Sannicandro “I Giochi del Mediterraneo sono occasione di rilancio per Taranto e la Puglia”

BARI (ITALPRESS) – I Giochi del Mediterraneo del 2026 si terranno a Taranto. Per la città e per la Puglia sarà una grande occasione per ritagliarsi un ruolo da protagoniste in un bacino fondamentale a livello internazionale. Il direttore del Comitato organizzatore dei XX Giochi del Mediterraneo – Taranto 2026 è Elio Sannicandro, il direttore generale di Asset Puglia, l’agenzia regionale strategica per lo sviluppo ecosostenibile del territorio.

Sannicandro, cosa significa tornare a ospitare in Puglia i Giochi del Mediterraneo, dopo l’edizione barese del 1997 e cosa significa farlo a Taranto?
“La prima considerazione importante è che i Giochi si faranno per la quarta volta in Italia, per la seconda in Puglia. È la rappresentazione dell’interesse che abbiamo nei confronti del Mediterraneo. Sono state tutte città del sud quelle che li hanno ospitati e la nostra regione è notoriamente proiettata verso sud e verso lo stesso Mediterraneo, bacino naturale a cui il nostro territorio vede per motivi sportivi, ma anche culturali, economici e geopolitici. Aggiungo che in questo momento Taranto è spinta da un desiderio di rilancio e di rinascita per far scoprire la sua identità e la sua rilevanza dal punto di vista storico. La posizione della città, il suo ruolo è da tremila anni strettamente legata al mare in generale. È tutto legato: è necessario che Taranto si riappropri della sua identità e soprattutto recuperi la sua capacità di sviluppare economia e cultura. Quindi il mare, la storia e la cultura sono gli elementi fondamentali che spiegano perché abbiamo scelto i Giochi del Mediterraneo come evento chiave per dare forza a questo percorso”.

Qualche settimana fa il presidente Emiliano ha detto che eravamo “ancora alla fase delle nozze coi fichi secchi”. A che punto siamo invece adesso con i finanziamenti?

“Per la firma definitiva per il primo finanziamento importante, i primi 150 milioni per la parte impiantistica, dovrebbe essere questione di giorni, al limite settimane. Il 7 dicembre abbiamo un incontro a Roma col ministro dello Sport Abodi, che è una persona competente in ambito sportivo, quindi contiamo di avere in lui un riferimento importante. Poi c’è il ministro per la Coesione territoriale Fitto che, essendo pugliese, immaginiamo possa dimostrarci una particolare vicinanza”.

Spesso, in occasioni di manifestazioni sportive come i Giochi del Mediterraneo, si corre il rischio di costruire impianti destinati a rimanere inutilizzati negli anni successivi. A Taranto cosa avverrà?

“Noi siamo persone corrette e conosciamo bene quali possano essere gli errori di questo tipo di eventi. Per questo abbiamo privilegiato il recupero dell’esistente, mentre i nuovi impianti saranno due, di cui il territorio ha necessità. Nel programma che abbiamo fatto, possono lasciare un’impronta molto significativa. Sono la piscina e il centro nautico. Si tratta di luoghi legati al mare: la prima sorgerà in un luogo strategico che si affaccia nel mar Grande, il secondo sulla banchina ex Torpedinieri, un luogo strategico per la città. Entrambe hanno a che fare col Mediterraneo e nasceranno con la prospettiva di attività sportive di formazione e culturali”.

Quale eredità lasceranno i Giochi alla città di Taranto?

“Innanzitutto serviranno per accelerare una serie di interventi già programmati nel campo della mobilità sostenibile e della rigenerazione urbana. Si tratta di azioni già programmate sia nell’ambito del Cis, sia in quello del Piano strategico per Taranto. Ma l’obiettivo è soprattutto quello di valorizzare la città e di far conoscere la sua essenza e la sua storia, al di là dell’acciaieria che negli ultimi decenni è stata il motivo per cui se ne è parlato di più. In realtà, pochi in Italia o all’estero conoscono la vera identità della città, la sua storia e tutta una serie di potenzialità e di valori importanti dal punto di vista storico, archeologico e paesaggistico. I Giochi sono uno strumento per rilanciare l’immagine di Taranto”.

Qual è la visione sottesa al Piano strategico per Taranto?

“Individuare una visione di sviluppo per Taranto è stato relativamente semplice, proprio per la forza della storia della città: era un centro importante della Magna Grecia, aveva un ruolo fondamentale nel Mediterraneo. Tutto questo per una questione logistica, certo: essendo la città dei due mari, assicurava una protezione alle imbarcazioni che vi giungevano. Ma c’è un’altra storia che molti trascurano. Spesso Taranto è collegata alle cozze. Ebbene, la mitilcoltura in città ha migliaia di anni di storia ed è legata proprio alla situazione logistica del mar Piccolo, in cui oltre alle cozze e a un’altra serie di mitili coltivavano anche i murici. Dai questi molluschi si produceva la porpora, la sostanza colorante che serviva per colorare i tessuti più pregiati dell’antichità. Questo rese Taranto famosa e ricca. A questo proposito, nel luogo in cui andremo a realizzare il centro nautico c’erano le officine della porpora. Questa storia la conoscono in pochi, ma è bellissima. La racconteremo insieme a tutte le altre che riguardano la città in un centro multimediale che progetteremo”.

Quali altre storie racconterete?

“Per esempio, quella degli atleti della città. Taranto era una colonia spartana. Tanti di coloro che la abitavano erano guerrieri e amavano la forza fisica, la bellezza, la capacità combattiva, quindi erano anche ottimi atleti. Ci sono stati molti atleti tarantini che hanno vinto le Olimpiadi antiche, tra cui Ikkos. Quest’ultimo a Olimpia vinse il pentathlon, la gara più importante perché raccoglieva ben cinque discipline. Era un atleta completo e diventò un eroe a Olimpia. Fidia gli dedicò una statua, come si faceva con gli eroi, nel tempio di Zeus. La leggenda narra che quando Ikkos tornò a Taranto, fondò la prima scuola di atletica al mondo. Di lui si dice anche che avesse collegato la preparazione fisica con l’alimentazione. Infatti in America un premio a lui intestato viene conferito ai migliori coach. In pratica, Ikkos è conosciuto negli Stati Uniti più che da noi. I Giochi servono insomma per valorizzare una storia importante e significativa, nonché a rilanciare l’immagine della città dal punto di vista economico e sociale”.

Avete incassato i complimenti del presidente del Coni Malagò.

“È molto importante averlo al nostro fianco. Dal punto di vista sportivo, il Coni e le relazioni internazionali sono molto importanti proprio per uscire da una logica locale. Noi vogliamo che Taranto abbia un rilievo a livello internazionale, soprattutto nello scenario del Mediterraneo, in cui Taranto, la Puglia e il Mezzogiorno possono giocare un ruolo, a differenza che nel nord Europa, in cui è più complicato sia dal punto di vista logistico e sia perché noi in Francia o in Germania siamo poco considerati. Nel Mediterraneo abbiamo invece una considerazione molto importante”.

Da direttore di Asset, guardando da qui a 50 anni, cosa spera di lasciare a Taranto e alla Puglia?
“Quello che stiamo cercando di fare è valorizzare il nostro ruolo, guardando al futuro in maniera ecosostenibile e valorizzando le nostre potenzialità. L’Italia, dal punto di vista politico, guarda un po’ troppo al nord. Torno al discorso finanziamenti: le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina dal punto di vista sportivo dicono poco, si fa fatica a individuare atleti invernali italiani conosciuti. A quei giochi partecipano sì e no una quarantina di Paesi. La loro risonanza è inoltre modesta. Eppure lo Stato ha già destinato a Milano-Cortina oltre due miliardi di euro. Io ritengo che invece investire su Taranto e sul ruolo suo e della Puglia nel Mediterraneo sia molto più importante. Anche dal punto di vista sportivo, è vero che ai Giochi del Mediterraneo partecipano soltanto i Paesi del Mediterraneo, che sono 26. Però ci sono tutte le discipline più popolari: atletica, nuoto, pallacanestro, pallavolo, calcio. Portiamo le squadre migliori ai Giochi del Mediterraneo, alcuni tornei hanno una rilevanza mondiale. Penso per esempio al torneo di pallanuoto e all’atletica.
Stiamo cercando di portare al sud investimenti orientati a una potenzialità di crescita maggiore per noi. In questo senso il Mediterraneo è il miglior scenario possibile: possiamo fare cultura, esportare buone pratiche e tecnologie, sempre nel campo della sostenibilità, in cui credo abbiamo molto da dire. Noi italiani siamo piuttosto avanti rispetto agli altri Paesi che vi si affacciano. Se lasciamo questa eredità, questa consapevolezza delle nostre radici e delle nostre potenzialità, realizziamo qualcosa di importante. Dopo i giochi di Bari del 1997, Bari è cambiata. La consapevolezza di non essere una provincia sconosciuta, ma una città che ha capacità di accoglienza internazionale, le ha consentito di prendere consapevolezza anche delle sue bellezze, della sua storia. Non è un caso se adesso la Puglia, che quando io ero bambino era una regione sconosciuta e trascurata, dà ai pugliesi la consapevolezza di essere una delle regioni più belle al mondo. Questo ha determinato un incremento del turismo e di tutta una serie di iniziative economiche e insediamenti produttivi. Dopo il 1997 la storia di Bari e della Puglia è cambiata, e un contributo importante lo hanno dato proprio i Giochi del Mediterraneo. Lo slogan nel capoluogo era: ‘A Bari nessuno p straniero’. Uno slogan che guardava al futuro in maniera estremamente innovativa. Noi stiamo cercando di fare la stessa cosa per Taranto e forse è ancora più importante, perché sono tutta la Puglia e tutto il sud Italia che si possono rilanciare”.

Potremmo parlare anche un po’ di riscatto, in questo senso?

“Secondo me, sì. Dovrebbe essere seguita anche dal punto di vista politico. Avendo noi rapporti con i Paesi del Mediterraneo, potremmo infatti avere l’opportunità di rilanciare il ruolo dell’Italia nel Mediterraneo stesso. È uno dei luoghi più importanti al mondo, ci sono tensioni e guerra. E la nostra è una politica di pace e distensione. Vogliamo creare collegamenti, portare buone pratiche, insegnare per esempio, come stiamo cercando di fare con lo Iam (l’Istituto agronomico mediterraneo) di produrre acqua nel deserto, nei luoghi in cui l’acqua scarseggia. In questo senso, noi in Puglia abbiamo un’esperienza secolare. Possono venirci tante altre idee e arrivare tante altre opportunità”.

– foto: Regione Puglia

(ITALPRESS).

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