
ROMA (ITALPRESS) – “Pianificare come difendersi non è mai una provocazione”. L’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della Nato, chiarisce in un’intervista a la Repubblica la portata della nuova “Theory of Victory”, che sarà illustrata il 12 ottobre a Varsavia dal Comandante supremo alleato, generale Alexus Grynkewich.
Una dottrina che rafforza la deterrenza attraverso la capacità di prevalere rapidamente in caso di aggressione, senza modificare la natura difensiva dell’Alleanza. “La deterrenza funziona solo se l’avversario è convinto che un’aggressione non avrebbe alcuna possibilità di successo”, spiega Cavo Dragone. L’obiettivo strategico resta prevenire il conflitto: “La migliore vittoria è quella per cui non dobbiamo combattere”.
Sul fianco orientale, l’ammiraglio descrive una situazione “seria, ma sotto controllo”, caratterizzata dalla pressione militare russa, dalle operazioni ibride e dalla retorica nucleare. Respinge inoltre le accuse di Mosca su Kaliningrad: “La Nato non sta preparando alcun blocco a Kaliningrad. È una minaccia costruita su uno scenario che non esiste, pensata per intimidire e dividere”. L’Alleanza, ribadisce, dispone degli strumenti per una deterrenza efficace e una risposta rapida. “Non cerchiamo lo scontro, perché questo non è nel Dna di una alleanza difensiva, quale è appunto la Nato. Ma nessuno deve avere dubbi: l’Alleanza è molto più forte di qualsiasi avversario”.
La recente visita a Kiev dell’intero Comitato militare, durante intensi attacchi russi, conferma il sostegno all’Ucraina e il legame tra la sua sicurezza e quella euro-atlantica. Particolare attenzione è riservata alla guerra ibrida e ai rischi di escalation. “Più queste azioni si moltiplicano, più cresce il rischio di un incidente o di un errore di calcolo”, avverte Cavo Dragone, richiamando la necessità di risposte ferme, proporzionate e coordinate, anche attraverso opzioni non visibili. “La Nato, infatti, a fronte di questi attacchi ibridi, ha dimostrato pienamente la sua capacità di gestire l’escalation”, sottolinea. Il messaggio conclusivo a Mosca riafferma il principio della difesa collettiva: “Siamo pronti e capaci a difendere ogni centimetro del nostro territorio, e un attacco contro uno di noi resta un attacco contro tutti”.
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