di Stefano Vaccara
NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Trump ci fa o ci è? Quello che vediamo è una strategia lucida di pressione massima, oppure un istinto che cambia umore e direzione e proprio per questo diventa pericoloso e inaffidabile. Partiamo da Davos e dalla svolta sulla Groenlandia. Per giorni Trump ha agitato lo spettro di una guerra commerciale con l’Europa, minacciando dazi contro otto Paesi europei se non avessero accettato l’idea di “cedere” la Groenlandia agli Stati Uniti.
Poi, dal palco del World Economic Forum, ha recitato insieme il padrino e il pompiere. Prima ha detto: “Non devo usare la forza. Non voglio usare la forza. Non userò la forza.” Poi, subito dopo, ha lasciato la frase che suona come un ricatto: “Potete dire sì e saremo molto riconoscenti. Oppure potete dire no, e ce lo ricorderemo”.
E infatti, nel giro di ore, l’ennesimo cambio di rotta. Dopo l’incontro con il segretario generale della NATO Mark Rutte, Trump ha annunciato di aver “formato la cornice di un futuro accordo” e ha sospeso i dazi promessi ai Paesi europei. È la madman theory applicata alla diplomazia: minacciare, destabilizzare, far tremare mercati e alleati, poi offrire – soprattutto se Wall Street cade davvero – una via d’uscita come se fosse un atto di generosità. Ma a che prezzo. Anche solo mettere in discussione l’integrità territoriale di un alleato NATO ha scosso il cuore dell’ordine occidentale.
A Davos, però, è successo anche altro, forse ancora più rivelatore. È nato il “Board of Peace”, l’organismo promosso dalla Casa Bianca per supervisionare la fase due della tregua a Gaza e la ricostruzione, con uno statuto che attribuisce al Board un mandato potenzialmente molto più ampio, tanto da alimentare timori europei su un canale multilaterale parallelo al sistema ONU.
Ma questa volta gli europei hanno snobbato Trump. Francia, Germania, Italia, Spagna e altri Paesi occidentali non hanno partecipato. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha motivato il no italiano parlando di “incompatibilità con i principi costituzionali”. L’Europa sta imparando a non mettersi più in ginocchio. Infatti proprio giovedì sera l’ambasciatore dell’Unione Europea alle Nazioni Unite, il diplomatico greco Stavros Lambrinidis, durante un ricevimento con i giornalisti dell’ONU, ha pronunciato il più assertive discorso mai sentito da un rappresentante europeo all’ONU, in cui ha ribadito l’impegno multilaterale dell’Europa e attaccato qualsiasi tentativo di risolvere le questioni internazionali con la forza e senza rispettare la legge internazionale.
Intanto a Washington, Trump mostra la vendetta come metodo. A Capitol Hill, l’ex special counsel Jack Smith è tornato in pubblico per difendere le sue indagini su Trump per aver scatenato l’assalto al Congresso il 6 gennaio del 2021. E la frase di Smith che resta un macigno politico e morale, è questa: “La nostra indagine ha sviluppato prove, al di sopra di ogni ragionevole dubbio, che il presidente Trump si è impegnato in attività criminali”. Detto in altre parole: secondo Smith le prove per condannare Trump c’erano, ma la politica e i tribunali hanno chiuso la partita prima di arrivare a un verdetto.
Intanto Trump, come sempre, reagiva sui social, “consigliano” che il Dipartimento di Giustizia si occupi di Smith. Il messaggio è uno solo: chi prova a toccarmi, pagherà. Intanto peggiora il fronte interno più esplosivo, quello dove lo Stato di diritto vacilla di più: l’immigrazione e l’assalto dell’ICE a Minneapolis. La Associated Press ha svelato un memo interno dell’ICE che autorizzerebbe l’ingresso forzato nelle case senza un mandato firmato da un giudice, basandosi solo su un “mandato amministrativo”.
Nel memo, firmato dall’acting director Todd Lyons e datato 12 maggio 2025, si legge che il legale del DHS avrebbe stabilito che la Costituzione, la legge sull’immigrazione e i regolamenti “non vietano” di affidarsi a mandati amministrativi per arrestare persone con un ordine finale di rimozione nella loro residenza.
L’AP ha visto agenti sfondare la porta di una casa a Minneapolis, e i documenti indicavano che avevano solo un mandato amministrativo, cioè nessun giudice aveva autorizzato il blitz su proprietà privata. Se passa lì, passa ovunque, alla faccia delle protezioni costituzionali. Allora, Trump ci fa o ci è? Forse entrambe le cose. A tratti sembra calcolo, a tratti sembra puro impulso. Ma l’effetto è lo stesso: un mondo che non sa più se la Casa Bianca stia negoziando o giocando d’azzardo con l’ordine internazionale, e un’America dove la linea tra Stato di diritto e potere dittatoriale diventa ogni settimana più sottile.
-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).



















