ROMA (ITALPRESS) – Dietro i numeri di uno dei più lunghi e intensi dispiegamenti navali statunitensi degli ultimi anni emerge ora un costo meno visibile. Otto militari assegnati all’Abraham Lincoln Carrier Strike Group hanno tentato il suicidio dall’inizio della missione partita nel novembre 2025, senza che si siano registrati decessi. Il dato è stato comunicato dal segretario della Marina statunitense Hung Cao alla senatrice Kirsten Gillibrand e riguarda l’intera formazione: equipaggio della portaerei, Carrier Air Wing, staff del gruppo e del Destroyer Squadron, cacciatorpediniere di scorta e reparti aerei imbarcati. La rivelazione amplia il quadro delineato dalla stessa U.S. Navy in agosto, quando Cao aveva riconosciuto “un piccolo numero di casi riguardanti la salute mentale”, osservando che marinai e Marines erano stati “spinti fino ai loro limiti”.
Un logoramento maturato durante un’attività operativa eccezionale: già a metà agosto la Marina contabilizzava 266 giorni di dispiegamento, 200 trascorsi in zona di combattimento, oltre 10.000 sortite e 1,5 milioni di libbre di munizionamento impiegato. Cao ha inoltre confermato un tentativo di gettarsi fuori bordo, sventato dai compagni a marzo, e il recupero in mare di un altro militare in agosto. Le difficoltà hanno investito anche la catena logistica: per un breve periodo la scelta delle portate principali è stata ridotta “per ottimizzare l’autonomia e garantire la permanenza prolungata in zona”, pur mantenendo quattro pasti giornalieri. Dopo quasi sette mesi nell’area Centcom e le operazioni contro l’Iran, la Lincoln è stata rilevata dalla George Washington e ha iniziato il rientro verso San Diego. Il 19 settembre il gruppo ha raggiunto Guam.
– foto IPA Agency –
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