ROMA (ITALPRESS) – Una corruzione sempre più dilagante, silenziosa e invisibile con enormi costi sociali, politici, economici e ambientali che ricadono sui cittadini e le cittadine. La conferma arriva dalla fotografia scattata da Libera sulle principali inchieste sulla corruzione nel nostro Paese nei primi sei mesi del 2026. L’istantanea mostra un quadro allarmante: Dal 1° gennaio al 1° giugno 2026, Libera ha censito da notizie di stampa 38 inchieste su corruzione e concussione.
Ad indagare su questo fronte sempre caldo si sono attivate 23 procure in 10 regioni italiane. Complessivamente 386 sono state le persone indagate per reati che spaziano dalla corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio al voto di scambio politico-mafioso, dalla turbativa d’asta all’estorsione aggravata dal metodo mafioso. Per accendere i riflettori sulla corruzione “solidamente” regolata, spesso sistemica e organizzata Libera organizza in tutta Italia, dal 8 al 13 giugno, una settimana di mobilitazione “Occhi aperti sulla corruzione” con flash mob, sit in, incontri con cittadinanza giugno per chiedere, da Nord a Sud, di rafforzare trasparenza, controllo e responsabilità “Occhi aperti sulla corruzione” rientra nelle azioni della campagna nazionale di Libera “Fame di verità e giustizia” che ha l’obiettivo di rimettere al centro della vita pubblica l’urgenza nel contrasto a mafiosi e corrotti.
Ci sono “mazzette” in cambio di un’attestazione falsa di residenza per avere la cittadinanza italiana iure sanguinis o per ottenere falsi certificati di morte – scrive Libera -. In altri casi le “mazzette” hanno facilitato l’aggiudicazione di appalti nella sanità, per la gestione dei rifiuti o per la realizzazione di opere pubbliche, la concessione di licenze edilizie, l’affidamento dei servizi di refezione scolastica. Ci sono scambi di favori per concorsi truccati in ambito universitario. E ancora, le inchieste per scambio politico elettorale e quelle relative alle grandi opere con la presenza di clan mafiosi.
Libera ha scattato una fotografia delle principali inchieste sulla corruzione nel nostro Paese nei primi sei mesi del 2026 in cui sono emerse notizie di stampa. Dal 1° gennaio al 1° giugno 2026, sono 38 inchieste con 386 persone indagate di cui 14 politici (sindaci, consiglieri regionali, comunali, assessori). La regione con maggior numero di indagati è la Sicilia con 107 persone indagati con 9 inchieste e 3 procure attivate, seguita dal Lazio con 85 persone indagate con 9 inchieste e 3 procure coinvolte e chiude il podio la Campania con 6 inchieste, 65 persone indagate e 2 procure. Segue la Puglia con 48 persone indagate e il record di politici coinvolti ben 7.
Dall’analisi delle inchieste, ancora in corso e dunque senza un accertamento definitivo di responsabilità individuali, emerge un sistema corruttivo dove a seconda dei contesti il ruolo di garante del rispetto delle “regole del gioco” è ricoperto da attori diversi: l’alto dirigente oppure il faccendiere ben introdotto, il “facilitatore”, il “boss dell’ente pubblico” o l’imprenditore dai contatti trasversali, il boss mafioso o il “politico d’affari”.
Lo sguardo si allarga ulteriormente se si considerano gli ultimi diciotto mesi: complessivamente in Italia sono 1.507 le persone indagate, di cui ben 71 sono politici (sindaci, assessori, consiglieri regionali o comunali) con 143 inchieste su corruzione e concussione La mappa delle inchieste e il numero degli indagati, per i quali naturalmente vale una presunzione di non colpevolezza, è frutto di una ricerca avente come fonte lanci di agenzie, articoli su quotidiani nazionali e locali, rassegne stampe istituzionali, comunicati delle Procure della Repubblica e delle forze dell’ordine.
Libera promuove “Occhi aperti sulla corruzione” una serie di azioni che ha l’obiettivo di rimettere al centro della vita pubblica l’urgenza nel contrasto a mafiosi e corrotti che attraverserà tutta Italia dall’8 al 13 giugno per chiedere di rafforzare trasparenza, controllo e responsabilità. In decine di piazze di Italia saranno organizzate iniziative sui fenomeni corruttivi con focus sul settore della sanità a Palermo, Messina e in Calabria a Vibo Valentia, sul caro estinto a Bologna, sulla corruzione negli appalti tecnologici a Roma, sulla corruzione politica e ambientale a Pisa, su un presunto intreccio tra ‘ndrangheta, appalti pubblici e politica a Torino, a Napoli e Benevento sulla corruzione intorno alle gare pubbliche per l’erogazione di servizi dei Comuni e degli ambiti territoriali sociali.
“Un’azione collettiva – commenta Francesca Rispoli, copresidente nazionale di Libera – per ribadire che la corruzione in Italia non è affatto un’anomalia, bensì un sistema che si manifesta in mille forme diverse, adattandosi ai contesti, riflettendo l’impiego di tecniche sempre più sofisticate. Da quelle più “classiche” (la mazzetta, l’appalto truccato, il concorso pilotato) fino a quelle ormai pressoché legalizzate, frutto di una vera e propria cattura dello Stato da parte di un’élite impunita: leggi e regole scritte su misura per i potenti di turno, conflitti di interesse tollerati, relazioni opache tra decisori pubblici e portatori di soverchianti interessi privati. Non basta invocare pene più severe, o attendere l’ennesima inchiesta giudiziaria, spesso destinata ad arenarsi in un nulla di fatto: occorre rinnovare un patto forte e lungimirante tra istituzioni responsabili e cittadinanza attiva. Da un lato, le istituzioni pubbliche consolidino i presidi di prevenzione e si dotino di strumenti efficaci di contrasto della corruzione, anziché delegittimarli e indebolirli come si è fatto negli ultimi anni. Dall’altro, la cittadinanza deve potenziare la capacità di far sentire la propria voce, investendo in una crescita della cultura della segnalazione, del monitoraggio civico, dell’impegno condiviso nel difendere i beni comuni e l’interesse pubblico”.
“Inoltre – continua – è necessario approvare un quadro normativo organico e stringente che garantisca trasparenza e integrità nei rapporti tra interessi pubblici e privati: dalla gestione dei conflitti di interesse alla regolazione delle lobby, fino al controllo dei finanziamenti e alla tracciabilità della proprietà delle imprese. Un sistema integrato di regole chiare, strumenti efficaci di monitoraggio e sanzioni adeguate è indispensabile per prevenire corruzione, riciclaggio ed evasione fiscale, contrastare l’influenza indebita dei poteri economici e tutelare l’interesse collettivo.”
– Foto IPA Agency –
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