Meloni a Palermo: “Contro la mafia se necessario anche l’Esercito”. Omaggio a vittime della strage di Capaci, poi lo svelamento della Croma di Falcone

PALERMO (ITALPRESS) – “Siamo qui per fare il punto sull’impegno che lo Stato e le istituzioni a ogni livello stanno portando avanti per garantire la sicurezza di questo territorio, per individuare insieme le soluzioni più efficaci per dare risposte ai problemi che sono più urgenti per i cittadini di Palermo”. Lo ha detto il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenendo a una riunione straordinaria del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, alla Prefettura di Palermo.

“Ho scelto di esserci oggi perché la sicurezza dei cittadini si costruisce soprattutto dialogando con i territori e con coloro che su quei territori garantiscono la sicurezza. Sono qui per ribadire ancora una volta che questa città e i suoi cittadini sono al centro dell’azione del governo e delle sue istituzioni“.

“Palermo è un luogo in cui lo Stato ha dimostrato più forse che in ogni altro luogo la sua capacità di non essere disposta a indietreggiare quando i momenti davvero difficili arrivavano, di non essere disposta a indietreggiare di fronte alla violenza mafiosa – ha sottolineato Meloni -. È un messaggio che noi raccogliamo e proviamo a rilanciare e ribadire con la stessa determinazione anche oggi, chiaramente non solo celebrando i nostri eroi del passato, ma anche provando a capire come si possa fare la nostra parte per essere all’altezza di quell’esempio, di quell’insegnamento”. 

“Sappiamo bene che cosa è accaduto di recente in alcune zone di questa città, in particolare nella periferia nord ovest, in diversi comuni della fascia costiera, da Isola delle Femmine a Capaci e Carini: le raffiche di kalashnikov, le intimidazioni ai commercianti e agli imprenditori, le taniche di benzina date alle fiamme per terrorizzare i cittadini sono immagini che non vedevamo da tempo ma che non abbiamo alcuna intenzione di tollerare. Io sono qui anche e soprattutto per dire grazie, perché lo Stato non è rimasto a guardare. Proprio nelle scorse ore i cc del comando provinciale di Palermo, ai quali va il nostro ringraziamento, hanno eseguito il fermo di 22 persone, poi diventate 24, ritenute protagoniste dell’escalation criminale degli ultimi mesi. E’ un segnale che io considero inequivocabile, particolarmente bello perché arriva in questa settimana. Chi pensa di portare Palermo indietro, chi pensa di terrorizzare chi lavora onestamente, troverà di fronte a sé uno Stato determinato, che reagisce e che colpisce. Di questo io devo ringraziare ovviamente il procuratore De Lucia, tutti i magistrati, gli inquirenti, tutte le forze dell’ordine, quindi questo tavolo nella sua complessità. E voglio ricordare che accanto a queste indagini lo Stato ha agito subito anche sul territorio. Il prefetto Mariani, che ringrazio ha disposto l’istituzione delle zone rosse a Sferracavallo e allo Zen, i quartieri che sono più esposti a questi fenomeni”, ha aggiunto.

“Il ministro Piantedosi ha assegnato 90 agenti in più per il controllo del territorio. Sono unità che si sommano alle 850 già destinate a quest’area dal 2025 ad oggi. Il ministero dell’Interno, insieme al prefetto Pisani, ha individuato ulteriori risorse per l’assunzione di personale della polizia locale per l’attività straordinaria di controllo – ha aggiunto -. Ai 9 milioni di euro che sono stati già assegnati a Palermo e ai Comuni dell’area metropolitana se ne aggiungeranno altri 6 e sono chiaramente risorse molto preziose che servono a finanziare i progetti di sicurezza urbana e di potenziamento dei presidi sul territorio. In particolare partirà tra poco la sperimentazione di impianti di videosorveglianza a fini investigativi nelle zone che sono più a rischio della città. Telecamere che sono gestite direttamente dalla squadra mobile per prevenire e per reprimere i reati”.

Per il premier sono “segnali importanti di una capacità soprattutto che c’è di fare gioco di squadra, di un’attenzione reale e costante che dal mio punto di vista va ancora rafforzata e che siamo qui per ragionare di come rafforzare ancora insieme, anche per continuare a garantire il massimo sostegno alle vittime delle intimidazioni del racket. Il messaggio deve essere chiaro: lo Stato c’è, non lascia sola sole le persone per bene, quelle che ogni giorno si rimboccano le maniche per creare ricchezza e lavoro in questo territorio”.

“Io penso che possiamo riuscire a fare di più e che possiamo riuscire a fare ancora meglio. Allora penso che l’obiettivo di questo comitato dovrebbe essere quello di fissarsi come obiettivo trovare nel più breve tempo possibile le soluzioni operative per avviare una operazione straordinaria di controllo e di presidio fisso del territorio, a partire dai quartieri che sono più a rischio – ha sottolineato Meloni -. Penso soprattutto allo Zen, presidio che si può garantire ovviamente con le forze di Polizia ma non solamente, forse anche con il coinvolgimento dei militari dell’Esercito in operazioni congiunte. Se necessario possiamo anche intervenire sulle norme che oggi disciplinano Strade Sicure, e penso che questo sia il passo successivo che possiamo fare per rafforzare ancora di più un lavoro importante che è stato fatto e che è necessario per stroncare l’escalation di violenza che una parte di questo territorio sta vivendo”.

“Dal 2023 a oggi qui a Palermo sono state realizzate 118 operazioni ad alto impatto, comprese quelle nelle stazioni ferroviarie. Sono stati impiegate oltre 3.000 unità di forze di polizia, controllate più di 14.000 persone. Con le zone rosse sono state controllate circa 45.000 persone, di cui quasi 3.500 stranieri, allontanando i soggetti che sono stati ritenuti pericolosi con precedenti di polizia. Negli ultimi 4 anni nella città metropolitana di Palermo i beni confiscati alla mafia che sono stati restituiti alla collettività e trasferiti agli enti locali sono cresciuti di quasi il 60%: 128 immobili confiscati che sono stati destinati prevalentemente all’emergenza abitativa. La ricchezza strappata alle mafie torna nella nella disponibilità della collettività per aiutare i problemi delle famiglie, particolarmente di quelle più fragili”, ha aggiunto.

“Lo Stato qui non ha abbassato la guardia, continua a colpire la criminalità organizzata nei suoi interessi economici, nelle sue strutture nella sua capacità di intimidazione. Dobbiamo insistere evolvendo, anche perché chiaramente le mafie cambiano, investono nell’economia legale, sfruttano le nuove tecnologie, cercano nuovi spazi di infiltrazione, nuovi strumenti per condizionare il tessuto produttivo, e per questo è fondamentale anche continuare a rafforzare gli strumenti investigativi e sostenere il lavoro di tutte le istituzioni che sono impegnate su questo fronte – ha sottolineato ancora -. Quindi io sono qui soprattutto per dire grazie a voi e con voi per dare un messaggio chiaro: a Palermo lo Stato c’è e vuole essere sempre più presente con determinazione, con umiltà ma con costanza e con determinazione senza mai indietreggiare, perché questo è il modo più serio che conosciamo di onorare la memoria di chi ha dato la vita per la libertà, per la legalità, in territori come questo”.

LA CERIMONIA DI SVELAMENTO DELLA CROMA DI FALCONE

“Sono abbastanza abituata a parlare in pubblico, però oggettivamente, oggi non è facile prendere la parola qui, dopo che con la professoressa Falcone abbiamo assistito allo svelamento della Fiat Croma, di quello che resta, su cui viaggiavano Giovanni Falcone e Francesca Morvillo. Perché l‘emozione è penetrante, è tagliente. Ti mette di fronte alla storia, quella con la S maiuscola, che è fatta di carne, di sangue, di fatti che cambiano il corso degli eventi, la storia di una nazione che ha determinato, è il mio caso, la traiettoria della nostra vita, delle nostre scelte”. Lo ha detto il premier Giorgia Meloni, nel suo intervento al “Museo del Presente – Falcone e Borsellino”, a Palermo, nel corso della cerimonia per il disvelamento della Fiat Croma sulla quale, il 23 maggio 1992, viaggiavano Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e l’autista Giuseppe Costanza, poi sopravvissuto alla strage nella quale morirono anche gli uomini della scorta della Polizia di Stato, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani.

“34 anni fa l’Italia di colpo fu costretta a fare i conti con qualcosa di spaventoso, ma anche un male che molti avevano finto di non vedere. La strage di Capaci cambia tutto, da quel momento in poi nessuno ha più potuto accampare scuse. Gli italiani compresero allora che ognuno aveva la sua responsabilità in questa battaglia“.

“È evidente che per Cosa nostra il giudice Falcone meritava una punizione esemplare, la più feroce e più violenta. Doveva essere un messaggio: nessuno doveva sfidare la mafia. Ma Cosa nostra ha fatto un errore di valutazione. Quell’intimidazione produsse un effetto diametralmente opposto, portò la gente a reagire e nacque così una nuova consapevolezza civile, la consapevolezza per cui combattere la mafia è una responsabilità condivisa. Non era solo compito delle forze dell’ordine e dei magistrati, da quel dolore prese forza una mobilitazione che ha cambiato per sempre il rapporto tra gli italiani e la mafia. Compresero che ognuno aveva la sua responsabilità in quella battaglia”

“Tra pochi giorni ricorrerà l’anniversario della strage di via d’Amelio. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino erano due uomini, due amici, due persone che hanno avuto una vita accomunata anche dal destino terribile, due uomini che hanno conosciuto solitudine e isolamento, talvolta persino da chi avrebbe dovuto aiutarli e sostenerli. Ma, come dimostrano anche le più recenti indagini di Caltanissetta, chi ha tramato nell’ombra è stato sconfitto. Oggi è l’eredità di Falcone e Borsellino a gridare, squarciando quel velo di omertà e ipocrisia che per troppo tempo ha accompagnato la loro storia. Il testimone di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino non è caduto, è saldo nelle mani delle istituzioni, rappresenta un giuramento quotidiano, e va onorato con i fatti”

“Quel pomeriggio del 23 maggio del 1992 Giovanni Falcone e Francesca Morvillo stavano tornando a casa insieme agli agenti che li proteggevano. Questa Fiat Croma è l’ultimo luogo che hanno condiviso e a me piace pensare che, nonostante fossero consapevoli del rischio che correvano, in quella occasione stavano facendo quello che probabilmente abbiamo fatto noi venendo in macchina, parlare, a scherzare, a cosa si farà domani, cose normali. Abitudini di sempre. Perché Giovanni Falcone e Francesca Morvillo sono oggi per noi degli eroi, ma loro erano persone normali, si comportavano come persone normali. Erano persone perbene che sapevano distinguere il bene dal male, che facevano la loro parte al meglio delle proprie capacità. L’insegnamento più straordinario che ci hanno lasciato è questo: gli eroi non sono persone dotate di poteri straordinari, sono molto più banalmente persone che, quando si è presentato il momento di dover scegliere, hanno saputo da che parte stare. Hanno scelto la strada giusta”, ha aggiunto.

“Penso che questo sia l’insegnamento che dobbiamo portare con noi, l’insegnamento che ci hanno lasciato Giovanni Falcone e Francesca Morvillo. Non è solo chi ha una grande potere che può portare a grandi imprese. Scriveva Tolkien che sono le piccole mani che cambiano il mondo, aveva ragione. Sono le piccole azioni quotidiane che fanno la differenza, marcano continuamente il confine tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. La grande storia nasce dai questi gesti semplici”. 

“E’ un giuramento che va onorato con i fatti, difendendo e potenziando quella legislazione antimafia che porta il nome di questo eroe che è diventato un modello a livello internazionale, e impedendo che anche un solo boss lasci il 41 bis in assenza delle condizioni necessarie, costruendo la legislazione che salvi i bambini dalla condanna a crescere come mafiosi per colpa dei loro genitori, facendo in modo che nessun testimone possa essere lasciato solo lavorando tutti insieme perché l’Italia non arretri di un solo passo nella lotta alla mafia, nella lotta e nella caccia a latitanti, nella restituzione dei beni sottratti alla criminalità ai cittadini e facendo piena luce sulle pagine ancora oscure di quei terribili anni della nostra storia perché il popolo italiano ha il diritto di conoscere la verità e ogni sforzo per raggiungerlo deve esser sostenuto: lo dobbiamo soprattutto a loro”

MARIA FALCONE “CROMA DI GIOVANNI AL MUSEO DEL PRESENTE SEGNO RINASCITA”

“Non avevo mai visto la Croma dove è morto Giovanni. I 34 anni passati da quella data, il 23 maggio 1992, mi sono caduti tutti addosso, lasciandomi un dolore dilaniante” ha detto Maria Falcone. Maria Falcone ha ringraziato il premier Meloni “per aver capito l’importanza di una cosa del genere”. “Questo è un luogo di educazione permanente alla legalità, e davanti a quella macchina bisogna inchinarsi, pensare a quanto dolore ha creato ma anche alla reazione della società e delle istituzioni contro la mafia, una lotta alla mafia degna di uno Stato di diritto, come diceva Giovanni. Avere qui l’auto su cui morì mio fratello Giovanni non è un segno di sconfitta ma deve essere un segno di rinascita. Non piangiamo ma offriamo ai nostri giovani la possibilità di conoscere la storia recente che ha portato tanto dolore ma anche tanta voglia di cambiamento”, ha aggiunto.

MELONI RENDE OMAGGIO ALLE VITTIME DELLA STRAGE DI CAPACI

Poco prima di raggiungere la Prefettura, il presidente Meloni ha deposto un mazzo di fiori per rendere omaggio alla stele dedicata a Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e agli uomini della scorta, lungo l’autostrada A29, in prossimità di Capaci, nel luogo della strage del 23 maggio 1992.

– Foto Palazzo Chigi –

(ITALPRESS).

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