Trump e la fine dell’America che conoscevamo

di Stefano Vaccara

NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – La prossima settimana Donald Trump arriverà a New York, al Palazzo di Vetro, per parlare all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Nessuno sa ancora davvero cosa dirà, ma già si parla degli incontri che potrebbe avere, a cominciare da quello con Delcy Rodríguez, presidente ad interim del Venezuela: un rapporto che Trump potrà presentare come uno dei successi della sua politica estera.

Ma quale politica estera americana arriverà quest’anno alle Nazioni Unite? È la domanda sollevata da Anne Applebaum in una straordinaria e inquietante analisi pubblicata da The Atlantic. La sua tesi è che con Trump non sia cambiato semplicemente il rapporto dell’America con alleati e avversari: starebbe cambiando la natura stessa del potere americano.

Per ottant’anni Washington ha costruito la propria forza anche attraverso alleanze, istituzioni, diplomazia, promozione della democrazia e soprattutto relazioni destinate a durare. Applebaum descrive invece un sistema sempre più informale e transazionale, nel quale i diplomatici di carriera vengono messi da parte per essere sostituiti da miliardari, lobbisti, influencer, aziende e intermediari vicini al mondo MAGA. E soprattutto sostiene che politica, ideologia e interessi economici privati si intreccino ormai in modi un tempo impensabili. Il risultato più profondo potrebbe essere irreversibile: alleati storici, dal Canada all’Europa, stanno cercando alternative commerciali, tecnologiche e persino militari agli Stati Uniti. Anche un futuro presidente democratico potrebbe alla fine scoprire che il mondo costruito dall’America dopo il 1945 non esiste più.

Un piccolo esempio dell’intreccio tra rapporti personali, politica e potere arriva da ProPublica: un’inchiesta ha rivelato che Umar Kremlev, oligarca russo vicino a Vladimir Putin, ha pagato centinaia di migliaia di dollari per i festeggiamenti del matrimonio di Donald Trump Jr. alle Bahamas. Il figlio di Trump e sua moglie hanno confermato il regalo, definendolo un generoso gesto di amicizia. Un democratico della Commissione Oversight della Camera ha aperto un’indagine.

Intanto però Trump scopre che alcune istituzioni continuano a dirgli di no. La Corte Suprema ha bloccato il tentativo dell’amministrazione di cambiare le regole del voto per posta a poche settimane dalle elezioni di midterm. Trump ha reagito attaccando furiosamente persino i tre giudici che aveva nominato lui: Gorsuch, Kavanaugh e Barrett.

Poi la Federal Reserve. Il nuovo presidente Kevin Warsh, scelto proprio da Trump, invece di tagliare i tassi come pretende la Casa Bianca, li ha aumentati di un quarto di punto: l’inflazione è ancora troppo alta, ha spiegato. È il primo aumento dal 2023 e la guerra con l’Iran, facendo salire soprattutto i prezzi dell’energia, ha contribuito alle nuove pressioni inflazionistiche. Trump denuncia invece la decisione come politicamente motivata contro la sua amministrazione.

Poi c’è l’intelligenza artificiale e i pericoli definiti persino “apocalittici”. Ormai anche i tycoon della Silicon Valley vogliono rallentarne lo sviluppo, mentre cresce una convergenza insolita tra esponenti della sinistra e della destra populista sulla necessità di controllare una tecnologia che potrebbe sconvolgere il lavoro e l’economia. Trump liquida invece tutti questi allarmi come un altro “hoax”. Dietro c’è una logica precisa: rallentare l’AI potrebbe frenare Wall Street e soprattutto, sostiene Trump, regalare alla Cina il vantaggio nella corsa tecnologica.

Intanto al Congresso lo Speaker Mike Johnson ha anticipato la chiusura dei lavori per consentire ai parlamentari di tornare nei loro distretti per la campagna elettorale dei midterm, proprio mentre incombeva il voto sulla richiesta del repubblicano anti-Trump Thomas Massie di mettere in stato d’accusa il segretario alla “Guerra” Pete Hegseth. Johnson nega che le due cose siano collegate. E poi il caso Epstein, che nessuno riesce a tenere a bada, con un giudice federale che continua a chiedere al Dipartimento di Giustizia documenti e spiegazioni sulle redazioni apportate ai file del caso in cui potrebbe essere implicato anche Trump.

E, come se non bastasse, anche l’arte, con il Kennedy Center, diventa terreno di scontro. Dopo che un giudice ha bloccato l’aggiunta del nome Trump alla facciata, il presidente ha evocato la possibilità che l’edificio venga demolito se la sua amministrazione non riceverà “recognition”. Un giudice ha ora imposto almeno trenta giorni di preavviso prima di qualsiasi eventuale demolizione.

Infine, qui all’ONU, arriva a pochi giorni dall’arrivo di Trump un’accusa tremenda: gli investigatori indipendenti delle Nazioni Unite sostengono di avere “ragionevoli motivi” per ritenere che due attacchi americani in Iran, nei quali morirono almeno 178 civili, tra cui moltissimi scolari, possano configurare crimini di guerra. Il Pentagono dice che la propria indagine è ancora in corso.

Tutto questo accade a meno di due mesi dal voto, in cui ormai anche il Texas è diventato competitivo, con il democratico James Talarico che sta costringendo i repubblicani a investire decine di milioni per difendere il seggio del Senato.

Trump è stato eletto una seconda volta promettendo di rendere l’America di nuovo grande. La domanda che arriva con lui la prossima settimana alle Nazioni Unite è ben diversa: alla fine di questa “rivoluzione”, quale America resterà e quale mondo avrà lasciato dietro di sé?

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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