RAVENNA (ITALPRESS) – Finanzieri della Compagnia di Faenza, a seguito di complesse indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Ravenna, hanno eseguito un ulteriore decreto di sequestro preventivo emesso dal locale Tribunale nei confronti di sette soggetti che, a vario titolo, avevano preso parte a un insidioso sistema di frode fiscale, meglio noto come “apri e chiudi”.
Una tipologia di frode attuata attraverso il ricorso alla ciclica cessazione di attività commerciali che, dopo aver maturato debiti con l’Erario, cessano solo formalmente la propria attività economica, per proseguire con un ulteriore soggetto nella medesima iniziativa imprenditoriale appena interrotta.
Un meccanismo fraudolento, questo, finalizzato alla cronica sottrazione al pagamento delle imposte dovute, il cui mancato esborso rappresenta, da una parte, il profitto dei beneficiari della frode, dall’altra, il principale strumento di concorrenza sleale nei confronti degli operatori rispettosi delle regole: liberi dal “peso” delle imposte, infatti, è possibile offrire prezzi più competitivi, con indubbi effetti sui livelli di occupazione e sulla regolarità del sistema economico e produttivo locale.
Nel caso da ultimo riscontrato, che ha visto susseguirsi ben 7 imprese, le attività d’indagine si sono sviluppate attraverso indagini finanziarie, acquisizione di informazioni testimoniali e riscontri documentali che, incrociati con le risultanze delle banche dati, hanno consentito di individuare i reali amministratori di fatto e di scoprire come, negli ultimi anni, quest’ultimi avessero “trasferito” il proprio laboratorio da Faenza a Forlì: circostanza che, tuttavia, non è stata sufficiente ad allontanare l’attenzione investigativa degli inquirenti.
Sulla base di tali risultanze, pertanto, è stato sottoposto a sequestro l’intero complesso aziendale riconducibile alla società da ultimo avviata, comprensivo dei macchinari, beni strumentali, crediti presso terzi (ossia le società committenti ubicate nelle provincie di Bologna, Forlì-Cesena, Piacenza, Reggio-Emilia e Modena, oltre a Ravenna) e disponibilità finanziarie, nonché i conti correnti di tutti i soggetti coinvolti nel sistema di frode, fino al raggiungimento dell’importo di 4,5 milioni di euro.
– Foto ufficio stampa GDF –
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