
ROMA (ITALPRESS) – L’Unione Europea potrà prendere in considerazione il dispiegamento di una missione marittima nello Stretto di Hormuz esclusivamente al termine delle ostilità in corso tra Stati Uniti, Israele e Iran, subordinando ogni iniziativa operativa a una preventiva de-escalation del conflitto e al ripristino di condizioni di sicurezza per la navigazione commerciale. A chiarirlo è stata la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, al termine di un incontro con il primo ministro australiano Anthony Albanese, delineando una posizione improntata alla prudenza strategica e al primato della soluzione diplomatica. “I leader dell’Unione Europea sono stati molto chiari: solo quando le ostilità saranno cessate si potrà prendere in considerazione un’operazione o una missione”, ha dichiarato, ribadendo che qualsiasi intervento europeo dovrà inserirsi in un contesto post-conflittuale stabilizzato.
La presidente della Commissione ha inoltre posto l’accento sull’impatto sistemico della crisi in atto, evidenziando come la tensione nello snodo marittimo più rilevante per il traffico globale di idrocarburi stia producendo effetti immediati sui mercati energetici e sulle economie avanzate. “Tutti avvertiamo gli effetti a catena sui prezzi del gas e del petrolio, sulle nostre imprese e sulle nostre società”, ha affermato, aggiungendo che “è di fondamentale importanza arrivare a una soluzione negoziata”.
Le parole della Von der Leyen riflettono la crescente preoccupazione europea per la sicurezza degli approvvigionamenti energetici, confermando la decisione di un gruppo di Paesi – tra cui Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi e Giappone – , messa nero su bianco in una dichiarazione congiunta, con cui è stata avanzata la propria disponibilità a sostenere iniziative volte a garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz, evidenziando la convergenza tra le principali economie industrializzate sulla necessità di preservare la continuità dei flussi energetici.
L’Iran, da parte sua, ha formalmente escluso una chiusura totale dello Stretto, precisando tuttavia che eventuali azioni ostili sarebbero rivolte esclusivamente contro unità riconducibili a Stati Uniti e Israele, introducendo un elemento di incertezza operativa che accresce il rischio percepito per il traffico commerciale internazionale. L’eventuale missione europea si configurerebbe come uno strumento di stabilizzazione post-conflittuale, volto a garantire la libertà di navigazione e a rafforzare la sicurezza marittima in una delle aree più sensibili del sistema energetico globale.
Tuttavia, la posizione espressa da Bruxelles conferma che, allo stato attuale, la priorità resta il contenimento della crisi attraverso il negoziato, in un equilibrio delicato tra deterrenza, tutela degli interessi strategici e prevenzione di un’escalation militare su larga scala.
– Foto IPA Agency –
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