Esercito, Masiello “Siamo in una guerra ibrida, il rischio è scivolare in un confronto aperto”

ROMA (ITALPRESS) – La guerra ibrida è ormai una condizione permanente del confronto strategico, combattuto sotto la soglia dello scontro armato ma capace di produrre effetti concreti sulla sicurezza nazionale. È il quadro tracciato dal capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale di Corpo d’Armata Carmine Masiello, nell’intervista al Corriere della Sera. “Siamo in guerra. Ibrida, ma pur sempre guerra”, afferma Masiello. Una guerra nella quale “chi la conduce logora l’avversario senza offrirgli il pretesto per reagire”, sondando continuamente il limite oltre il quale potrebbe scattare una risposta.
È proprio questa gestione della soglia a rendere lo scenario più instabile. Cyberattacchi, sabotaggi a infrastrutture e cavi sottomarini, disturbo dei segnali satellitari, violazioni dello spazio aereo e disinformazione consentono di esercitare pressione senza arrivare formalmente alla guerra. Ma l’ambiguità aumenta anche le possibilità di errore di calcolo: “Il rischio è concreto: non solo subire, ma scivolare per errore in un confronto aperto”. Il problema strategico diventa quindi riconoscere l’aggressione, attribuirla e calibrare una risposta prima che la successione di azioni e reazioni produca un’escalation non voluta.

Il fronte decisivo non è però soltanto militare. “L’obiettivo è minare la coesione di un Paese e l’anello più esposto è la singola persona”. Per Masiello il vettore è “lo smartphone che ciascuno di noi ha in tasca”, perché attraverso di esso “ci si informa e forma le proprie opinioni”. La resilienza cognitiva entra così nella postura di difesa: occorre “riconoscere le leve emotive che la disinformazione utilizza per cogliere i campanelli d’allarme” e applicare quattro regole: “fermarsi, controllare, confrontare, e solo alla fine condividere”. L’Ucraina offre intanto la misura della trasformazione sul campo. “Oggi l’Esercito o è tecnologico o non è. È una rivoluzione, resistere significa soccombere”. Sensori, droni, cyber e guerra elettronica rendono il campo di battaglia più trasparente, ma non eliminano quantità e capacità di rigenerazione. Masiello richiama infatti la “rilevanza della massa”: “le forze si logorano rapidamente e senza la capacità di generarle e rigenerarle subito, non si può sostenere un confronto prolungato”. La risposta è una trasformazione strutturale: dronizzazione, revisione dell’organizzazione e integrazione con un’industria chiamata a produrre rapidamente ciò che serve sul terreno. Ma la tecnologia non sostituisce il comando. Sull’Intelligenza Artificiale Masiello fissa il limite: “L’automazione non cancella i doveri di comando”. La macchina può accelerare il processo decisionale, non assumersene la responsabilità: “sarà sempre un essere umano a decidere sulla vita e sulla morte“. È qui che innovazione, massa e resilienza cognitiva convergono in un’unica esigenza strategica: “adattarsi alla nuova guerra senza perdere il controllo della decisione”.

– foto di repertorio IPA Agency –

(ITALPRESS).

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