di Vincenzo Petrone (*)
ROMA (ITALPRESS) – Il Presidente degli Stati Uniti ha abituato il mondo ai suoi improvvisi cambi di rotta, di umore e di interpretazione nelle decisioni di politica estera. D’altronde, anche le cronache immobiliari di New York sono piene di contratti che le aziende di Trump hanno impugnato in giudizio per 40 anni per non pagare il dovuto. Nei rapporti internazionali perè impugnare gli impegni è più complicato.
Nella guerra contro l’Iran, il Presidente sostiene di essere stato costretto a riprendere i bombardamenti in quanto l’Iran ha violato il cessate il fuoco quando le guardie rivoluzionarie hanno sparato contro tre petroliere che esercitavano il loro diritto alla libera navigazione nelle acque territoriali non iraniane bensì del Sultanato dell’Oman, con il pieno consenso di quest’ultimo.
Premesso che la libera navigazione negli Stretti, è un vitale interesse del mondo intero ed è prevista dal Trattato del 1982 sul Diritto del Mare che l’Iran stesso ha firmato e ratificato, è assolutamente innegabile che l’Iran stia pretendendo un inaccettabile controllo su quello Stretto. E non ha titolo alcuno. Lo stesso governo iraniano non è stato mai, assolutamente mai, in grado di argomentare sul piano del Diritto Internazionale questa sua pretesa adducendo argomentazioni anche lontanamente fondate su argomentazioni giuridiche.
In sintesi quindi, possiamo dire di essere in presenza di un autentico atto di prepotenza di un Paese, l’Iran degli Ayatollah, che grazie a Hormuz vuole acquisire uno strumento di ricatto verso le Monarchie sunnite del Golfo e allo stesso tempo, una garanzia di protezione da futuri eventuali guerre con Israele e con gli Stati Uniti.
L’Iran pretende di controllare e decidere a favore di chi o contro di chi, come e quando, modulare ed autorizzare il passaggio delle navi in quella via d’acqua. E tutto questo costituisce una minaccia anche per noi europei ed andrà contrastato anche con mezzi militari. Ma occorre chiedersi anche se colpendo quelle tre navi mercantili, l’Iran abbia violato o meno il Memorandum of Understanding tra Iran e Stati Uniti che ha dato inizio ad un precario cessate il fuoco.
Il Presidente americano sostiene che l’Iran abbia tradito quell’impegno. Ma le cose non stanno così. In base alla lettera di quel Memorandum, l’esecrabile regime che governa l’Iran ha purtroppo buone ragioni per affermare che con quel Memorandum gli Stati Uniti hanno implicitamente riconosciuto il controllo dello Stretto da parte dell’Iran per almeno 60 giorni. Non è dato sapere cosa abbiano capito e riferito a Trump i due emissari personali cui egli ha affidato il compito di negoziare il Memorandum con i diplomatici iraniani, che sono degli sperimentati, abilissimi negoziatori.
E tuttavia, si può affermare che Kushner e Witkoff abbiano accettato e fatto firmare a Trump, a Versailles, proprio questo, non altro. Cosa prevede l’art 5 del Memorandum? Il punto saliente è il seguente: “L’Iran farà in modo, compiendo ogni sforzo, di assicurare un passaggio sicuro (safe) delle navi commerciali, senza oneri per soli 60 giorni, dal Golfo Persico al mare di Oman. E entro 30 giorni inizierà le operazioni di sminamento. [omissis] L’Iran aprirà un dialogo con il Sultanato dell’Oman per definire la futura amministrazione e i servizi marittimi nello Stretto di Hormuz in conformità con il Diritto Internazionale applicabile e con i diritti sovrani degli Stati rivieraschi dello Stretto”.
È possibile che i suoi negoziatori abbiano spiegato a Trump che il “diritto internazionale applicabile” è la Convenzione sul Diritto del Mare e dunque la libera navigazione. Ma avrebbero dovuto sussurrargli anche e allo stesso tempo, che quella Convenzione non può essere invocata dagli Stati Uniti, che non l’hanno mai ratificata e dunque non ne devono rispettare il dettato ma neppure possono avvalersene quando e se lo ritengono opportuno. Ma anche prescindendo da questo aspetto, appare innegabile che l’Iran non abbia sottoscritto, nel Memorandum, un impegno alla “libera” navigazione, bensì soltanto alla “sicura” navigazione senza oneri per soli 60 giorni.
Dopodichè, non vi è affatto da stupirsi se in base al Memorandum gli iraniani pensano che è stato riconosciuto loro un titolo alla “amministrazione” con l’Oman, della navigazione nello Stretto. Questo, non altro dice quel Memorandum, purtroppo. Ed è questa la ragione per cui le Monarchie del Golfo, Israele e i Paesi europei hanno preso atto con raccapriccio di quel paragrafo 5.
Trump e i suoi forse pensavano di poter aggirare il problema, facendo passare le navi nelle sole acque territoriali dell’Oman, lontano quindi dalle acque iraniane. Lanciando tre droni contro altrettante navi commerciali e bloccando nuovamente lo Stretto,le Guardie Rivoluzionarie della Repubblica Islamica,che hanno meno propensione transattiva degli immobiliaristi di New York,adesso stanno dicendo agli Stati Uniti e a tutti noi, che per loro il controllo di Hormuz è irrinunciabile, una polizza assicurativa eterna, anche a costo di ricominciare una seconda guerra.
Tanto più che a Teheran ritengono di aver vinto la prima,tanto è vero che sono saldamente al potere anche se con qualche grattacapo in più per la sopravvivenza dei poveri iraniani.
(*) Ambasciatore A.R.
-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).










