ROMA (ITALPRESS) – È “Il rumore delle cose nuove” di Paolo Genovese, inserito nel programma della sezione Grand Public, ad aprire la ventunesima edizione della Festa del Cinema di Roma, in programma fino a domenica 25 ottobre. Il regista, autore di successi come “Follemente”, record di incassi in Italia nel 2025, e “Perfetti sconosciuti”, il film che ha fatto registrare il maggior numero di remake nella storia del cinema (circa cinquanta in tutto il mondo), premiato al Tribeca Film Festival e vincitore di due David di Donatello e di un Nastro d’Argento, oltre che di numerosi altri titoli molto amati dal pubblico, tra cui “Immaturi” e “Tutta colpa di Freud”, firma un film corale con protagonisti Emanuela Fanelli, Claudia Pandolfi, Vittoria Puccini, Stefano Accorsi, Lino Musella ed Edoardo Pesce, con la partecipazione di Claudio Santamaria. Nel film, tre coppie diverse e sconosciute tra loro hanno in comune la gabbia che si sono costruite nella vita, per paura di trovare chissà cosa là fuori, e una fitta rete che ha relegato i loro sentimenti in un perimetro tranquillo e rassicurante. Fino a quando un evento inatteso non le coinvolgerà tutte, costringendole a riordinare cuore e anima, a rivedere la propria esistenza e a lasciarsi alle spalle tutto ciò che forse è di troppo.
“Mi interessa tutto ciò che non si vede immediatamente delle persone, ciò che sta dentro, dietro – ha spiegato il regista -. Il tema dei segreti, del non detto e del nascosto, rimane sempre. In questo film sono i segreti dell’anima: le cose che lasciamo dormienti, che non condividiamo”. Un altro tema ricorrente è quello della coppia: “perché la coppia è una costante della nostra vita e ci da sempre spunti nuovi, la coppia è ciò che ci “contiene” a tutti. La mia speranza è che le coppie che racconto siano sempre differenti rispetto a quello che ho mostrato”. C’è inoltre la dinamica tra verità e bugia: “sì, mi piace indagare sulle conseguenze delle due. I segreti, le bugie, ti costringono a fare cose che non vorresti. Il falso condiziona la vita”. Viviamo un momento storico in cui si sente parlare sempre più spesso di relazioni tossiche e di violenze, fisiche e psicologiche. “Quando ci sei dentro non è così facile uscire da una situazione, il meccanismo di sopravvivenza ti fa attaccare alle cose più piccole – ha proseguito Genovese -. Se prendi 100 mazzate e 1 sorriso, tu ti attacchi a quel sorriso, sperando che le cose migliorino. Il carnefice? Ha sempre bisogno di un alibi che lo assolva da quello che fa, una apparenza socialmente accettabile o addirittura elogiabile, che lo assolva e gli faccia pensare che è una persona buona”. Donne e uomini che mentono a se stessi o agli altri, che subiscono o aggrediscono. Emanuela Fanelli interpreta Alba: “è un personaggio che mi ha intenerito molto. Doveva avere la purezza dei bambini. Ha una natura solare che dentro casa però sparisce: si sente sempre sbagliata, stupida. In lei c’è sempre la speranza che le cose migliorino, ma purtroppo non accade mai. Si fida molto delle persone, della vita, del futuro”.
Diametralmente opposto è il personaggio interpretato da Vittoria Puccini: “Non l’ho mai sentita vicina e per me è sorprendente, ti spiazza, fa scelte che non farei mai. Lei è la regina delle bugie. E’ convinta che non vada detto tutto, ma poi i nodi vengono al pettine. Comunque le ho voluto bene perché Paolo (Genovese) non giudica mai i personaggi che interpretiamo: ne fa uscire l’umanità positiva e negativa, ma non giudica”. Nel cast c’è anche Claudia Pandolfi, nei panni di Viola: “disapprovo tutto ciò che fa: suo marito è dolce ed accudente ma lei gli regala solo menzogne. E’ una cosa subdola. Lei vive una “non vita”. E’ una donna che mi fa tenerezza e tristezza insieme”. Sul versante maschile “negativo” c’è Edoardo Pesce: “Ormai mi sono specializzato nei ruoli cattivi – ha detto scherzando -. Lui è un doppio: fa il “clown terapy” per i bambini oncologici ma nell’intimità è un violento. Questo personaggio ha una doppia valenza che spero di averlo restituito come voleva Paolo”.
– foto IPA Agency –
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