di Andrea Colucci
ROMA (ITALPRESS) – La space economy non è più soltanto il racconto suggestivo di razzi, lanciatori e missioni lunari. È diventata una infrastruttura invisibile che attraversa la vita quotidiana: connette territori isolati, rende più sicuri trasporti e pagamenti, osserva il clima, misura rischi ambientali, sostiene agricoltura, energia, logistica, difesa e protezione civile.
I numeri confermano il cambio di scala. Secondo Space Foundation, nel 2024 l’economia spaziale globale ha raggiunto il record di 613 miliardi di dollari, con una crescita del 7,8% sull’anno precedente. La traiettoria di lungo periodo resta ambiziosa: il rapporto World Economic Forum-McKinsey stima un possibile valore di 1.800 miliardi di dollari entro il 2035, grazie alla diffusione di servizi abilitati dallo spazio in settori sempre più lontani dall’industria spaziale tradizionale.
La novità più interessante, però, è dove si crea valore. Non solo nell’upstream, cioè nella costruzione di satelliti, componenti e lanciatori, ma soprattutto nel downstream: immagini, dati, connettività, navigazione, monitoraggio e servizi digitali. Nel 2025, secondo il rapporto della Satellite Industry Association, sono stati effettuati 296 lanci che hanno portato in orbita 4.434 satelliti; a fine anno i satelliti operativi erano 14.266. Nello stesso perimetro, la componente commerciale satellitare ha continuato a pesare la parte maggiore del business, con ricavi in crescita e un ruolo sempre più centrale della banda larga satellitare, del telerilevamento e dei servizi GNSS.
Per l’Europa, il 2025 è stato un anno di svolta politica e industriale. A novembre, al Consiglio ministeriale ESA di Bremen, gli Stati membri hanno approvato contributi per 22,3 miliardi di euro, il livello più alto nella storia dell’Agenzia. Non è solo una scelta scientifica: è una scelta di autonomia strategica. Osservazione della Terra, navigazione, telecomunicazioni sicure e accesso allo spazio sono ormai tasselli della competitività europea e della resilienza delle infrastrutture critiche.
Anche il quadro normativo si sta muovendo. La proposta di EU Space Act, presentata dalla Commissione europea il 25 giugno 2025, punta a ridurre la frammentazione delle regole nazionali e a costruire un mercato unico europeo dello spazio, fondato su tre parole chiave: sicurezza, resilienza e sostenibilità. È un passaggio importante perché la crescita delle costellazioni e dei servizi commerciali rende indispensabile governare meglio traffico orbitale, cybersecurity e fine vita dei satelliti.
L’Italia parte da una base industriale solida. I dati diffusi da ASI su elaborazioni coerenti con le linee guida ESA-Eurostat indicano, per l’economia dello spazio italiana, una produzione di 8 miliardi di euro, oltre 23mila addetti e 2 miliardi di valore aggiunto; la componente upstream vale 4,1 miliardi di produzione e oltre 14mila addetti. Sono numeri che raccontano una filiera ancora molto manifatturiera, ma sempre più chiamata a crescere nei servizi, nelle applicazioni e nell’uso industriale dei dati satellitari.
Qui si gioca la partita più concreta. La space economy diventa davvero economia quando entra nelle catene del valore: agricoltura di precisione, gestione delle reti energetiche, controllo di ponti e infrastrutture, prevenzione dei dissesti, monitoraggio delle emissioni, assicurazioni climatiche, tracciamento dei trasporti, sicurezza marittima. Con l’intelligenza artificiale, i dati satellitari possono trasformarsi più rapidamente in decisioni operative.
Resta però un limite da non rimuovere: lo spazio non può diventare una nuova discarica tecnologica. Congestione orbitale e detriti sono già un rischio economico, assicurativo e ambientale. La crescita del settore, se vuole essere durevole, deve procedere insieme a regole, responsabilità e tecnologie per missioni più sostenibili. In questa direzione va anche la Zero Debris Charter promossa dall’ESA, con l’obiettivo di arrivare a missioni debris-neutral entro il 2030.
Per l’Italia ha risposto alla call to action il CIRA – Centro Italiano Ricerche Aerospaziali, ben guidato da un anno a questa parte dal presidente Temmaso Edoardo Frosini.
La space economy, dunque, non è una fuga dalla Terra. È una delle infrastrutture con cui possiamo capirla, proteggerla e renderla più efficiente. La vera frontiera non è portare l’economia nello spazio, ma riportare sulla Terra il valore dei dati, della ricerca e dell’innovazione, senza consumare anche le orbite come abbiamo consumato tante risorse terrestri.
– foto di repertorio IPA Agency –
(ITALPRESS).










