Russia al voto per la nuova Duma, al via la tre giorni di elezioni all’ombra del conflitto

MOSCA (RUSSIA) (ITALPRESS) – Si sono aperti questa mattina i seggi in tutta la Federazione Russa per il rinnovo della Duma di Stato, la camera bassa del Parlamento. Le operazioni di voto si articoleranno su tre giornate, da oggi fino a domenica 20 settembre, una modalità multi-giorno introdotta negli ultimi anni e ormai consolidata dal sistema elettorale di Mosca. Poiché il Paese è suddiviso in ben 11 fusi orari, le operazioni di voto iniziano alle 8 del mattino ma in momenti cronologici diversi: i primi seggi ad aprire sono stati infatti quelli delle regioni più orientali, come la Kamchatka e la Chukotka, mentre gli ultimi sono quelli dell’exclave occidentale di Kaliningrad. In palio ci sono i 450 seggi dell’assemblea legislativa, ma l’appuntamento assume una valenza politica che va ben oltre la composizione del parlamento: si tratta delle prime elezioni legislative dall’inizio del conflitto in Ucraina.

Nelle ore immediatamente precedenti il voto, il presidente Vladimir Putin ha rivolto un discorso televisivo alla nazione. Il capo del Cremlino ha esplicitamente collegato la partecipazione alle urne al sostegno per lo sforzo bellico, definendo il voto un “dovere patriottico” e una risposta di compattezza di fronte alle pressioni esterne. L’obiettivo strategico delle autorità, secondo gli osservatori internazionali, è il raggiungimento di un’affluenza elevata che possa legittimare la continuità della linea politica e militare della dirigenza russa. Il quadro politico vede il partito di governo, Russia Unita, partire da una posizione di netta maggioranza, forte del 49,8% dei voti e dei 324 seggi ottenuti nella tornata del 2021. A contendere gli scranni si presentano le formazioni della cosiddetta “opposizione sistemica”, tra cui il Partito Comunista e i Liberal-democratici, le cui piattaforme programmatiche non deviano sulle grandi direttrici della politica estera e di sicurezza nazionale. Le voci del dissenso più radicale e le organizzazioni contrarie al conflitto rimangono escluse dalla competizione elettorale, a causa del progressivo inasprimento normativo che negli ultimi anni ha limitato l’accesso alle liste per i soggetti etichettati come “agenti stranieri”.

L’esclusione più emblematica riguarda il partito storico di ispirazione liberale Yabloko, l’unica formazione registrata apertamente contraria all’intervento militare in Ucraina. Ad agosto, la Corte Suprema ne ha annullato la registrazione nazionale, estromettendo la sua lista dalla competizione. Quasi contemporaneamente, il leader del partito Lev Shlosberg è stato condannato a oltre 11 anni di colonia penale con l’accusa di avere “screditato” le forze armate ed esercitato attività giudicate estremiste. Sul fronte del monitoraggio, la tornata si svolge in assenza di osservatori occidentali, mentre la Commissione Elettorale Centrale ha confermato la presenza di delegazioni provenienti dai paesi membri dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (Csto). Le autorità di Mosca respingono le critiche sulla trasparenza del processo elettorale, denunciando anzi dei presunti “tentativi di interferenza” da parte dei Paesi occidentali. Nelle prossime ore l’attenzione si concentrerà sui dati relativi all’affluenza, in particolare nelle grandi aree urbane di Mosca e San Pietroburgo, tradizionalmente considerate termometri significativi del reale orientamento dell’opinione pubblica russa.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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