L’energia spinge l’inflazione ma non basta la moral suasion

IPA86870956 - Distributore di carburanti a Roma

di Raffaele Bonanni

ROMA (ITALPRESS) – La benzina sopra i due euro, il gasolio ancora più su: non è più un allarme, è ormai una tassa sulla mobilità. Il 20 settembre la media nazionale self era 2,154 euro al litro per la benzina e 2,334 per il diesel; dopo i primi tetti volontari, a fine mese le medie erano scese attorno a 2,11 e 2,32 euro. Intanto l’inflazione è balzata al 4,2% dal 3,3% di agosto. Il punto è questo: l’inflazione di fondo è appena all’1,7%, mentre gli energetici crescono del 22,3%.

Non sono dunque i consumi interni ad alimentare l’incendio: è l’energia. È la vecchia morsa mediorientale che da mezzo secolo torna a stringere l’Europa. Oggi ha due nomi: Hormuz e Mar Rosso. Prima della guerra nello Stretto passava circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e Gnl; a settembre il traffico è precipitato. Lì attacchi e deviazioni complicano le rotte alternative. A questo si sommano il potere dell’Opec+, noli e assicurazioni, una raffinazione spesso lontana dai mercati di consumo, i margini della filiera e, alla fine, il fisco. Accise e Iva non conoscono geopolitica: quando il prezzo industriale sale, continuano a pesare.

Il Governo ha scelto una strada insolita: più moral suasion che decreto. Enilive ha fissato un massimo di 1,99 euro per la benzina e 2,19 per il diesel; IP si è mossa sugli stessi livelli in parte della rete, Q8 ha introdotto un tetto modulare e Tamoil misure fino al 31 ottobre. La concorrenza ha fatto il resto: se una rete abbassa il prezzo, le altre rischiano di perdere clienti. C’è anche un dato politico. Il Governo aveva valutato una tassazione degli extraprofitti della raffinazione. Una stima di Transport & Environment citata alla Camera quantifica in circa 4 miliardi gli extraprofitti generati in Italia dalla vendita di carburanti stradali nel primo semestre 2026. Non sappiamo se Palazzo Chigi abbia fatto roteare quel bastone: sappiamo però che il bastone era sul tavolo. E la moral suasion ha prodotto un risultato che regole e autorità non avevano reso automatico.

Qui sta il punto più scomodo. Non possiamo affidare la tutela dei consumatori alla capacità di un presidente del Consiglio di telefonare agli amministratori delegati. Se un mercato essenziale reagisce soltanto a una pressione politica informale, i meccanismi ordinari di concorrenza, trasparenza e vigilanza vanno rivisti. Quanto dureranno gli sconti? Le iniziative sono temporanee. Molto dipenderà da Hormuz, dal Mar Rosso e dal petrolio.

Ma una lezione resta. Maggioranza e opposizione smettano lo scaricabarile e portino in Parlamento una proposta: più strumenti alle Autorità, controlli sui margini della filiera, trasparenza sui prezzi e procedure automatiche quando materia prima e pompa divergono troppo. Su energia e inflazione hanno governato, a turno, quasi tutti. Nessuno può chiamarsi fuori. La politica deve costruire gli argini prima dell’emergenza, perché la concorrenza funzioni senza ordini informali. La prossima crisi non può essere affrontata con una telefonata fortunata. Il passaggio su Hormuz è sostenuto dai dati sul crollo dei transiti e sul ruolo dello Stretto nelle forniture mondiali; anche le tensioni nel Mar Rosso e la politica produttiva OPEC+ sono documentate. Le iniziative di Enilive, IP, Q8 e Tamoil risultano invece effettivamente avviate dopo la moral suasion del Governo.

– Foto Ipa Agency –

(ITALPRESS).

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