
di Stefano Vaccara
NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Mancano diciotto giorni alle elezioni di metà mandato del 3 novembre e sulla Casa Bianca incombe una spada di Damocle. Donald Trump continua a ripetere che l’economia va benissimo, che i prezzi scendono e che gli elettori devono comportarsi come se sulla scheda ci fosse ancora il suo nome, favorendo così…i democratici! Infatti sempre meno americani sembrano credergli. Persino nel movimento MAGA cresce il malcontento. La guerra contro l’Iran non dà segnali di soluzione. L’inflazione di settembre è salita al 3,7%, la benzina sfiora i quattro dollari e mezzo al gallone e i salari reali diminuiscono. Restano le polemiche sui documenti Epstein ancora non completamente pubblicati.
Per evitare una disfatta elettorale, Trump ha stretto un accordo con Vladimir Putin per importare gasolio russo, sospendendo alcune sanzioni. Ufficialmente per abbassare i prezzi. Peccato che, come osserva The Economist, le quantità promesse siano troppo modeste per incidere sul mercato americano. Allora perché questo regalo a Putin? Il settimanale britannico ipotizza che il presidente russo possa aver promesso di favorire un cessate il fuoco con l’Iran prima del voto. Intanto Washington chiede all’Ucraina di smettere di colpire le raffinerie russe mentre Mosca continua a bombardare le infrastrutture ucraine. Tornano le imbarazzanti domande sull’indulgenza di Trump verso il dittatore russo.
Poi c’è la corruzione. L’ultimo scandalo riguarda Kimberly Guilfoyle, ex fidanzata di Donald Trump Junior, nominata ambasciatrice in Grecia, costretta alle dimissioni dopo le accuse di aver chiesto centomila dollari a un finanziatore trumpiano per pagare la propria carta di credito, promettendo accesso all’amministrazione. Come osserva Tom Nichols su The Atlantic, il problema per Trump non sarebbe stato il comportamento contestato quanto l’imbarazzo provocato dalla sua scoperta. In altre parole: non farsi scoprire.
Non è l’unica a essere scaricata. Giovedì è stato licenziato anche Paolo Zampolli, l’italiano che dice di aver presentato Melania a Donald Trump, da lui nominato inviato speciale per le partnership globali. Secondo Politico, il licenziamento dell'”ambascaitore” è seguito alla pubblicazione di uno scontro furibondo via email con il vice segretario di Stato Christopher Landau.
Persino tra i fedelissimi volano gli stracci. Si aggiungono le polemiche sulle competenze. La nuova portavoce della Casa Bianca, Katie Zacharia, presentata da Trump come avvocata, ha esordito tra gaffe e polemiche: è laureata in legge ma non risulta abilitata alla professione. Persino sulla pena di morte regna una macabra confusione. Il capo del Pentagono Pete Hegseth voleva trasmettere in diretta la fucilazione di un ex militare condannato per una strage di commilitoni. Trump ha bloccato l’iniziativa dopo le proteste, anche repubblicane.
E proprio mentre ci accingiamo a registrare questa puntata, dall’Oregon arriva una notizia terribile. Una sparatoria alla Silver Rail Elementary School di Bend ha provocato, secondo le prime informazioni, la morte di tre bambini e un adulto. Anche l’assalitore è morto. Ancora una volta una scuola americana diventa teatro di una strage e per tante famiglie, il dramma delle armi da fuoco irrompe nella vita quotidiana.
Tutto alimenta una tempesta elettorale che potrebbe travolgere il GOP. Pensate al Kansas, uno Stato che non elegge un senatore democratico dal 1932, l’anno della vittoria di Franklin Roosevelt dopo la Grande Depressione! Novantaquattro anni dopo, persino quella roccaforte sembra contendibile. Trump, però, anche nell’ottobre 2016 sembrava finito dopo la registrazione in cui si vantava di poter molestare impunemente le donne perché famoso. Poche settimane dopo conquistò la Casa Bianca. Che cosa potrebbe salvarlo stavolta?
Intanto il clima politico si fa sempre più pesante. Lunedì gli agenti federali hanno perquisito l’abitazione della deputata democratica Ilhan Omar, originaria della Somalia, da anni bersaglio degli attacchi di Trump. L’indagine riguarda presunte irregolarità nei documenti d’immigrazione della sua famiglia. Omar denuncia un’intimidazione politica. Il governo parla di una normale indagine giudiziaria. Resta l’immagine inquietante: la casa di una parlamentare dell’opposizione perquisita dai federali a tre settimane dalle elezioni. Una scena che alimenta i timori di una deriva autoritaria. Il New York Times racconta che funzionari elettorali, anche repubblicani, si preparano a possibili interferenze federali. Trump continua a denunciare brogli senza prove e vuole bloccare il conteggio di circa ventimila voti per corrispondenza in California, sostenendo che potrebbero appartenere a non cittadini.
C’è chi teme persino poteri d’emergenza o militari per contestare una sconfitta. Sono scenari e i tribunali hanno finora respinto diversi tentativi di ampliare il controllo federale sul voto. Eppure il precedente del 6 gennaio 2021 impedisce di liquidare questi allarmi. Qualcuno teme anche che una nuova emergenza internazionale provocata dalla Casa Bianca possa cambiare l’agenda elettorale. Non esistono prove di un piano simile, ma è significativo che questi timori circolino nell’America di oggi. Il 3 novembre non si deciderà soltanto chi controllerà il Congresso, si misurerà anche la tenuta della democrazia americana. Così, mentre milioni di americani già votano in anticipo e aspettano dalle urne un cambiamento in meglio, cresce un’altra paura: che prima del meglio possa arrivare il peggio.
– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).



















