SHENYANG (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – “Ciao, mi chiamo Josie Piazza”. Nel campus della Shenyang Normal University, la giovane, originaria di Napoli, si presenta in un cinese fluente. Quella che era iniziata come una curiosità per la lingua ai tempi delle superiori si è trasformata in un’esperienza di tre anni nella Cina nord-orientale.
Dopo cinque anni di studi di cinese all’Università di Napoli “L’Orientale”, Piazza è arrivata a Shenyang grazie a una borsa di studio. I libri di testo, racconta, le avevano offerto una conoscenza accademica della Cina, ma viverci ha trasformato quelle nozioni in vita quotidiana.
La giovane racconta che Shenyang le ha trasmesso un forte senso di appartenenza. Anche le comodità della vita quotidiana l’hanno colpita profondamente: le consegne di cibo a domicilio, i pagamenti con smartphone e i servizi di ride-hailing hanno reso la sua vita straordinariamente efficiente. “Puoi restare a casa e gestire comunque tutto”, afferma. In Italia, invece, acquisti e pagamenti restano ancora vincolati alle abitudini in presenza e all’uso del contante.
Studentessa al suo secondo master, Piazza ha sperimentato in prima persona anche le differenze tra il sistema universitario della Cina e quello italiano. In Italia, racconta, il percorso accademico lascia maggiore spazio all’autonomia: la frequenza è spesso facoltativa, i compiti sono limitati e gli esami combinano di norma prove scritte e orali. In Cina, invece, ha trovato un sistema più strutturato, con frequenza regolare, compiti assegnati e una gestione più standardizzata. Un ritmo che può risultare impegnativo, ma che secondo lei offre un quadro accademico più solido.
Anche la vita nel campus l’ha sorpresa. Le università italiane, racconta, tendono a concentrarsi soprattutto sulle lezioni e sulle attività accademiche, mentre i campus cinesi organizzano eventi di orientamento, cerimonie e incontri tra studenti, favorendo un’integrazione più rapida dei nuovi arrivati. Per lei, queste differenze rappresentano parte del valore dello studio all’estero.
Le differenze culturali, ha imparato, emergono spesso nei dettagli più piccoli. Il cibo cinese ha inizialmente costituito una sfida – persino la cucina del nord-est le sembrava “particolarmente piccante” – ma con il tempo si è adattata. È rimasta colpita anche dalle tradizioni della Festa di primavera, come l’usanza di appendere i distici rossi, molto diversa dai festeggiamenti per il Capodanno italiano, incentrati su cene in famiglia.
Ora, al suo terzo anno in Cina, Piazza ha iniziato a condividere le sue esperienze con amici e familiari in Italia. Una delle sue amiche più care sta persino pensando di visitare il Paese quest’anno. Per studenti come lei, vivere all’estero offre più di una semplice formazione accademica: ridefinisce le impressioni, sostituisce gli stereotipi con l’esperienza diretta e trasforma luoghi lontani in realtà personali e familiari.
– Foto Xinhua –
(ITALPRESS).





















