Pagano “Basta querelle Nord-Sud, Italia è unica”

ALESSANDRO PAGANO LEGA,

“L’Italia, il Bel Paese, è unico ed è straordinario, come già Dante diceva nella Divina Commedia, ed è tale perché affonda il suo essere nella ‘diversità delle pur comuni radici culturali, linguistiche e di fede religiosa’”. Così Alessandro Pagano, vice capogruppo della Lega alla Camera, in un’intervista all’Italpress. In questi giorni, dopo le dichiarazioni di Vittorio Feltri, si è acceso il dibattito tra nord e sud del Paese. Cosa ne pensa? “La nazione italiana è stata caratterizzata da una mirabile varietà istituzionale: dallo stato municipale al grande Regno, dal principato regionale alla repubblica aristocratica, un ‘guardaroba di abiti politici’. Sino al 1861, ci si rispettava, ci si invidiava, al massimo si gareggiava. Ma tutto finiva lì. Solo con la preparazione della ‘conquista militare del sud’ fiorì quella letteratura che descriveva il Sud caratterizzato da luoghi tristi, quando invece era costellato da città e civiltà in una significativa fase di sviluppo, sino a metà Ottocento. Fino all’Unità d’Italia non esisteva differenza fra Nord-Sud in termini di prodotto pro-capite. Nel dopo guerra a nessun osservatore onesto può sfuggire il positivo ruolo svolto dalla Cassa per il Mezzogiorno dal 1950 al 1976, che accorciò il divario di Pil sensibilmente, prima dei guasti della partitocrazia”.

“La ricchezza dell’Italia è la ricchezza di otto mila comuni, che hanno specificità culturali che li rendono diversi ma con tratti comuni – prosegue Pagano -. C’è una ricchezza autentica che caratterizza non soltanto nord e sud ma anche ogni singolo paesino rispetto alla stessa provincia o alla stessa regione. La ricchezza dell’Italia è questa diversità. Chi la interpreta in maniera semplicistica commette errori grossolani. Se in questo momento, come dice Feltri, c’è una superiorità economica del nord sul sud non è per una superiorità genetica perché è dimostrato che i meridionali emigrano e fanno successo. È evidente che il problema è un altro: dal 1976 al 2001 abbiamo già detto, da quella data ad oggi abbiamo avuto la tanto sospirata riforma Federalista, ma che è rimasta a metà, senza Lep ed ancora ancorata alla pessima, quanto ingiusta, ripartizione della spesa storica. Insomma un federalismo taroccato cioè come non lo aveva voluto il legislatore. Basti pensare che al Sud italia, che ha il 34,6% della popolazione, in media negli ultimi 17 anni sono arrivate risorse pari al 28%. Lo Stato ha dato al sud 850 miliardi di euro in meno negli ultimi 18 anni, dati inconfutabili di Eurispes alla mano. Significa che abbiamo avuto meno investimenti, meno ricerca, meno sviluppo, meno università. La presunta superiorità economica del Nord, come affermato da Feltri, è anch’essa mal posta. Il problema quindi va spostato da un punto di vista culturale. Non ci sono dubbi che ci sia un ‘malpancismo’ di una certa parte dell’Italia, di destra e ancor di più di sinistra, che risente delle letture di una certa infanzia e una certa retorica. Il sud sporco, mafioso e indolente, è tipico in una certa retorica cinematografica del secondo dopoguerra, a sua volta ereditato dalle letture post risorgimentale alla libro ‘Cuore’ per intenderci. Non è per niente la verità ed è da rigettare. Noi crediamo nella Nazione Italia che, come ho detto in origine, è unica nel suo genere e nel mondo per la sua comune radice, fede, lingua. L’Italia ha otto mila comuni, tutti tutti unici, tutti ‘amazing’ come ci dicono gli estasiati turisti”.

Con l’emergenza coronavirus, il dibattito tra nord e sud si è intensificato, anche per via delle diverse posizioni sulla ripartenza. Che ne pensa? “Abbiamo avuto 13 mila morti da coronavirus. Se non riapriamo ne avremo molti di più da miseria, fame, povertà, disperazione, forse anche ribellioni. Bisogna riaprire, tutto il mondo lo sta facendo. Occorre far ripartire l’economia e la possibilità di produrre. È evidente che questa è una mossa indispensabile. Questo governo sta palesando contraddizioni abnormi, tipico delle forme più illiberali e irrispettose del popolo. Per il 25 aprile Conte ha consentito le manifestazioni civili della Liberazione con tanto di bandiere rosse e arcobaleno a far cortei, ma al contempo non ha ancora aperto alle funzioni religiose delle feste comandate e soprattutto dei funerali, ha aperto ai migranti che vengono dal sud del mondo e che hanno portato nuovi contagi ma non sta aprendo all’economia. Troppe contraddizioni faziose e nauseanti tali da urtare la sensibilità persino dei più miti. Brutto segnale per la democrazia a cui possiamo aspettarci di tutto e che non può vedere il Presidente Sergio Mattarella ancora per molto apparentemente distratto. Conoscendo bene la storia del figlio di Bernardo Mattarella, colui che da padre costituente e ministro della repubblica ‘a tutto’, non posso credere che starà ancora per molto tempo in questa posizione. Anche i santi hanno un limite alla loro pazienza, specie se a soffrire è il popolo”.

La redazione dell’agenzia di stampa Italpress ha denunciato un attacco di Elisa Montemagni, Capogruppo della Lega in Consiglio regionale della Toscana. Essere nati a Palermo e avere mantenuto la redazione centrale in Sicilia non è un handicap. Qual è la sua posizione? “Non conosco Elisa Montemagni ma mi dicono che sia brava e grintosa e svolge bene il suo prestigioso ruolo di capogruppo in regione Toscana, ma certamente non conosce la ricchezza culturale e professionale di Italpress, che esiste da tanti anni e che conosco benissimo. Italpress essendo agenzia indipendente, è un grande punto di riferimento per tutti nel mondo dell’editoria e del giornalismo nazionale. Non a caso si chiama Italpress e non Sicilpress, perché sin dall’inizio ha avuto un respiro internazionale. Non dimentico per esempio che conobbi il giovane e talentoso Pierluigi Pardo oggi conduttore di Tiki taka su canale 5 agli europei di calcio di Londra ‘96, o Fabio Tricoli oggi vicedirettore di Tg5, o Marco Foroni oggi direttore di Dazn. Nessuno avrebbe avuto da ridire se Italpress avesse avuto la sede centrale a Milano e non a Palermo. Una proprietà davvero encomiabile quella di Italpress per non avere mai avuto la voglia di de-localizzare, nonostante le tentazioni e i pregiudizi. La qualità, la capacità di stare sul mercato, la tenacia di sfondare con uomini e donne che, nel mondo del giornalismo, sono state e sono penne prestigiosissime, sono la prova concreta di un’agenzia competitiva, neutrale, stimata e indipendente, cioè non è legata a nessuno e che fa informazione nel modo assolutamente più corretto e più veritiero possibile. Molte aziende siciliane in passato ad un certo punto si sono stancate di tutte queste pressioni e pregiudizi e hanno spostato la sede legale a Roma, o Firenze, sì, anche Firenze. Italpress invece ha avuto una grande forza perché fa giornalismo serio e può gridare le cose da sopra i tetti. È un esempio di azienda che ha trovato l’orgoglio di restare dove ci sono le proprie radici. Semmai rappresenta a tutti gli effetti un motivo di orgoglio perché altre aziende siciliane, anche di altri settori, ritornino in Sicilia. Questa polemica, ammesso e non concessa che sia tale, muore prima di nascere”.

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