni, nel braccio della morte del Tennessee da oltre trent’anni per un terribile omicidio commesso quando ne aveva 18. Mercoledì lo Stato ha cercato di ucciderla con un’iniezione letale. Una dose di pentobarbital non è bastata. Gliene hanno somministrata una seconda. Pike respirava ancora. I giornalisti l’hanno sentita respirare e russare per quasi un’ora e lamentare un bruciore al braccio. È finita in ospedale in condizioni critiche. Il governatore repubblicano Bill Lee ha sospeso le esecuzioni e ordinato un’indagine.

Marsha Blackburn, candidata repubblicana a succedergli, ha già proposto la sua soluzione: tornare alla sedia elettrica. Curioso paradosso americano: il partito che ha fatto della difesa della vita prima della nascita una delle sue battaglie identitarie è anche quello nel quale il sostegno alla pena di morte è più forte. Intanto alla Casa Bianca si discute di intelligenza artificiale e del futuro dell’umanità.

Trump ha convocato i leader di Google, Meta, OpenAI, Anthropic, Nvidia e xAI. Davanti agli allarmi sui rischi dell’AI la risposta è soprattutto l’autoregolamentazione: le aziende dovranno controllare se stesse con un impegno che Trump ha definito “morally binding”. Poi la trovata: con un ordine esecutivo l’Artificial Intelligence cambia nome. Per il governo americano diventa “Super Intelligence”. 

Gli americani però restano più preoccupati dei prezzi al supermercato e alle pompe di benzina che dei nomi da dare all’AI. A poco più di un mese dalle elezioni di midterm, Trump è sceso al 37 per cento nell’ultimo sondaggio del Wall Street Journal. Costo della vita, energia, inflazione e una guerra contro l’Iran che non finisce pesano sui repubblicani.

Il segretario alla Difesa Pete Hegseth continua intanto a mostrare i muscoli, attaccando stampa, diversità e generali mentre le forze armate americane sono sempre più impantanate in Medio Oriente. Trump in una recente intervista a Time resta chiuso nella sua “bolla” di verità alternative dicendo che i sondaggi negativi sono falsi. Sull’Iran fa sapere che “avrei potuto fermarmi, ma volevo andare oltre” e alla domanda su come possa definirsi presidente della pace risponde: “Annientando l’Iran abbiamo creato la pace nel mondo”.

Intanto al Senato questa settimana il partito al servizio del presidente è sprofondato sempre più nel ridicolo. Nel cercare di ribaltare i fatti sulle indagini sugli eventi del 6 gennaio 2021, il repubblicano Eric Schmitt del Missouri ha accusato l’ex procuratore speciale Jack Smith di aver mentito sotto giuramento perché aveva detto di non essere mai andato a una partita degli Atlanta Hawks. Peccato che Smith avesse parlato degli Iowa Hawkeyes e fosse davvero nel Maryland a vederli giocare e non ad Atlanta. Hawks, Hawkeyes. Bastava controllare.

Non è che l’America sia improvvisamente diventata immorale, è che sembra aver perso il senso del limite e perfino quello della vergogna. Si può offrire il corpo di una ragazza in una chat, tentare due volte di uccidere una donna e discutere se la soluzione sia la sedia elettrica, chiamare “pace” l’annientamento di un Paese e accusare qualcuno di spergiuro senza neppure controllare il nome di una squadra. Nell’America di Trump la realtà va oltre Pirandello, diventa del “così è se mi pare“. Così bisogna prepararsi a vedere come reagirà il commander in chief della nazione più potente della Terra quando, dopo il 3 novembre, dovrà fare i conti con la realtà decretata dagli elettori.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

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