DE MICHELIS, COMPETENZA E SCHIETTEZZA

È morto a 78 anni Gianni De Michelis, dopo una lunga malattia. Un politico della cosiddetta prima repubblica, molto particolare per la schiettezza, per il suo profondo acume politico, per la sua predilezione per la musica e le discoteche. Socialista, Veneziano, laureato in Ingegneria chimica, è stato piu volte ministro, sempre in dicasteri più importanti. Fu il più conosciuto e riconosciuto dirigente nel PSI di Bettino Craxi. Il craxismo segnò il decennio degli anni 80, e De Michelis ne incarnò lo spirito con la modernità del suo pensiero e della sua opera. Ho avuto modo di conoscerlo e di parlargli più volte, e la sensazione avuta ogni volta, è stata quella di trovarmi davanti una persona molto convinta delle sue capacità, che in effetti erano non comuni. Assai diretto, comunicava con un linguaggio semplice e preciso, pur trattando temi di grande profondità; lo faceva con un apparente aristocratico distacco, dimostrava grande responsabilità, nell’esercizio delle sue funzioni di governo.

In un convegno sull’energia, da ministro delle Partecipazioni Statali, il suo intervento mi impressionò per la padronanza sia tecnica, che per la conoscenza dettagliata dei problemi dell’approvvigionamento petrolifero e delle scelte alternative da intraprendere in Europa ed in Italia. In un altra occasione, ed era ministro del Lavoro, ebbi modo di contattarlo per una vertenza sindacale molto infuocata che aveva bisogno di una soluzione celere. Pur essendo il periodo natalizio e pur avendo qualche difficoltà in quanto il personale ministeriale era difficile da reperire, ci convocò il 27 dicembre, di mattina, presso l’Hotel Plaza di Roma, dove alloggiava abitualmente. Mi ricordo che durante la discussione, l’imprenditore cercava di vanificare la soluzione rapida che si ricercava. Si sentì dire dal Ministro seccamente: “Veda dottore, non creda che io mi sia scomodato durante le feste per farmi prendere in giro da lei! Penso che faccia bene a trovare la soluzione ora. Diversamente, mi creda, avrà molte più difficoltà di quelle che la fanno resistere in questo momento”.

Passarono pochi minuti ancora, e l’accordo fu firmato. Questo era De Michelis: figlio del suo tempo, protagonista convinto delle sue idee, politico intransigente. Insomma, un alto esempio per la classe politica di questo tempo, per competenza, per determinazione e fedeltà alla filosofia a cui aderiva e che cercava di tramutare in opere concrete; senza demagogia, senza trasformismo. Penso che difficilmente si riuscirà a cancellare il valore di De Michelis e di tanti altri, impegnati per il progresso italiano di quell’epoca. Nonostante verità negate e deturpate, nonostante il tentativo costante di abbandonare all’oblio le pagine più belle della democrazia, da parte di chi essendo stato condannato dalla storia, ha voluto con diabolica determinazione riscriverla a proprio piacimento. 

Raffaele Bonanni