MILANO (ITALPRESS) – L’intelligenza artificiale è “il tema dei temi” e chi avrà la leadership in questo campo “rischia veramente di guidare il mondo per il futuro”. Lo ha affermato Daniele Ruvinetti, senior advisor della Fondazione Med-Or, intervistato da Claudio Brachino per Diplomacy Magazine, il format tv dell’agenzia Italpress, commentando l’incontro dei giorni scorsi tra Donald Trump e Xi Jinping.
Secondo Ruvinetti, Cina e Stati Uniti sono le due potenze che stanno spingendo con più forza sullo sviluppo e l’applicazione dell’AI, una tecnologia destinata a entrare nella vita quotidiana ma anche a guidare “sempre di più” il settore degli armamenti e della difesa. Di qui la necessità di regole e confronti adeguati, anche alla luce degli allarmi lanciati dai fondatori delle due società che sviluppano i software di AI generativa più utilizzati al mondo, OpenAI e Anthropic, e dei casi di attacchi condotti da agenti di AI contro altri sistemi.
Nel vertice che si è svolto a Washington, ha spiegato l’esperto, “non possiamo dire che ci sia stato un accordo“, ma i due leader hanno convenuto di comunicare tra loro, anche sulle eventuali criticità, mantenendo riservati gli sviluppi tecnologici per via della forte concorrenza.
“Già il fatto di essersi detti di comunicare anche eventuali problematiche, per evitare che vada a finire fuori controllo, è sicuramente positivo”, ha sottolineato. Più ampio lo sguardo sull’ordine mondiale, che secondo Ruvinetti è va verso una polarizzazione tra Washington e Pechino, destinata a estendersi dall’economia alla dimensione militare, con la Cina che “si sta attrezzando per diventare anche una potenza militare”.
Entrambe, ha osservato, vogliono ampliare la propria influenza attraverso accordi economici, tecnologie, AI e controllo dei materiali critici e delle terre rare, essenziali per chip e nuove tecnologie. L’accoglienza “festosa e gloriosa” riservata da Trump a Xi a Washington indica, a suo giudizio, la volontà di cercare una convergenza pur restando competitor, fino a una sorta di spartizione delle sfere d’influenza. In questo quadro, la Russia è “ormai nell’alveo della Cina”: conserva il peso di grande potenza nucleare, ma per il resto è sotto influenza cinese.
Pechino, ha aggiunto, “sta dietro” anche all’Iran e dunque entra in tutte le crisi, mentre guarda a Taiwan con un “desiderio morboso” di riannessione, tema che sarebbe stato affrontato con Washington. Gli Stati Uniti, dal canto loro, cercano risorse strategiche, come dimostra l’accordo sulla Groenlandia.
Manca, ha concluso Ruvinetti, un terzo attore: l’Europa. Potrebbe giocare un ruolo importante per dimensioni e capacità economiche, “ma non lo stiamo giocando, siamo divisi”. Una debolezza che “ci tiene indietro” e ci mantiene dipendenti da Stati Uniti o Cina, sia sul piano tecnologico sia su quello energetico.
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