“Non c’è 2 senza 4”: Bud Spencer e Terence Hill, anatomia di un mito popolare

PALERMO (ITALPRESS) – Bud Spencer e Terence Hill tornano al centro della riflessione sul cinema italiano di genere con “Non c’è 2 senza 4. Bud Spencer, Terence Hill e gli altri” (Antipodes, 2026), il nuovo saggio dell’avvocato penalista e saggista Carmelo Franco. Il volume è stato presentato nel corso di un incontro a Villa Filippina, a Palermo, nell’ambito di Logos – Parole dal Mediterraneo, con l’autore affiancato da Valentino Picone e la moderazione del giornalista Pippo Gigliorosso. Picone, autore della prefazione insieme a Paolo Di Fresco, nel corso dell’incontro, ha ripercorso la storia delle grandi coppie comiche, con qualche riferimento al suo sodalizio artistico con il “socio” Salvo Ficarra, soffermandosi sul particolare equilibrio costruito da Bud Spencer e Terence Hill.

Carmelo Franco affronta il fenomeno con lo sguardo del saggista e del cinefilo, sottraendolo alla semplice dimensione nostalgica. La parabola dei due attori viene ricostruita dagli inizi fino a “Botte di Natale” (1994), ultimo film insieme e tentativo tardivo di riportare sullo schermo lo spirito di “Trinità e Bambino”. Il percorso parte da “Annibale” (1959), dove Mario Girotti e Carlo Pedersoli (i veri nomi dei due attori) lavorarono senza recitare insieme, e passa per “Dio perdonaà io no!” fino a “Lo chiamavano Trinità”, il film di Enzo Barboni che trasformò lo spaghetti western in commedia e consacrò definitivamente la coppia.

Al centro del saggio c’è proprio la formula Bud & Terence: non una tradizionale coppia comica con protagonista e spalla, ma una “stella binaria” nella quale entrambi conservano una propria identità. Franco dedica inoltre ampio spazio agli “altri”: cloni, parodie, sequel apocrifi e remake nati sulla scia del loro successo, analizzandone anche gli aspetti legati al diritto d’autore. Ne emerge il ritratto di un fenomeno che ha superato i confini dei singoli film. Dietro le scazzottate e le risate c’era un’idea semplice di giustizia e un cinema capace di parlare a generazioni diverse. Un mito che, come osserva Franco, non si può replicare: si può soltanto amare, citare e ricalcare.

– Foto copertina libro –

(ITALPRESS).

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