Iran, ucciso il portavoce dei Pasdaran. Khamenei reagisce: “Bisogna togliere sicurezza ai nostri nemici”

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TEHERAN (IRAN) (ITALPRESS) – Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha ufficialmente annunciato e commemorato la morte del suo portavoce, il generale di brigata Ali Mohammad Naeini, ucciso all’alba di oggi in un attacco congiunto attribuito a Israele e Stati Uniti. In un comunicato diffuso dal comando delle Guardie Rivoluzionarie si legge: “Nelle prime ore di questa mattina il generale Ali Mohammad Naeini, portavoce del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, è stato martirizzato in un vile attacco terroristico israelo-americano. Rendiamo omaggio al nostro valoroso portavoce, il generale Ali Mohammad Naeini. Non permetteremo che l’assassinio del nostro portavoce indebolisca la nostra forza morale, la nostra soft power e la nostra resilienza comunicativa”.

Naeini, nominato portavoce ufficiale dell’IRGC nel 2024, era diventato una figura centrale nelle trasmissioni televisive iraniane durante l’attuale escalation, apparendo quasi quotidianamente per commentare le operazioni militari, le perdite inflitte al nemico e la capacità di resistenza del sistema. Negli ultimi giorni aveva rilasciato dichiarazioni particolarmente dure, affermando che le forze armate iraniane potevano sostenere una guerra prolungata e che molte armi avanzate non erano ancora state impiegate.

La sua eliminazione rappresenta l’ennesimo colpo alla catena di comando e comunicazione del regime: nelle ultime 96 ore sono stati uccisi, tra gli altri, il ministro dell’Intelligence Esmail Khatib, il comandante della milizia Basij Gholamreza Soleimani e l’ex segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale Ali Larijani. Teheran denuncia una campagna sistematica di “assassinii mirati” contro i vertici politici, militari e di sicurezza. Il comunicato dell’IRGC conclude con un chiaro messaggio di rivalsa: “Il sangue dei martiri irrorerà la vendetta. La nostra voce non sarà silenziata e la nostra determinazione crescerà”. È atteso nelle prossime ore un nuovo lancio di missili o droni in rappresaglia, mentre il Leader Supremo Ali Khamenei ha già ordinato di “strappare la sicurezza ai nemici dentro e fuori il Paese”.

I media iraniani hanno annunciato anche la morte del generale Esmaeil Ahmadi, capo del dipartimento intelligence della milizia Basij, organizzazione paramilitare affiliata al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC). Secondo quanto riportato da canali televisivi di Stato e ripreso da Al Arabiya, il generale Ahmadi è stato eliminato in un attacco mirato attribuito a Israele, avvenuto nelle ultime ore. Ahmadi ricopriva un ruolo chiave nel coordinamento delle attività di controspionaggio, sorveglianza interna e repressione delle proteste all’interno della Basij, la più grande forza di mobilitazione popolare del regime con milioni di affiliati. La sua uccisione si aggiunge alla lunga lista di alti funzionari iraniani eliminati negli ultimi giorni: tra questi il ministro dell’Intelligence Esmail Khatib, il comandante della Basij Gholamreza Soleimani, il portavoce delle Guardie Rivoluzionarie Ali Mohammad Naeini e l’ex segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale Ali Larijani. Teheran denuncia una campagna sistematica di “assassinii mirati” volta a decapitare la leadership politica, militare e di sicurezza della Repubblica Islamica.

La Basij, nota per il suo ruolo nella repressione delle manifestazioni interne e nelle operazioni di sicurezza sul territorio, rappresenta uno dei pilastri del controllo sociale del regime. La perdita del suo responsabile intelligence è considerata un colpo particolarmente grave in un momento in cui il regime teme instabilità interna aggravata dalla guerra in corso. Non è ancora stata diffusa una rivendicazione ufficiale israeliana, ma fonti di intelligence regionali ritengono che l’operazione faccia parte della stessa serie di raid mirati che nelle ultime 96 ore hanno colpito vertici iraniani in diverse province.

PROSEGUE L’ESCALATION

Prosegue l’escalation nel conflitto tra Iran e Israele, con attacchi reciproci su larga scala che colpiscono infrastrutture strategiche e aree civili. Secondo fonti iraniane, nella notte tra giovedì e venerdì si sono verificati raid “violenti e su vasta scala” su diverse province meridionali, tra cui Bandar Abbas e Khuzestan, oltre a colpi mirati su Isfahan, vicino a installazioni militari. Testimoni locali hanno riferito di incendi su diverse unità navali nel porto di Lengeh, causati dal bombardamento israeliano. Da Teheran, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha annunciato il lancio di una nuova ondata di missili balistici nell’ambito dell’operazione “Promessa Veritiera 4” (True Promise 4).

La “mossa 66” sarebbe partita alle 1:20 locali (le 23:50 italiane di giovedì), impiegando missili a propellente solido e liquido di ultima generazione, definiti “superpesanti, ad alta precisione e con testate multiple”. Tra i vettori utilizzati: i “Qadr”, “Khorramshahr”, “Kheibar Shekan”, “Qiam” e “Zulfiqar”, affiancati da droni kamikaze. In Israele, le sirene d’allarme hanno suonato in diverse regioni, dal nord (Galilea occidentale) al centro del Paese. Media locali hanno diffuso immagini di frammenti di missili caduti in aree residenziali e aperte. Il sistema Iron Dome e le altre difese multilayer hanno intercettato gran parte dei proiettili, ma alcuni impatti hanno provocato danni e feriti.

In risposta, le Forze di Difesa israeliane (IDF) hanno rivendicato l’esecuzione di decine di sortite aeree nelle ultime 24 ore, colpendo oltre 130 obiettivi infrastrutturali iraniani. “Abbiamo completato centinaia di missioni offensive in tutto il territorio iraniano, neutralizzando infrastrutture chiave del regime”, ha dichiarato la portavoce IDF Ella Vaviya su X. Il bilancio complessivo del conflitto, entrato nel ventesimo giorno, resta in aggiornamento: decine di vittime da entrambe le parti, impennata dei prezzi energetici globali dopo i raid su giacimenti come South Pars e raffinerie, e timori di un allargamento regionale. Teheran continua a minacciare ritorsioni “senza limiti” se gli attacchi su infrastrutture energetiche e nucleari non cesseranno.

Uno degli attacchi missilistici di ieri nel nord di Israele, che ha colpito la raffineria nella baia di Haifa, ha provocato danni alle infrastrutture elettriche che alimentano un impianto di servizio e a un’area aperta adiacente a un edificio amministrativo. Lo ha comunicato l’operatore della raffineria, il gruppo petrolchimico israeliano Bazan, alla Borsa di Tel Aviv dove è quotato. Durante la notte è emerso che un’infrastruttura esterna di proprietà di terzi, vitale per le operazioni del gruppo, ha subito danni e che, secondo una valutazione preliminare, si prevede che torni operativa entro pochi giorni, scrivono i media israeliani.

80 SOLDATI E 64 CIVILI UCCISI NEI RAID USA-ISRAELE A LORESTAN

Un alto funzionario della sicurezza iraniana ha dichiarato che i bombardamenti congiunti americani e israeliani sulla provincia occidentale di Lorestan hanno causato finora la morte di 80 militari e 64 civili. Secondo la fonte, citata dall’emittente Al Arabiya, gli attacchi aerei hanno colpito 64 obiettivi distribuiti in 12 diverse città della provincia montuosa di Lorestan, una regione strategica per la presenza di basi missilistiche, depositi di munizioni e infrastrutture del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC). Un portavoce militare iraniano ha aggiunto, sempre secondo la stessa fonte: “La produzione di missili continua senza interruzioni anche in condizioni di guerra”.

La dichiarazione sembra mirare a rassicurare la popolazione e a inviare un segnale di resilienza, mentre Teheran affronta una campagna aerea prolungata che ha già distrutto numerosi siti di lancio, raffinerie e impianti nucleari sensibili in altre province. Lorestan, situata nel cuore del paese e storicamente considerata una roccaforte delle Guardie Rivoluzionarie, è diventata uno dei principali teatri delle operazioni aeree nemiche nelle ultime ore. Le autorità locali hanno riferito di gravi danni a infrastrutture civili, tra cui ospedali, reti elettriche e strade, oltre alle perdite umane riportate. Il bilancio complessivo delle vittime civili e militari iraniane, secondo fonti ufficiali di Teheran, continua a salire rapidamente dall’inizio dell’escalation diretta con Israele e Stati Uniti, mentre il regime mantiene una linea dura: nessuna resa e prosecuzione della produzione di armi balistiche nonostante i raid.

KHAMENEI A PEZESHKIAN “TOGLIERE LA SICUREZZA AI NOSTRI NEMICI”

In una lettera inviata al presidente Masoud Pezeshkian, il Leader Supremo della Repubblica Islamica dell’Iran, l’ayatollah Mojtaba Khamenei, ha reagito con toni durissimi all’eliminazione del ministro dell’Intelligence Esmail Khatib, ucciso nei giorni scorsi in un raid attribuito a Israele. Nel messaggio, ripreso dalla Tv al Jazeera, attribuito a Khamenei quest’ultimo ha ordinato una risposta decisa e immediata: “L’assassinio del ministro dell’Intelligence deve essere compensato con uno sforzo raddoppiato da parte di tutti i responsabili e gli operatori. Dobbiamo togliere la sicurezza ai nostri nemici dentro e fuori il Paese e garantire la sicurezza degli iraniani”. Il Leader ha definito l’uccisione di Khatib – uno dei più alti funzionari di sicurezza del regime, responsabile del controspionaggio e della repressione interna – un “crimine vile” che non resterà impunito, esortando le forze di sicurezza, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica e i servizi segreti a intensificare le operazioni per “strappare la tranquillità agli aggressori sionisti, americani e ai loro agenti interni”. Il testo integrale della lettera, diffuso dall’ufficio del Leader Supremo, sottolinea che “la vendetta non è solo un diritto, ma un dovere religioso e nazionale”, e invita a “non mostrare alcuna esitazione o debolezza” nel colpire i responsabili “ovunque si trovino”.

La dichiarazione arriva in un momento di gravissima crisi per la leadership iraniana: nelle ultime 72 ore sono stati eliminati, oltre a Khatib, il portavoce delle Guardie Rivoluzionarie Ali Mohammad Naeini, il comandante della milizia Basij Gholamreza Soleimani e l’ex segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale Ali Larijani. Teheran ha accusato apertamente Israele e Stati Uniti di aver condotto una campagna di “decapitazione mirata” contro il vertice del regime. In risposta alle perdite, l’Iran ha già lanciato diverse ondate di missili balistici e droni contro basi israeliane e posizioni statunitensi nella regione, mentre il presidente Pezeshkian ha convocato una riunione d’emergenza del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale per coordinare la controffensiva. Il messaggio di Khamenei è interpretato dagli osservatori come un segnale di escalation: il Leader Supremo ha implicitamente autorizzato azioni più aggressive all’interno e all’estero, inclusi possibili attentati contro obiettivi israeliani, americani o contro presunti “traditori” e collaboratori all’interno dell’Iran. Il conflitto, ormai al ventesimo giorno di scontri diretti, rischia di allargarsi ulteriormente, con ripercussioni già visibili sui mercati energetici globali e sull’aumento delle tensioni nel Golfo.

PASDARAN A NETANYAHU “CONTINUIAMO A PRODURRE MISSILI”

I pasdaran hanno affermato che la produzione di missili in Iran continua nonostante il conflitto in corso, aggiungendo che non vi sono carenze nelle scorte. Lo ha dichiarato il portavoce dei Guardiani della rivoluzione islamica, generale Ali Mohammad Naeini, citato dai media iraniani. Facendo riferimento al fatto che nelle scuole iraniane il punteggio massimo è 20, il generale ha affermato: “Il nostro punteggio per l’industria missilistica è 20 e non c’è motivo di preoccuparsi, perché produciamo missili anche in condizioni di guerra, il che è sorprendente, e non ci sono particolari problemi di stoccaggio”. Le dichiarazioni giungono in risposta alle affermazioni del premier israeliano Benjamin Netanyahu, che ieri sera durante una conferenza stampa ha affermato: “Dopo 20 giorni, posso dirvi che oggi l’Iran non è in grado di arricchire l’uranio né di produrre missili balistici”.

ISRAELE, ARRESTATO RISERVISTA ADDETTO AD IRON DOME “È UNA SPIA DELL’IRAN”

Un riservista israeliano addetto al sistema di difesa aerea Iron Dome è stato arrestato con l’accusa di spionaggio per conto dell’Iran e di aver svolto altre attività legate alla sicurezza per conto della Repubblica Islamica. Lo riferiscono in una nota congiunta la polizia e lo Shin Bet. Il sospettato, Raz Cohen, ha 26 anni ed è residente a Gerusalemme. Secondo gli inquirenti, Cohen era in contatto con agenti iraniani da mesi e ha svolto diverse missioni per loro, tra cui la trasmissione di informazioni sensibili in cambio di denaro.

– Foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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