GENOVA (ITALPRESS) – Per garantire la sicurezza nelle grandi città servono più risorse e non la creazione di nuovi reati con pene più severe. È l’appello unanime al governo Meloni che arriva da Genova, dove la sindaca Silvia Salis ha invitato in un convegno a Palazzo Ducale gli omologhi Matteo Lepore (Bologna), Sara Funaro (Firenze) e Vito Leccese (Bari), tutti di centrosinistra, insieme ai comandanti delle rispettive polizie locali.
“La ricetta è più risorse – ha detto a margine dell’evento la sindaca di Genova Silvia Salis -. Aumentare il numero dei reati a fronte di nessun investimento sulla polizia di Stato non porta a nessun risultato. La percezione della sicurezza in tutte le città, e quindi in tutto il Paese ,è peggiorata. Questo è un tema che portiamo all’attenzione di un governo che ha fatto della sicurezza il suo cavallo di battaglia, sia in campagna elettorale sia in questi anni, senza portare reali risultati sul territorio. È molto comodo, poi, scaricare la responsabilità sulle spalle dei sindaci e usare la paura delle persone per fare propaganda contro i sindaci che, per la stragrande maggioranza delle città d’Italia più grandi, sono di centrosinistra”.
“La prima questione è la necessità di avere una presenza di forze dell’ordine per coprire il territorio – ha aggiunto la sindaca di Firenze Sara Funaro -. I nostri cittadini hanno bisogno di vedere divise, hanno bisogno di sentirsi sicuri. Mancano gli organici. Noi i da tempo stiamo chiedendo anche la possibilità di rivedere la normativa sulla polizia locale per darle l’opportunità di intervenire in tanti settori dove oggi non può. Ma una cosa deve essere chiara: la competenza primaria della sicurezza spetta al Governo e dal Governo ci aspettiamo le risposte”.
“Se dobbiamo fare sicurezza integrata, direi che non si riesce a fare, perché fare le nozze con i fichi secchi è impossibile – ha commentato Matteo Lepore, sindaco di Bologna -. Innanzitutto noi chiediamo con forza che il Parlamento, a termine di questa legislatura, possa approvare la nuova legge di riforma sull’ordinamento delle polizie locali. La vecchia legge è datata 1986, sono passati quarant’anni, il mondo è cambiato. A luglio abbiamo incontrato come sindaci metropolitani il ministro Piantedosi, chiedendogli di confrontarci sul Piano nazionale della sicurezza integrata. Purtroppo risposte non ne abbiamo avute e siamo anche delusi dai contenuti di questo decreto sicurezza, perché 29 milioni in più rispetto alla dotazione ordinaria sono ben pochi rispetto alle esigenze delle città”.
“Noi chiediamo come sindaci risorse, ma soprattutto di poter dare un contributo, perché non si può combattere il crimine nelle città senza un lavoro integrato tra sindaci e Viminale – ha spiegato Vito Leccese, sindaco di Bari e delegato Anci alla Sicurezza -. Agendo solo sul piano penale, inasprendo le pene, cambiando decreti ogni sei mesi, non si va da nessuna parte e questi quattro anni di fallimenti del Governo lo dimostrano. Noi abbiamo presentato un’agenda dei sindaci che dice: sicurezza urbana integrata. Quindi, dalla riqualificazione urbana, all’emergenza abitativa, ai temi della salute mentale e delle dipendenze, e anche all’aumento degli organici, sia delle polizie locali che della polizia di Stato e dei carabinieri, perché mancano le volanti di notte e non ci sono le risorse per fare le stesse cose che il ministero dice di voler fare”.
– foto xa8/Italpress –
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