BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) – Il Consiglio Affari Esteri dell’Unione europea ha confermato la volontà di Bruxelles di mantenere alta la pressione sulla Russia, rafforzare il sostegno all’Ucraina e consolidare il ruolo dell’Ue quale attore strategico di sicurezza in uno scenario internazionale segnato da crisi simultanee, minacce ibride e crescente competizione geopolitica. Al termine di una delle riunioni più lunghe degli ultimi mesi, l’Alta rappresentante per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza, Kaja Kallas, ha illustrato una serie di decisioni che spaziano dall’inasprimento delle sanzioni contro Mosca al rafforzamento della sicurezza marittima nel Mar Nero e nel Golfo Persico, fino alle crisi in Medio Oriente, Caucaso e Sudan.
L’apertura dei lavori è stata dedicata all’Ucraina, con un focus sulla sorte dei civili detenuti illegalmente nelle carceri russe e nei territori occupati. ‘Le testimonianze ascoltate oggi ci hanno ricordato che dietro ogni statistica c’è una vita umana e che, quando discutiamo dei territori nei negoziati di pace, stiamo parlando del destino delle persone’, ha affermato Kallas, annunciando nuove sanzioni contro il sistema penitenziario russo, un incremento del sostegno alle organizzazioni che assistono le vittime e la creazione di un gruppo internazionale incaricato di coordinare gli sforzi per il rilascio dei detenuti.
Sul piano operativo, il Consiglio ha esaminato la situazione sul campo insieme al ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha, soffermandosi sulla necessità di rafforzare la resilienza energetica del Paese in vista del prossimo inverno, che secondo Bruxelles potrebbe essere nuovamente caratterizzato da una massiccia campagna russa contro la rete elettrica.
‘L’Ucraina ha bisogno di generatori, pezzi di ricambio e finanziamenti per le riparazioni. La difesa aerea resta una priorità e invito gli Stati membri che dispongono di sistemi disponibili a metterli a disposizione di Kiev’, ha dichiarato l’Alta rappresentante, definendo inoltre ‘un passo positivo’ la decisione degli Stati Uniti di autorizzare la produzione su licenza dei missili Patriot in Ucraina, pur riconoscendo che gli effetti industriali richiederanno tempo.
Parallelamente prosegue il negoziato sul ventunesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, che tuttavia non ha ancora ottenuto l’unanimità necessaria. ‘Non abbiamo raggiunto un accordo, ma ci siamo abbastanza vicini’, ha spiegato Kallas, confermando quanto emerso anche dalle agenzie italiane. Alcune misure originariamente proposte dalla Commissione, tra cui il divieto di importazione del pesce russo e quello di ingresso nell’Unione europea per gli ex combattenti russi, sono infatti oggetto di richieste di modifica da parte di diversi Stati membri.
Con una battuta destinata a diventare uno dei passaggi più citati della conferenza stampa, Kallas ha osservato che ‘prima di ricoprire questo incarico non sapevo che il pesce avesse una tale rilevanza geopolitica’, aggiungendo però che è normale presentare proposte ambiziose sapendo che il negoziato porterà inevitabilmente a compromessi.
Più netta la posizione sui veterani russi: ‘Il lavoro continuerà, perché rappresentano chiaramente un rischio per la nostra sicurezza. Non dobbiamo permettere che arrivino in Europa. Sono persone pericolose e dobbiamo iniziare a prepararci anche alla gestione del dopoguerra’. Uno dei principali risultati del Consiglio riguarda il dominio cibernetico. L’Alta rappresentante ha denunciato un aumento ‘per portata e gravità’ degli attacchi informatici attribuiti a Mosca e ha annunciato il primo coordinamento simultaneo tra Unione europea e Regno Unito nell’adozione di sanzioni contro l’intero ecosistema che sostiene tali operazioni, comprendente gruppi criminali, hacktivisti e società accusate di operare per conto del Cremlino. ‘Si tratta del più grande pacchetto di sanzioni informatiche mai adottato dall’Unione europea’, ha dichiarato, annunciando contestualmente che Bruxelles convocherà il rappresentante della Federazione Russa presso l’Ue per protestare formalmente contro la campagna cyber attribuita a Mosca.
Sul fronte della sicurezza marittima, il Consiglio ha fatto il punto sull’attuazione della Strategia europea per il Mar Nero, che dalla sua adozione ha già finanziato 65 progetti per circa 200 milioni di euro. Tra le iniziative più significative figura il Black Sea Maritime Security Hub, sviluppato con la leadership congiunta di Romania e Bulgaria, destinato a rafforzare la sorveglianza marittima, la protezione delle infrastrutture critiche e la condivisione delle informazioni tra gli Stati della regione. Contestualmente l’Ue ha autorizzato una nuova missione civile in Armenia, chiamata ad assistere le autorità locali nel contrasto alle minacce cyber, alla disinformazione e ai flussi finanziari illeciti, mentre alla Moldova sono stati assegnati ulteriori 120 milioni di euro attraverso lo European Peace Facility, il più consistente pacchetto di assistenza mai concesso al Paese, destinato in particolare al rafforzamento delle difese aeree.
Ampio spazio è stato riservato anche al Medio Oriente. Kallas ha ribadito che gli attacchi iraniani contro il traffico commerciale costituiscono una violazione del diritto internazionale e ha sottolineato che ‘prima della guerra lo Stretto di Hormuz era aperto alla navigazione senza pedaggi e, dopo la guerra, dovrà tornare a esserlo’, ribadendo che la libertà di navigazione rappresenta un interesse strategico europeo e che l’Iran ‘non dovrà mai dotarsi di un’arma nucleare’.
Nel confronto con i rappresentanti del Consiglio di Cooperazione del Golfo è stata riaffermata l’importanza della cooperazione regionale per garantire la sicurezza marittima sia nel Golfo sia nel Mar Rosso, mentre l’Alta rappresentante ha annunciato che nei prossimi giorni visiterà personalmente l’Operazione ASPIDES per verificare l’attività della missione navale europea impegnata nella protezione della navigazione commerciale dagli attacchi degli Houthi. Sul dossier israelo-palestinese, i Ventisette hanno riaffermato all’unanimità che gli insediamenti israeliani in Cisgiordania sono illegali secondo il diritto internazionale. La Commissione ha quindi presentato una serie di opzioni per limitarne gli scambi commerciali, tra cui restrizioni alle importazioni, controlli più severi sulle esportazioni e possibili misure tariffarie. ‘Non sono misure contro Israele, ma contro gli insediamenti illegali che compromettono la soluzione dei due Stati’, ha precisato Kallas.
Il Consiglio ha infine affrontato la crisi in Sudan, dove l’Ue estenderà le sanzioni vietando le importazioni di oro e limitando l’esportazione di prodotti chimici destinati all’industria mineraria, nel tentativo di ridurre le fonti di finanziamento del conflitto, mentre sulla Bosnia-Erzegovina è stata ribadita la volontà di sostenere una leadership europea capace di accompagnare il Paese lungo il percorso di integrazione comunitaria.
Nel suo insieme, il Consiglio Affari Esteri evidenzia una progressiva evoluzione della politica estera europea verso una dimensione sempre più integrata, nella quale diplomazia, sanzioni economiche, resilienza energetica, sicurezza cibernetica, protezione delle rotte marittime e sostegno militare convergono in un’unica strategia di contenimento delle minacce.
Allo stesso tempo, le difficoltà incontrate nel raggiungere l’accordo sul ventunesimo pacchetto di sanzioni confermano come il requisito dell’unanimità continui a rappresentare uno dei principali limiti strutturali della politica estera dell’Unione, imponendo continui compromessi tra le diverse sensibilità nazionali pur senza modificare l’obiettivo politico comune di mantenere la pressione sulla Federazione Russa e rafforzare la sicurezza europea.
– Foto Ipa Agency –
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