Inter marcia scudetto, che spettacolo fra Roma e Juve

Credete alle profezie? Mi diceva un amico filosofo – non è giornalista, nè opinionista -: “Adesso che l’Inter ha praticamente vinto lo scudetto, possiamo finalmente vedere e commentare calcio vero, ripulito dalle scorie della classifica”. Un antico direttore mi avrebbe impedito di scrivere una tale bestialità: mai mollare, mai mettere in dubbio il risultato finale, bisogna tener vivo il campionato. E il lettore. Sabato sera, in realtà, non ho goduto la partita del Bentegodi solo perchè il Napoli ha fatto di tutto per tenere acceso un lumicino almeno per la Champions, no, mi è piaciuto il Verona combattente con il pareggio di Akpa Akpro dopo Hojlund, e la super difesa fino al gol del resuscitato Lukaku, al 97′. Per dire il bello del calcio.
Ci stavo pensando da solo, poi m’è tornata in mente per forza Verona-Napoli 3 a 1, prima giornata del 16.09.1984: esordio di Maradona in Serie A, gol di Briegel, Galderisi e Di Gennaro contro la firma solitaria di Bertoni. Scrissi che Briegel stava addosso a Diego come un cappotto. Da una parte c’era Bagnoli, fu suo lo scudetto. Dall’altra Rino Marchesi che ci ha lasciato da poche ore e rende il ricordo non solo triste ma sereno, com’era lui. Anche il Ferragosto dell’84, quando raggiunsi il Napoli a Reggiolo, dov’era in ritiro, per la prima intervista italiana al Pibe de Oro che si mangiava le unghie, spaventato. Dissi a Rino: “Bello avere Diego”. E lui: “Una bella responsabilità”. E infatti non vinse. Ma aveva già portato prima aria nuova al Napoli con un quasi scudetto nell’81. Fu anche all’Inter, poi alla Juve di Boniperti che gli affidò Platini. Diego e Michel, il bello del calcio. Ciao Rino.
E adesso cosa faccio? Torno in pista a raccontar favole. Questo è il campionato, dal 23 agosto al 24 maggio (quando canterò ancora, inutilmente, “Non passi lo straniero!”). Non è – ho parlato di cantare – il Festival di Sanremo, una settimana e via. A proposito, Sal Da Vinci – grande tifoso del Napoli – s’è messo avanti per un successo insieme ma non ha trovato Conte. Io lo conoscevo bene, Sal, abbiamo fatto campagne pubblicitarie insieme per il giornale “Roma” che l’aveva già battezzato una ventina d’anni fa. Torno all’Inter che lascio alla gioia forzata per la marcia scudetto. Fuori dalla Champions con il Bodo non è una vergogna come dicono gli incompetenti, resta comunque il fatto che s’associa a tutte le altre contendenti italiane sparite insieme a lei. Con titoli roboanti per la Dea che ha massacrato il Borussia Dortmund e poi, tornata Atalanta, si è fatta battere dal Sassuolo.
Prima di sera il Milan ha battuto la Cremonese spendendo i gol di Pavlovic e Leao negli ultimissimi minuti. Complimenti a Max l’Incompreso ma dieci punti dalla Beneamata affliggono i rossoneri. Con sette – dice la storia – si può fare; così ci deve andare nella Coppa dei Campioni riservata a tre perdenti su quattro.
E allora divertiamoci con Roma-Juve. Bella partita, la vivo in diretta, come se fossi lì, senza condizionamenti mentali, sì, c’è di mezzo la Zona Champions ma le due signore possono confrontarsi con la storia, con i giorni di Boniperti e Viola, di Totti e Del Piero. E i due goleador che si presentano per primi – Wesley al 39′ con un gol a giro portentoso e Conceiçao al 47′ con un’altra magia – cercano di esserne degni. Al 54′ Evan N’Dicka, ottimo lavoro di Pellegrini e Pisilli, l’Olimpico esplode per loro, 2-1. Per tutti, please, è una rara partita vera. Vuole chiuderla Malen. Un 3 a 1 prodigioso. Da olandese d’antan. Ma la Juve non molla e al 77′ è il 3 a 2 realizzato da Boga. Un gol più bello dell’altro. Emozioni a gogò. E infatti Gatti fra 3 a 3 al 93′. La partita più bella dell’anno (nuovo). Grazie ragazzi. Grazie Gasperson e Spallettone.

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