Cuzzelli “La Nato sta meglio di ogni previsione catastrofista”

ROMA (ITALPRESS) – Il vertice Nato di Ankara di inizio luglio è servito a tirare le somme sulla situazione relativa ai “punti caldi” del pianeta, dall’Ucraina all’Iran, ma è soprattutto servito a confermare che lo stato di salute dell’Alleanza è molto migliore “rispetto alle previsioni catastrofiche di prefiche, neutralisti, filorussi e altri associati tipici”. E’ questa l’opinione di Giorgio Cuzzelli, docente di Sicurezza e studi strategici all’Università Lumsa di Roma, intervistato da Claudio Brachino per Diplomacy Magazine, la rubrica di geopolitica dell’agenzia Italpress.

“L’incontro (ad Ankara) è andato molto meglio di quanto si auspicasse. Sono emersi cinque aspetti fondamentali che dobbiamo tenere ben presenti per il futuro. Il primo: la Russia è l’avversario che va contenuto. È stato ribadito e Trump su questo non ha avuto nulla da ridire. In secondo luogo, per contenere la Russia è necessario aiutare l’Ucraina e anche questo è stato ribadito, tanto che il presidente Trump ha addirittura deciso di concedere la licenza per la costruzione degli intercettori del sistema Patriot agli ucraini, cosa mai avvenuta prima”, ha osservato Cuzzelli.

Elencando gli altri punti, il docente di Sicurezza e studi strategici ha sottolineato che “gli Stati Uniti rimarranno nell’Alleanza atlantica”, ma “dovranno trasferire delle capacità in direzione del Pacifico” e dunque gli europei dovranno fare “molte cose da soli al posto degli americani”.

“E il quinto aspetto fondamentale è che proprio in ragione di questo, oltre a dover sostituire gli americani, gli europei dovranno cominciare a preoccuparsi in modo molto più significativo della propria difesa, quindi acquisire capacità aggiuntive che oggi non hanno”, ha dichiarato Cuzzelli. “Sono cinque passaggi fondamentali che vanno in direzione di quella NATO 3.0 di cui si fa un gran parlare, ma su cui le idee fino ad oggi erano abbastanza confuse. Adesso le idee sono molto chiare, la strada è tracciata. Direi che rispetto alla confusione di un anno fa abbiamo fatto non uno ma cinque grossi passi avanti”, ha concluso.

Uno dei punti che più hanno avuto risonanza dal punto di vista mediatico è stato l’annuncio di Trump sulla possibile concessione di una licenza a Kiev per la produzione in loco dei Patriot. “La promessa ha dei risvolti militari, perché consentirà all’Ucraina di andare in direzione dell’autosufficienza dalle forniture statunitensi; ha dei risvolti industriali perché significa sostanzialmente ‘ingegnerizzare’ delle linee di produzione che in questo momento in Ucraina non ci sono, e questo necessariamente richiederà del tempo. E da ultimo vi è un discorso di cessione di tecnologie e di proprietà intellettuali, perché costruire su licenza significa in qualche modo venire a conoscenza di quelli che sono anche segreti industriali dietro a questi intercettori”, ha osservato Cuzzelli secondo cui la promessa fa trasparire anche una “volontà politica”. “In sostanza abbiamo assistito a un’inversione di rotta di 180 gradi di Trump rispetto all’anno scorso. Perché? Verosimilmente perché si è reso conto che Putin non è un interlocutore affidabile quando si parla di pace per la guerra in Ucraina”, ha concluso il docente della Lumsa.

Gli Stati Uniti non sono solo impegnati sul fronte ucraino, e in Iran la situazione si fa sempre più complessa, anche per le implicazioni economiche che si innestano come vere e proprie “armi” all’interno del conflitto. Implicazioni, osserva il docente della Lumsa, che non compaiono per la prima volta nella storia, ma che sono state usate in vari momenti, persino “contro Napoleone”. “C’è stata evidentemente da parte statunitense una grossolana sottovalutazione di quelle che erano le possibilità di manovra del regime iraniano o le sue possibilità di resistenza. Siamo in presenza di una cleptocrazia sanguinaria mascherata da dittatura leninista, il cui unico scopo è il mantenimento del potere a qualunque costo, indipendentemente dai sacrifici che impone alla propria popolazione”, ha dichiarato Cuzzelli.

Qual è quindi la soluzione? “Mantenere la pressione, a questo punto non vi è altro da fare”, ha commentato il docente della Lumsa. Nel teatro mediorientale, la questione iraniana si intreccia con la situazione di Israele, che resta protagonista di più fronti aperti.

“Dal punto di vista israeliano la questione si sostanzia nei termini di sette conflitti che contemporaneamente il paese sta affrontando, di cui quello iraniano è, se vogliamo, il più lontano, ma non è necessariamente il meno importante”, osserva Cuzzelli, ricordando che “Teheran ha pubblicamente affermato in più occasioni che il fine ultimo della Repubblica Teocratica è quello di procedere all’eliminazione fisica di quella che chiama l’entità sionista”. Il secondo problema che Israele affronta “è quello della minaccia immanente nel Libano meridionale”, dove Hezbollah, succedaneo dell’Iran, ha “sostanzialmente colonizzato, militarizzato e fortificato” il Sud del Libano. “Poi vi è la questione di Gaza, che è stata, come sappiamo, congelata da un armistizio fortemente voluto dalla presidenza Trump di fronte a una risposta israeliana all’attacco del 7 ottobre che aveva ecceduto ogni limite di umana comprensibilità e di accettabilità giuridica”, ha detto Cuzzelli, secondo cui la situazione a Gaza può essere attualmente considerata “come un conflitto latente congelato”. 

Vi è infine la situazione della Cisgiordania. “Lì Israele evidentemente è in torto dal punto di vista del diritto internazionale, perché ha tollerato le azioni violente di una fascia estrema della propria popolazione, i cosiddetti coloni che da un lato sono stati ostacolati dal governo, e dall’altro sono stati incitati da frange politiche che del governo medesimo fanno parte”, ha osservato Cuzzelli. Dal punto di vista politico interno, secondo il docente si tratta di “attacchi opportunistici da parte di questi coloni” in vista delle elezioni del prossimo ottobre. “Si rendono conto che con le elezioni c’è il forte rischio per loro di non avere più una spalla al governo. Quindi cercano di guadagnare quello che possono fintanto che hanno una parte della maggioranza a loro favore”, ha concluso l’esperto.

– Foto Italpress –

(ITALPRESS).

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