Frosini (Cira) “Dobbiamo imparare a governare lo spazio, il tema delle regole è cruciale”

di Andrea Colucci

ROMA (ITALPRESS) – Dal 2 al 4 ottobre Parma ha ospitato la seconda edizione di FuturoPresente, il Festival dedicato al dialogo tra scienza, etica e società: tre giornate di incontri pensate per interrogarsi sulle trasformazioni che stanno ridisegnando il nostro tempo e sul modo in cui innovazione, conoscenza e responsabilità possono orientare il futuro. Nell’ambito dell’incontro “Oltre la terra. Presente e futuro dell’esplorazione spaziale”, è intervenuto anche Tommaso Edoardo Frosini, Presidente del CIRA – Centro Italiano Ricerche Aerospaziali, insieme a Patrizia Caraveo e Massimo Comparini. A valle del confronto, Frosini ha approfondito in un’intervista all’Agenzia Italpress alcuni dei temi centrali di una trasformazione che non riguarda più soltanto la ricerca scientifica, ma investe economia, diritto, geopolitica, sicurezza e vita quotidiana.

Presidente Frosini, perché oggi parlare di spazio significa parlare del futuro delle nostre società, e non più soltanto di esplorazione scientifica?

Perché lo spazio ha ormai superato da tempo i confini della sola esplorazione scientifica. È diventato una dimensione strategica che attraversa molti aspetti della nostra vita: le comunicazioni, la navigazione, l’osservazione della Terra, la gestione delle emergenze, il monitoraggio ambientale, la sicurezza. Allo stesso tempo è diventato un luogo nel quale si misurano capacità tecnologiche, interessi economici e rapporti di forza tra gli Stati. Per questo parlare di spazio significa parlare del nostro presente e, soprattutto, delle scelte che condizioneranno il futuro. La vera novità è che queste dimensioni – ricerca, industria, economia, diritto e geopolitica – non possono più essere considerate separatamente. Servono una visione complessiva e la capacità di comprendere che ciò che accade nello spazio produce conseguenze molto concrete sulla Terra.

Uno dei fenomeni più evidenti è la crescita della space economy. Qual è, a suo giudizio, il cambiamento più importante che sta producendo?

Il cambiamento principale è che lo spazio non è più un ambito riservato quasi esclusivamente alle grandi agenzie pubbliche e ai programmi governativi. Accanto agli Stati sono entrati con grande forza operatori privati, investitori, startup e grandi gruppi industriali. Questo ha accelerato l’innovazione e aperto nuovi mercati, dai servizi satellitari all’osservazione della Terra, dalle telecomunicazioni alle applicazioni basate sui dati. È un processo che crea opportunità enormi, ma che impone anche nuove responsabilità. La crescita economica deve essere accompagnata da ricerca, competenze e capacità tecnologica autonoma. Per un Paese come l’Italia, che dispone di una filiera aerospaziale di grande qualità, la sfida è trasformare il patrimonio scientifico e industriale in una capacità stabile di competere e di contribuire alle grandi scelte internazionali. In questo quadro la ricerca svolge una funzione decisiva, perché prepara oggi le tecnologie che diventeranno strategiche domani.

La crescita delle attività spaziali rende sempre più urgente anche il tema delle regole. Quanto sarà importante il diritto spaziale nei prossimi anni?

Sarà fondamentale. Più aumentano gli attori e le attività nello spazio, più cresce la necessità di avere regole chiare, condivise e capaci di evolvere insieme alla tecnologia. Il diritto spaziale deve confrontarsi con questioni nuove: la responsabilità degli operatori, la sicurezza delle attività, la sostenibilità delle orbite, la gestione dei detriti, l’utilizzo delle risorse, la tutela degli investimenti e, più in generale, il rapporto tra interessi nazionali e cooperazione internazionale. I trattati internazionali restano un punto di riferimento essenziale, ma devono dialogare con le normative nazionali e con i nuovi strumenti che si stanno sviluppando anche a livello europeo. Il punto è evitare che l’innovazione corra molto più velocemente delle regole. Governare lo spazio significa anche costruire un quadro giuridico che favorisca lo sviluppo senza rinunciare a principi di responsabilità, sicurezza ed equità.

Nel suo intervento ricorre spesso il tema della responsabilità. Quale ruolo può avere la ricerca, e in particolare un centro come il CIRA, nel costruire questo futuro?

La ricerca ha il compito di rendere possibile il futuro, ma anche di contribuire a renderlo sostenibile e sicuro. Il CIRA lavora proprio in questa direzione: sviluppare e sperimentare tecnologie avanzate per l’aeronautica e lo spazio, contribuendo alla crescita delle competenze nazionali e alla capacità del sistema italiano di partecipare ai grandi programmi europei e internazionali. Significa occuparsi di accesso allo spazio, di sistemi e tecnologie per l’esplorazione, di osservazione della Terra, di piattaforme innovative e, più in generale, di soluzioni che possano aumentare autonomia, sicurezza e competitività. Ma esiste anche una dimensione culturale. Lo spazio non deve diventare soltanto un nuovo terreno di competizione: deve restare una straordinaria opportunità di conoscenza e cooperazione. La sfida è utilizzare scienza e tecnologia per ampliare le possibilità dell’uomo, mantenendo al centro libertà, responsabilità e progresso. È questo, credo, il modo più corretto di guardare al futuro dello spazio.

– foto di repertorio ufficio stampa Cira –

(ITALPRESS).

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