ROMA (ITALPRESS) – A febbraio, la dinamica su base sia mensile sia annua dell’export è in parte influenzata da vendite a elevato impatto della cantieristica navale: al netto di queste, si stima un aumento congiunturale meno ampio (+1,8%, da +2,6%) e una crescita tendenziale del +0,9%. E’ quanto emerge dai dati Istat sul commercio con l’estero e prezzi all’importazione. La crescita tendenziale dell’export verso gli Stati Uniti resta elevata ma è concentrata nella farmaceutica e negli altri mezzi di trasporto; quella più sostenuta verso la Svizzera si deve soprattutto alle maggiori esportazioni di metalli; mentre la decisa flessione dell’export verso la Germania è influenzata dalle vendite di mezzi di navigazione marittima rilevate a febbraio 2025 (al netto di queste, la flessione si riduce a -0,7%). L’import torna a crescere su base mensile; al netto dell’energia, cresce su base annua del +2,7%. A febbraio, l’aumento congiunturale dei prezzi all’import è dovuto al rialzo dei prezzi dell’energia (petrolio greggio e gas naturale) e dei beni intermedi (in particolare i metalli) nell’area non euro; su base annua, la loro flessione si amplia lievemente. A febbraio 2026 si stima una crescita congiunturale più ampia per le importazioni (+3,5%) rispetto alle esportazioni (+2,6%). L’aumento su base mensile dell’export si deve alle maggiori vendite verso l’area extra Ue (+5,3%), mentre l’export verso l’area Ue risulta stazionario. Nel trimestre dicembre 2025-febbraio 2026, rispetto al precedente, l’export cresce dello 0,9%, l’import si riduce dell’1,3%.
A febbraio 2026 l’export in valore è pressoché stazionario su base annua (-0,2%); in volume, si riduce del 2,2%. La quasi stazionarietà su base annua dell’export in termini monetari è sintesi di una crescita per i mercati extra Ue (+2,8%) e di una riduzione per quelli Ue (-2,9%). L’import registra una flessione tendenziale dell’1,3% in valore, che coinvolge in misura più ampia l’area Ue (-2,0%) rispetto a quella extra Ue (-0,3%); in volume, invece, le importazioni crescono dello 0,4%. Su base annua, tra i settori che più contribuiscono a frenare l’export si segnalano mezzi di trasporto, esclusi autoveicoli (-22,1%), articoli sportivi, giochi, strumenti musicali, preziosi, strumenti medici e altri prodotti non classificati altrove (n.c.a.) (-12,1%) e coke e prodotti petroliferi raffinati (-18,2%). All’opposto, i contributi positivi maggiori derivano dall’aumento delle vendite di metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (+30,7%) e articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (+3,0%). Su base annua, i paesi che forniscono i contributi negativi maggiori all’export nazionale sono Germania (-15,4%), Spagna (-15,3%), Turchia (-27,0%) e Regno Unito (-13,6%). Crescono le esportazioni verso Svizzera (+33,2%), Stati Uniti (+8,0%) e paesi OPEC (+14,5%).
Nei primi due mesi del 2026, l’export registra una flessione tendenziale del 2,2%, cui contribuiscono soprattutto le minori vendite di mezzi di trasporto, esclusi autoveicoli (-16,3%), coke e prodotti petroliferi raffinati (-29,1%) e macchinari e apparecchi n.c.a. (-4,1%). L’apporto positivo maggiore deriva, invece, dall’aumento delle esportazioni di metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (+24,2%). Il saldo commerciale a febbraio 2026 è pari a +4.944 milioni di euro (era +4.444 milioni nello stesso mese del 2025). Il deficit energetico (-3.466 milioni) è inferiore rispetto a un anno prima (-5.000 milioni). L’avanzo nell’interscambio di prodotti non energetici scende da +9.444 milioni di febbraio 2025 a +8.409 milioni di febbraio 2026. Nel mese di febbraio 2026 i prezzi all’importazione aumentano dello 0,4% su base mensile mentre flettono del 3,4% su base annua (da -3,2% di gennaio).
– foto IPA Agency –
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