TIRANA (ALBANIA) (ITALPRESS) – Dall’ingresso dell’Albania nell’Unione europea all’accordo con l’Italia sui migranti, fino alle polemiche interne sul progetto turistico contestato dal movimento “Flamingo Revolution”. Il Primo Ministro della Repubblica d’Albania, Edi Rama, in una intervista in esclusiva di Anna La Rosa per l’Agenzia Italpress, affronta i principali dossier politici che riguardano Tirana e il suo rapporto con l’Europa. Sul cammino europeo dell’Albania, Rama rivendica una prospettiva che definisce ormai irreversibile: “Come diceva Churchill, non si deve mai sprecare una buona crisi, credo che ci siano delle cose da imparare, ci sono delle cose su cui riflettere, ma intanto nessuno può arrestare il processo dell’Albania verso l’Unione Europea”, afferma.
Il premier albanese torna poi sull’accordo tra Italia e Albania sui migranti, al centro nei mesi scorsi di un acceso confronto politico. “Si è fatto tanto rumore per qualcosa che alla fine non era altro che uno sforzo di buona volontà, un tentativo di trovare una direzione e delle soluzioni. Il fatto che oggi questa cosa sia stata accettata non è una vittoria ma rappresenta un altro esempio del tempo che si perde in battaglie che spesso non sono nemmeno vere battaglie ma inutili contrapposizioni nello spazio pubblico”, dice Rama. “Il tempo che viene speso per arrivare poi a una posizione comune è invece il vero problema che dobbiamo affrontare”, aggiunge.
Ampio spazio anche alle proteste della “Flamingo Revolution” contro il progetto di un resort nel sud dell’Albania. Rama respinge le accuse e le considera dannose per l’immagine del Paese: “Da anni mi vengono rivolte accuse di ogni tipo. Non so se sia rimasta ancora qualcuna che non mi sia stata attribuita” e questo “mi provoca un dolore profondo. Perché a quel punto non si tratta più solo di me, ma dell’Albania”, sottolinea.
Secondo il premier albanese, sulla vicenda si è costruita una narrazione priva di riscontri. “Come si può rispondere? Siamo arrivati a un punto in cui sembra essersi ribaltato un principio fondamentale: deve essere chi accusa a portare le prove, non l’accusato a dimostrare continuamente la propria innocenza. Questa cosiddetta Flamingo Revolution all’inizio sembrava quasi la trama di un film. Oggi mi sembra che la protesta abbia preso altre direzioni e si sia spostata su altri temi. Se mi accusano di aver ceduto questi terreni o di aver danneggiato una costa bellissima dell’Albania, allora portino le prove. Finora, però, non sono state presentate prove. Nessuno, fino a questo momento, ha dimostrato nulla. Non ci sono prove perché il processo è ancora in corso”, “non abbiamo ancora firmato alcun accordo, perché i negoziati non sono stati conclusi”. Per quanto riguarda invece l’altro sviluppo, quello su un terreno privato, “lo Stato e il governo non c’entrano: non esiste ancora un permesso di costruzione e c’è un procedimento in corso. Siamo davvero arrivati a una situazione paradossale”.
Rama dice comunque di comprendere le ragioni di chi ha manifestato, ma contesta il modo in cui la vicenda è stata portata sul piano internazionale. “Detto questo, comprendo perfettamente chi è sceso in piazza a protestare – ha aggiunto Edi Rama -. L’ho detto pubblicamente: se fossi stato tra loro e avessi ascoltato tutto quello che è stato raccontato, probabilmente avrei avuto lo stesso rancore e la stessa indignazione. Ma se poi avessi ascoltato l’altra parte – in questo caso il governo – dire: ‘Venite, vi mostro che non c’è nulla di quello che vi è stato raccontato, non ci sono prove’, mi sarei sentito rassicurato e sarei tornato a casa. Purtroppo oggi la questione è andata oltre e non si parla più nemmeno dei fenicotteri. I fenicotteri sono diventati un simbolo utile a chi vuole portare questa vicenda sul piano internazionale. Se a livello locale è una questione che riguarda diversi gruppi della società, comprese le opposizioni, a livello internazionale diventa una battaglia contro Donald Trump”, conclude.
L’INTERVISTA / VIDEO
– Foto Italpress –
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