PALERMO (ITALPRESS) – ‘Gloria e peccato di un campione’ è il titolo del nuovo libro di Lorenzo Avola e Carolina Orlandi dedicato alla carriera di Fabrizio Miccoli. L’ex capitano rosanero è tornato a Palermo per la presentazione dello scritto a lui dedicato, in cui si ripercorrono le gioie e i passi falsi di un personaggio che ha rappresentato la storia calcistica del club di Viale del Fante.
Un viaggio che attraversa le gesta sul campo ma anche i più noti errori della carriera di Miccoli, fino ad arrivare alla condanna a 3 anni e 6 mesi di carcere per estorsione aggravata dal metodo mafioso, oltre alle intercettazioni diffamatorie nei confronti di Giovanni Falcone. Scontata la pena, Miccoli ha voluto fare pace col suo passato, chiedendo scusa alla famiglia del magistrato ucciso nella strage di Capaci. Un cerchio definitivamente chiuso prima dall’incontro privato avvenuto tra Miccoli e la famiglia Falcone, poi dalla presentazione del libro a lui dedicato presso il Museo del Presente di Palazzo Jung.
“Colgo l’occasione per ringraziare Vincenzo Di Fresco e Maria Falcone per avermi accolto e col tempo dato la loro amicizia – ha continuato Miccoli -. Originariamente non dovevo presentare il libro in questo contesto, bensì sarei dovuto venire al Museo solo per salutare Vincenzo come faccio ogni volta che vado a Palermo”. “È stato in quel momento – racconta – che Vincenzo mi ha offerto ospitalità presso il Museo del Presente per la presentazione del mio libro”.
Seduto accanto a Miccoli, ha preso la parola anche Vincenzo Di Fresco, presidente del Museo e figlio di Maria Falcone: “Miccoli ha commesso un errore, ma la virtù più grande che ci può essere è quella di riconoscerlo e imboccare un percorso di vita diverso. In questo percorso, voglio ribadire che Fabrizio avrà sempre al suo fianco la famiglia Falcone – sottolinea -. Quando leggemmo sui giornali quelle dichiarazioni il sentimento più forte fu di indignazione – racconta Di Fresco -, non perché era stato toccato uno dei più grandi eroi del nostro Paese, bensì perché un uomo come Fabrizio, in quanto campione, aveva una grande responsabilità nei confronti delle giovani generazioni. Fabrizio ha sempre sentito forte la necessità di esprimere il proprio pentimento per parole dette in un momento particolare e sicuramente non pensate. Scontata la condanna, Fabrizio ha continuato a chiederci un incontro, e lì come famiglia abbiamo sentito il bisogno di far sì che potesse chiudere questo cerchio”.
All’interno del libro un perfetto mix tra campo e vita privata di Miccoli, che Orlandi e Avola hanno raccontato così: “Il contatto con Miccoli è stato abbastanza spontaneo – ha detto l’autrice –. La sua storia mi ha catturato subito, di Fabrizio mi ha colpito l’aspetto umano, oltre alla relazione sentimentale che c’è tra lui e Palermo”. Poi Avola: “Quando abbiamo incontrato Fabrizio a Lecce ci siamo portati dietro una sensazione di apertura nel raccontare una storia dolorosa, senza che fossero chiesti sconti alle nostre domande. Non c’è mai stato un tentativo di sviare o di non affrontare certi argomenti. C’è sempre stata un apertura a un dialogo dialettico vero, mettendo in discussione argomenti dolorosi grazie ai quali Fabrizio ci ha regalato al sua fiducia per la stesura di questo libro”.
– Foto xi6/Italpress –
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