Gas oltre 80 euro per MWh, Assovetro lancia l’allarme sulla tenuta dell’industria italiana del vetro

ROMA (ITALPRESS) – Il nuovo aumento del prezzo del gas, tornato oltre la soglia degli 80 euro per MWh, mette a rischio la competitività e la continuità produttiva dell’industria italiana del vetro. Assovetro chiede al Governo un intervento immediato per ridurre il costo dell’energia sostenuto dalle imprese gasivore e impedire che l’attuale crisi determini fermate degli impianti, perdita di occupazione e delocalizzazione della capacità produttiva. Per l’industria del vetro il gas naturale è il principale input energetico e, in molte produzioni, copre oltre l’80% del fabbisogno. I forni lavorano a ciclo continuo e non possono essere spenti in attesa di condizioni di mercato più favorevoli: una fermata può provocare danni rilevanti agli impianti e richiedere mesi, in alcuni casi anni, per il pieno riavvio della produzione.

L’energia ha rappresentato il 18,9% dei costi di produzione nel 2024, dopo il 22,1% del 2023 e quasi il 29% del 2022, quando in alcuni casi l’incidenza ha raggiunto picchi del 56%. Il ritorno del gas sopra gli 80 euro per MWh rischia ora di riportare il settore verso livelli incompatibili con una produzione economicamente sostenibile. La fase attuale presenta inoltre condizioni più critiche rispetto al 2022 e al 2023: i prezzi non mostrano segnali di riduzione, mentre molte imprese dispongono di coperture più limitate rispetto ad allora.

«Con questi prezzi l’equilibrio industriale non regge», dichiara Vitaliano Torno, presidente di Assovetro. «La crisi attuale è, per molti aspetti, più grave di quella del 2022 e del 2023. Allora molte aziende disponevano ancora, almeno in parte, di contratti stipulati durante una fase di prezzi relativamente bassi; oggi quel cuscinetto si è fortemente ridotto. A questo si aggiunge un divario competitivo sempre più difficile da colmare: in Europa il gas può costare fino a otto volte più che negli Stati Uniti, mentre diversi concorrenti asiatici e nordafricani beneficiano di energia agevolata, minori vincoli ambientali e condizioni fiscali molto più favorevoli».

Nel 2025 l’industria italiana del vetro ha prodotto oltre 5,5 milioni di tonnellate, generando un fatturato complessivo di circa 9 miliardi di euro. Assovetro rappresenta 70 aziende e circa 16.000 addetti diretti, ai quali si aggiunge un ampio indotto formato da imprese di manutenzione, impiantistica, trasporto, logistica, materie prime, raccolta e trattamento del rottame.

Le conseguenze della crisi energetica non resterebbero confinate alle vetrerie. Il vetro è un componente essenziale per il settore alimentare e delle bevande, la farmaceutica, la cosmetica, l’automotive, l’edilizia, gli isolanti, gli elettrodomestici e le applicazioni tecniche ed elettriche. Una riduzione della produzione nazionale provocherebbe aumenti dei costi lungo queste filiere, maggiore dipendenza dalle importazioni e rischi per la continuità degli approvvigionamenti.

«Difendere la produzione del vetro significa proteggere un patrimonio industriale costruito in decenni, migliaia di posti di lavoro e la capacità di approvvigionamento di settori fondamentali per il Paese», prosegue Torno. «In queste settimane le imprese stanno decidendo investimenti che determineranno il futuro industriale dei prossimi cinque anni. La visibilità sugli eventuali sostegni che il Sistema Paese intende assicurare alle attività produttive è decisiva, ma oggi manca: anche la percezione di un impegno credibile e stabile pesa sulle scelte di localizzazione. Senza una prospettiva chiara sui costi energetici, la chiusura di un forno può trasformarsi nella perdita definitiva di capacità produttiva, competenze e occupazione nei territori».

La riduzione della capacità produttiva avrebbe conseguenze anche sull’economia circolare. Nel 2025 il tasso di riciclo degli imballaggi in vetro ha raggiunto l’82,1%. Le vetrerie costituiscono lo sbocco industriale del vetro raccolto e trattato: se diminuiscono gli impianti in grado di riutilizzare il rottame, il sistema nazionale di raccolta e riciclo perde sostenibilità economica. Il vetro importato e consumato in Italia deve comunque essere raccolto e riciclato nel nostro Paese, con il rischio di maggiori costi per la collettività e di un crescente ricorso allo smaltimento.

Le proposte di Assovetro si concentrano su due direttrici: disaccoppiare il prezzo della quota marginale più costosa dal resto del mercato e consentire alle imprese gasivore di accedere a forniture di lungo termine a condizioni compatibili con la competizione industriale internazionale.

Serve un disaccoppiamento anche nel mercato del gas“, afferma Marco Ravasi, vicepresidente di Assovetro con delega all’Energia. .”Una quota limitata di gas scambiata intorno agli 80 euro per MWh finisce per fissare il prezzo di riferimento per l’intero mercato. Non è sostenibile che la componente marginale, più costosa, trasferisca il proprio prezzo a tutte le forniture, indipendentemente dai loro effettivi costi di approvvigionamento. Occorre correggere questo meccanismo e fare in modo che il prezzo pagato dall’industria rifletta meglio la struttura e la diversificazione degli approvvigionamenti italiani”.

Accanto a un rimedio contingente serve una soluzione strutturale”, conclude Ravasi. “I consumatori industriali devono poter partecipare ai contratti di importazione e accedere ad accordi di fornitura di lungo termine basati sui costi effettivi di approvvigionamento, a prezzi industriali e non integralmente esposti alle oscillazioni del mercato spot. Le decisioni di investimento vengono prese ora: senza un orizzonte affidabile sui costi energetici, nuova capacità produttiva e occupazione rischiano di spostarsi fuori dall’Italia e dall’Europa”.

– foto logo Assovetro –

(ITALPRESS).

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