Ad Ankara Rutte rilancia la Nato “Ora è il momento di realizzare”

ANKARA (TURCHIA) (ITALPRESS) – “L’anno scorso abbiamo pianificato. Quest’anno dobbiamo realizzare”. Con queste parole il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha aperto stamane la seconda giornata del vertice di Ankara, che vede presenti i capi di Stato e di governo dei Paesi dell’Alleanza. Il messaggio è chiaro: la fase delle decisioni è conclusa e quella dell’attuazione è già iniziata. L’aumento delle spese militari, il rafforzamento della base industriale della difesa, il sostegno all’Ucraina e il consolidamento della deterrenza dovranno ora tradursi in capacità operative concrete. Rutte ha ricordato che gli Alleati europei e il Canada hanno incrementato di 258 miliardi di dollari gli investimenti nella difesa tra il 2025 e il 2026, sottolineando tuttavia come il nodo principale non sia più la disponibilità delle risorse economiche, bensì la capacità dell’industria di trasformarle rapidamente in sistemi d’arma, munizioni e piattaforme operative. “Lo facciamo perché abbiamo bisogno degli equipaggiamenti necessari a difenderci. Il nostro obiettivo è prevenire la guerra, diventando così forti che nessuno possa pensare di attaccarci”, ha affermato, indicando nell’espansione della produzione industriale il principale banco di prova dell’Alleanza. “L’anno scorso abbiamo pianificato, quest’anno stiamo realizzando”. Sul fronte ucraino, il segretario generale ha espresso la convinzione che il Summit confermerà “un forte impegno pluriennale” a sostegno di Kiev, ritenuto indispensabile per la sicurezza euro-atlantica. Nella visione delineata da Rutte, la Nato sta entrando in una nuova fase della propria evoluzione.

Il riequilibrio della spesa tra le due sponde dell’Atlantico rappresenta, a suo giudizio, uno dei cambiamenti più significativi degli ultimi decenni. “Il presidente Trump è riuscito a ottenere ciò che tutti i presidenti americani, da Eisenhower in poi, avevano cercato di fare: riequilibrare la spesa per la difesa tra Europa e Stati Uniti. Oggi questo sta realmente accadendo”. Pur ricordando che il percorso verso il traguardo del 5% del Pil rimane l’obiettivo strategico dell’Alleanza, Rutte ha evidenziato come “abbiamo già raggiunto il 4% nel 2026”, definendolo “un risultato straordinario”, favorito sia dal deterioramento del quadro di sicurezza sia dalla pressione esercitata negli ultimi anni da Washington sugli Alleati europei. “Il presidente Trump ha incoraggiato con forza gli europei e il Canada a fare di più e oggi questo sta producendo risultati. Stiamo costruendo una Nato più forte, con un’Europa più forte al suo interno”. Le dichiarazioni più incisive hanno riguardato però il Medio Oriente. Rutte ha ribadito che l’Alleanza considera imprescindibile impedire all’Iran di acquisire capacità nucleari militari. “L’Iran non dovrà mai mettere le mani su un’arma nucleare”, ha affermato, aggiungendo che “la completa riapertura dello Stretto di Hormuz è una condizione essenziale per tutti i trentadue Alleati”. In questo quadro ha difeso apertamente i recenti attacchi condotti dagli Stati Uniti contro obiettivi iraniani, giudicandoli “assolutamente necessari”. “Quando è in vigore un cessate il fuoco e l’Iran continua sostanzialmente a violarlo, come dimostrano gli attacchi contro il traffico marittimo, è fondamentale che gli Stati Uniti reagiscano con fermezza”.

Anche sul rapporto con Washington il segretario generale ha voluto dissipare ogni dubbio. “Gli Stati Uniti sono pienamente impegnati nella Nato”, ha dichiarato, ricordando che la sicurezza dell’Atlantico, dell’Europa e dell’Artico coincide con gli interessi strategici americani. Allo stesso tempo ha ribadito che l’Amministrazione statunitense continua a chiedere agli Alleati europei una maggiore assunzione di responsabilità. “Questa aspettativa era giusta e continua a esserlo. Oggi europei e canadesi stanno facendo esattamente questo. È una sconfitta per Putin ed è una vittoria per il presidente Trump”. Il segretario generale ha poi richiamato l’attenzione sulla crescente competizione strategica nell’Artico, sostenendo che “Russia e Cina stanno cercando di aumentare il loro accesso alla regione” e che l’Alleanza sta lavorando con Danimarca e Groenlandia per impedire che ciò comprometta la sicurezza del fianco settentrionale. Parallelamente ha confermato che la Russia continuerà a essere indicata come “la minaccia di lungo periodo per il territorio della Nato”, lasciando intendere che la dichiarazione finale del Summit manterrà sostanzialmente invariata la valutazione strategica adottata negli ultimi vertici.

Guardando alle priorità operative dell’Alleanza, Rutte ha individuato nell’industria della difesa il vero fattore decisivo della nuova postura Nato. “La promessa del 5% è già stata fatta. Adesso dobbiamo darle attuazione”, ha osservato, aggiungendo che “non ci si difende con dollari, euro o lire turche. Ci si difende con uomini e donne in uniforme e con un’industria capace di fornire loro gli equipaggiamenti necessari”. Pur riconoscendo gli importanti progressi registrati negli ultimi mesi, il segretario generale ha ammesso che “né gli Stati Uniti né l’Europa producono ancora quanto sarebbe necessario”, indicando proprio nell’aumento della capacità produttiva la sfida strategica che accompagnerà l’Alleanza negli anni a venire. La conclusione è stata affidata a un messaggio rivolto direttamente al Cremlino, destinato a sintetizzare la postura politica con cui la Nato si presenta al Summit di Ankara. “Questa Alleanza difenderà ogni centimetro del proprio territorio. Non potrete vincere contro la Nato”. Quindi l’avvertimento finale: “Siamo un’Alleanza difensiva. Non attaccheremo nessuno. Difenderemo il nostro modo di vivere, le nostre democrazie e il nostro territorio. Non sfidateci. Non giocate con noi”. Parole che fotografano la strategia dell’Alleanza nella nuova fase delineata da Rutte: rafforzare la deterrenza attraverso investimenti, capacità industriali e coesione politica, nella convinzione che la credibilità della Nato dipenda sempre meno dalle dichiarazioni di principio e sempre più dalla rapidità con cui saprà trasformare le decisioni politiche in potenza militare effettiva.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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