Trump sfida Papa Leone XIV e Meloni mentre dall’Italia incombono novità sugli Epstein Files

di Stefano Vaccara

NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – C’è qualcosa di diverso questa settimana nel caos che circonda Donald Trump. È una escalation che sta assumendo un carattere più profondo e sempre più pericoloso. Nel giro di pochi giorni, Trump ha aperto due fronti clamorosi: con il Papa e con la premier italiana Giorgia Meloni. Ma soprattutto ha spostato il conflitto su un terreno nuovo per la politica americana: quello religioso.

Partiamo dal Vaticano. All’inizio, Papa Leone XIV critica la guerra in Iran con parole nella tradizione della Chiesa: appello alla pace, condanna della violenza. È su queste dichiarazioni che Trump attacca per la prima volta. Poi interviene il suo vice, JD Vance, arrivando a mettere in discussione l’autorità teologica del Pontefice. Ma giovedì, dal Camerun, è il Papa ad alzare il livello dello scontro: parla di un mondo “devastato da una manciata di tiranni” e denuncia l’uso della religione per giustificare la violenza. Parole durissime. E qui il paradosso: mentre il Papa alza i toni, Trump li abbassa. Dal giardino della Casa Bianca dice ai giornalisti che è lecito non essere d’accordo con il Pontefice, che il Papa può esprimersi, ma che lui ha il diritto di criticarlo. Non è una marcia indietro. È un aggiustamento.

Perché mentre Trump ammorbidisce il linguaggio su questo fronte, il suo entourage radicalizza lo scontro, come si è visto sempre giovedì con il Segretario alla Difesa, Pete Hegseth. Di fronte alle critiche dei media sulla guerra in Iran, Hegseth cita il Vangelo e definisce i giornalisti “farisei”, accusandoli di ignorare giustizia e misericordia. Il messaggio è netto: chi critica non è solo in errore, è moralmente nel torto. Una delegittimazione etica che torna a fare dei giornalisti i “nemici del popolo”.

E mentre questo linguaggio prende piede, Trump continua a occupare lo spazio mediatico con una sequenza di provocazioni sempre più personali. Pubblica immagini di sé stesso come Gesù che guarisce i malati, poi le rimuove, poi ne diffonde un’altra in cui è accanto a Cristo che lo sostiene. È una costruzione continua del racconto attorno alla sua figura. Come intuì Oscar Wilde, non importa se se ne parli bene o male, purché se ne parli. E Trump questo meccanismo lo usa da anni, soprattutto nei momenti di maggiore pressione. Ed è qui che entra il secondo scontro, quello con Giorgia Meloni. Fino a una settimana fa era il suo punto di riferimento in Europa. Oggi Trump dice di essersi “sbagliato” su di lei. Non solo perché Meloni ha difeso il Papa, ma soprattutto perché non ha seguito gli Stati Uniti nella guerra in Iran. 

Certo, come sottolineano diversi media americani, Meloni non poteva fare altro. In Italia la guerra non la vuole nessuno, i costi energetici sono saliti, Trump è sempre più impopolare e sostenere un intervento militare accanto agli Stati Uniti avrebbe avuto un costo politico interno altissimo. Una scelta obbligata, quindi. Ma Trump la legge come un tradimento personale e reagisce di conseguenza.

Qui il quadro si complica ulteriormente, perché proprio dall’Italia potrebbe arrivare un nuovo elemento destabilizzante. La trasmissione Report, guidata dal giornalista Sigfrido Ranucci, in onda sulla tv pubblica italiana, ha annunciato uno scoop sugli Epstein Files. Al centro, le dichiarazioni della modella brasiliana Amanda Ungaro. Secondo il suo racconto, Ungaro sarebbe arrivata negli Stati Uniti a 17 anni a bordo del cosiddetto “Lolita Express”, l’aereo di Jeffrey Epstein.

Negli anni successivi si lega a Paolo Zampolli, manager italiano di modelle a New York vicino ai Trump, che ha sempre sostenuto di aver presentato Melania al tycoon nel 1998 e che oggi svolge il ruolo di “ambasciatore” della promozione del business americano nel mondo.

Secondo il New York Times, Ungaro sarebbe finita recentemente in una lunga detenzione nei centri dell’ICE prima di essere espulsa come immigrata illegale, col sospetto che la trappola sia stata preparata dall’ex Zampolli nel contesto di una disputa per l’affidamento del figlio.

Ora dal Brasile, Ungaro minaccia nuove rivelazioni sui rapporti tra Epstein – che lei conobbe a 17 anni – e la famiglia Trump. Se anche solo una parte di queste dovesse rivelarsi esplosiva, soprattutto per quanto riguarda Melania, e rimbalzare dalla trasmissione della RAI fino ai media americani, l’effetto politico potrebbe essere devastante, con conseguenze sempre più gravi anche nei rapporti tra l’Italia e la Casa Bianca. 

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

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