di Stefano Vaccara
NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – È morto improvvisamente lunedì sera a New York Joseph Sciorra, antropologo, etnografo e tra i più importanti studiosi della cultura e del folklore italoamericano. A stroncarlo un infarto. Una scomparsa tanto improvvisa quanto difficile da immaginare per chi lo aveva incontrato fino a pochi giorni fa: Sciorra era ancora pienamente impegnato nel suo lavoro e appena una settimana fa aveva tenuto al John D. Calandra Italian American Institute della City University di New York un incontro dedicato proprio agli studi sul folklore, la grande passione intellettuale della sua vita.
Direttore degli Academic and Cultural Programs del Calandra Institute del Queens College-CUNY, Sciorra ne era diventato negli anni uno dei pilastri. Ideava e organizzava conferenze, seminari, incontri con scrittori, rassegne cinematografiche e mostre, contribuendo in maniera decisiva a trasformare l’Istituto di Midtown Manhattan nel principale centro per lo studio dell’esperienza italiana negli Stati Uniti.
Brooklyn era parte essenziale della sua storia personale e intellettuale. Cresciuto a Williamsburg, Sciorra aveva fatto proprio delle strade, delle chiese, delle feste religiose e delle tradizioni degli immigrati italiani uno dei laboratori della sua ricerca. Dopo gli studi a New York aveva conseguito il Ph.D. in Folklore and Folklife alla University of Pennsylvania. Era interessato soprattutto a ciò che la grande storia spesso lascia ai margini: le devozioni religiose, gli ex voto, gli stendardi delle confraternite, la musica popolare, l’arte di strada, gli oggetti conservati nelle case degli immigrati. Da quelle tracce ricostruiva identità, memoria e trasformazioni dell’America italiana. Tra i suoi libri, R.I.P.: Memorial Wall Art e Built with Faith: Italian American Imagination and Catholic Material Culture in New York City, vincitore nel 2016 del premio della Italian American Studies Association. Curò inoltre Italian Folk: Vernacular Culture in Italian-American Lives e numerosi volumi dedicati alle migrazioni, alla cultura popolare e alla diaspora. È stato per anni anche l’editor dell’Italian American Review.
Sciorra, però, non considerava la cultura qualcosa da conservare soltanto nei libri. Si definiva anche un “cultural worker”. Contribuì a far rivivere nel Lower East Side la celebrazione della Madonna Nera di Tindari e lavorò perché esempi dell’architettura religiosa popolare italoamericana venissero inseriti nei registri storici. Tra le iniziative a cui teneva di più ci fu il recupero della memoria di Pietro “Pete” Panto, il giovane portuale e attivista sindacale italoamericano assassinato nel 1939 per la sua battaglia contro la corruzione e il controllo mafioso sui docks di Brooklyn. Panto era rimasto per oltre ottant’anni sepolto senza neppure una lapide con il suo nome. Sciorra riportò alla luce la sua storia e guidò la campagna per raccogliere i fondi necessari a dargli finalmente una tomba riconoscibile, un evento questo avvenuto solo poche settimane fa. Un piccolo grande gesto che forse racconta meglio di molti libri il suo modo di intendere la memoria: non semplicemente studiarla, ma restituirla alla comunità.
Ancora pochi mesi fa, intervistato dal manifesto dopo l’elezione di Zohran Mamdani, rifletteva su una nuova identità italoamericana e sulla necessità di non dimenticare la storia dell’immigrazione. Si diceva amareggiato dall’incapacità di molti italoamericani di riconoscere nell’esperienza dei nuovi immigrati qualcosa della propria storia familiare, ricordando come gli italiani fossero stati a loro volta descritti in America come “anarchici o mafiosi”. Per Sciorra conoscere il passato significava anche comprendere il presente. Solo il 30 settembre era tornato davanti al pubblico del Calandra per discutere un suo nuovo lavoro sullo sviluppo degli studi di folklore in Europa e negli Stati Uniti: dalle processioni dei santi alla tarantella fino alle nuove espressioni della cultura popolare. Sei giorni dopo, la notizia della sua morte.
Per chi lo conosceva, però, il curriculum racconta soltanto una parte di Joseph Sciorra. C’era soprattutto la sua umanità, quel sorriso quasi permanente, la curiosità e una disponibilità che non sembrava mai di circostanza. Era anche uno dei non molti studiosi italoamericani capaci di muoversi con assoluta naturalezza tra le due sponde dell’Atlantico, parlando perfettamente italiano.
Figlio di immigrati italiani, con il padre originario di Carunchio, in Abruzzo, Sciorra era cresciuto a Brooklyn facendo dell’esperienza della propria famiglia e delle comunità italiane di New York anche materia di ricerca. Lo conoscevo da oltre trent’anni. Incontrare Joe al Calandra o in altri eventi significava quasi sempre fermarsi a parlare più a lungo di quanto si fosse previsto, di New York, dell’Italia, degli italoamericani o di qualche storia dimenticata che lui aveva appena scoperto e voleva raccontare.
– Foto Calandra Institute –
(ITALPRESS).









