di Raffaele Bonanni
ROMA (ITALPRESS) – Il voto del Senato del 23 settembre segna una svolta che può diventare storica. Con l’approvazione definitiva della legge delega sul nucleare sostenibile, l’Italia torna, dopo quasi quarant’anni, a considerare l’atomo parte possibile della propria strategia energetica. Non significa costruire domani una centrale. Significa però ricostruire il quadro normativo, industriale e scientifico necessario per poter scegliere.
La legge affida al Governo il compito di disciplinare l’intero ciclo: produzione di energia, tecnologie nucleari avanzate, sicurezza e radioprotezione, localizzazione e autorizzazione degli impianti, combustibile, smantellamento, rifiuti radioattivi, ricerca, formazione e sviluppo della filiera nazionale. Dovrà inoltre essere definito un programma nazionale per inserire nucleare sostenibile e fusione nel futuro mix energetico. È dunque una decisione che lega decarbonizzazione, sicurezza degli approvvigionamenti, indipendenza energetica e competitività. Era tempo di arrivarci. Dopo il referendum del 1987, nel clima segnato da Chernobyl, una paura comprensibile si trasformò in una rinuncia strategica. Mentre crescevano industria, consumi civili e domanda di elettricità, ci convincemmo che l’energia sarebbe rimasta abbondante, disponibile e a basso costo. Bastava comprarla. Gas e petrolio sembravano la soluzione più comoda. Abbiamo sottovalutato emissioni, prezzi e il rischio di dipendere da fornitori e aree instabili. Le crisi petrolifere, le guerre in Medio Oriente, la dipendenza dal gas russo, l’Ucraina e le tensioni sulle rotte del Mar Rosso hanno mostrato quanto fragile fosse quella convinzione. Eppure, passata ogni emergenza, tornavamo a distrarci. Oggi sappiamo che il prezzo dell’energia non resta solo nella bolletta: entra nel costo dell’acciaio, del vetro, della ceramica, della chimica, dei fertilizzanti, dei trasporti e degli alimenti. Alimenta l’inflazione, riduce il potere d’acquisto, comprime i margini delle imprese e colpisce la competitività. Una crisi energetica diventa rapidamente crisi industriale e sociale. Qui emerge anche il prezzo dell’ideologia. Per troppo tempo una parte della politica e dell’ambientalismo ha trasformato il nucleare in un tabù, invece di confrontare tecnologie, rischi, costi e benefici. Con un paradosso: abbiamo rinunciato a produrre energia nucleare in casa continuando a importarla da Paesi europei che usano l’atomo. Ora non serve sostituire un’ideologia con un’altra.
Il nucleare deve affiancare rinnovabili, accumuli, reti ed efficienza. La sfida è produrre energia più pulita, stabile e sicura, riducendo l’esposizione agli shock esterni. Offre all’Italia l’occasione di correggere una stagione in cui abbiamo confuso la rinuncia con la prudenza e la dipendenza con la convenienza. Serviranno trasparenza, controlli, ricerca, competenze e informazione. Energia e industria sono ormai inseparabili. Tornare a scegliere significa tornare padroni del nostro futuro.
– foto IPA Agency –
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