Di Vincenzo Petrone (*)
ROMA (ITALPRESS) – La Groenlandia è una grande opportunità. Il ministro della Difesa Guido Crosetto pare si sia chiesto ieri ad alta voce se l’invio in Groenlandia di un piccolo contingente militare da parte di Francia, Germania e Gran Bretagna fosse l‘”inizio di una barzelletta”. Nel minacciare nuovi dazi come ritorsione contro Francia, Germania e Regno Unito, Trump ha dato invece l’impressione opposta a quella di Crosetto e cioè di prendere molto sul serio questa decisione europea.
E il Presidente americano ha ragione a prendere seriamente l’arrivo a Nuuk di quella cinquantina di militari europei.I grandi Paesi del Vecchio Continente con quell’invio di soldati per ora simbolico, hanno risposto concretamente alla sua arrogante pretesa di annettersi la Groenlandia, “one way or the other”. Quei soldati gli rispondono che la Groenlandia è parte dell’Europa e che sarà difesa dagli europei se minacciata.
Se l’istinto TACO (Trump Always Chickens Out,ossia Trump cambia sempre idea)prevarrà o meno alla Casa Bianca, non è possibile dire. Probabilmente sì. Quantomeno questo suggeriscono la storia del’Alleanza Atlantica, il contesto di sicurezza internazionale e le dichiarazioni di 3 Senatori repubblicani che in due giorni pubblicamente hanno contraddetto Trump sulla Groenlandia.
Ma altrettanto fanno ritenere anche i tentativi di Marco Rubio, il prudente Segretario di Stato, di trovare rampe di uscita dal tunnel strategico in cui Trump rischia di far entrare l’intero assetto della politica estera americana se gli venisse in mente di fare un colpo di mano militare in Groenlandia. In questa vicenda, noi italiani possiamo e forse dobbiamo qualcosa da dire, come ci è sempre capitato nella storia dell’Alleanza Atlantica.
La Presidente del Consiglio italiana stamane dalla Corea, con grande lucidità, ha pubblicamente offerto a Trump una soluzione e una chiave di lettura della situazione, non senza aver in apertura dichiarato a chiare lettere che l’Italia ritiene “un errore la previsione di sanzioni commerciali a danno dei Paesi europei che hanno inviato truppe in Groenlandia”. La interpretazione di questo invio che la Meloni ha suggerito è invece che gli europei “condividono l’attenzione americana alla Groenlandia e all’Artico e il timore di Washington che possano essere oggetto di “attività di soggetti ostili”. Infine, sempre dalla Corea, la Presidente ha insistito sul “ruolo della NATO” in questa materia, mentre ha detto di ritenere che ci sia stato un “errore di interpretazione sul significato della presenza di truppe europee in Groenlandia”.
In chiaro: gli europei sono in Groenlandia per segnalare la determinazione dell’Europa a contrastare il rischio di sicurezza proveniente da Russia e Cina. Bisogna riconoscere che con queste dichiarazioni, l’Italia allo stesso tempo oggi sta proponendo una via di uscita dalla crisi interna alla NATO e una strada per trasformare la crisi in una opportunità.
L’Italia potrebbe e dovrebbe nei prossimi giorni, proporre ai leader di Francia, Germania e Gran Bretagna e al Presidente degli Stati Uniti, di incontrarsi riservatamente in Europa o a Washington per far partire una discussione concreta tra grandi alleati NATO. L’obiettivo sarebbe quello di definire insieme tre aspetti: la natura della minaccia russa e cinese in Groenlandia e sulle rotte del Mare Artico, la opportuna risposta della NATO a questa minaccia e il “burden sharing”, la ripartizione di oneri finanziari e operativi tra gli alleati.
Nel contesto NATO non sarà poi difficile trovare le formule che garantiscano agli Stati Uniti le misure di sicurezza e protezione che il Presidente Trump ritiene indispensabili, incluse forme di extraterritorialità di alcune basi americane. L’Italia può svolgere un ruolo da protagonista innanzitutto perchè è un’alleato credibile, non avendo mai, in 80 anni di storia della NATO, fatto mancare il proprio appoggio a tutte le operazioni che l’Alleanza ha realizzato. Nel caso per esempio della crisi con l’Unione Sovietica per i missili a gittata intermedia tra la fine degli Anni 70 e la prima metà degli anni 80, fu l’Italia l’ago della bilancia, fummo noi a rendere possibile lo schieramento dei missili a medio raggio in Europa.
Diplomatici e militari italiani ebbero così un posto di rilievo nell’High Level Group” che definì i termini dello schieramento dei nuovi armamenti. Non vi è dubbio che questa curiosa divergenza transatlantica sulla Groenlandia possa trasformarsi in una straordinaria opportunità’ europea ed americana per rispondere efficacemente ad una reale esigenza di sicurezza creata dalle attività russe e cinesi nell’Artico.
Ma allo stesso tempo puo servire per attribuire all’Europa nella NATO, un ruolo e una coesione che finora essa non ha mai avuto. Una proposta italiana di questo tenore provocherebbe inoltre un importante chiarimento politico di fondo, non più rinviabile, tra Stati Uniti e Paesi europei su un punto vitale: l’America di Trump crede o meno nella NATO o vuole utilizzare questa crisi per dissolvere l’Alleanza? E’ importante anche per l’Italia comprenderlo, prima che le strade si dividano e gli europei siano costretti a organizzare diversamente la cooperazione tra loro per la sicurezza del nostro continente.
E noi italiani in tal caso non avremmo molta scelta,a prescindere dalla simpatia e dalla stima che l’attuale inquilino della Casa Bianca dimostra di avere sul piano personale per la nostra Presidente del Consiglio. Stima e simpatia che possono adesso essere messe al servizio del superiore interesse europeo. Se siamo ancora in tempo.
(*) ambasciatore a. r.
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(ITALPRESS).









