ROMA (ITALPRESS) – I colloqui “sono fatti per trovare una soluzione, per portare la pace il più presto possibile”. Lo ha detto l’ambasciatore ucraino a Roma, Ihor Brusylo, intervistato dall’agenzia Italpress a margine del Festival della Diplomazia in corso a Roma. Brusylo ha così commentato i colloqui avvenuti nelle scorse ore a Oslo e a San Pietroburgo, alla presenza dell’inviato statunitense Steve Witkoff. “Non è una cosa che porta a soluzioni facili e veloci, però quello che dobbiamo fare da parte nostra è di proseguire su quella strada e portare la nostra posizione, ovvero la nostra disponibilità e volontà di finire questa guerra”, ha aggiunto l’ambasciatore, che oggi ha preso parte a un question time nella sede dell’Associazione della Stampa estera, nell’ambito del Festival della Diplomazia. “È per questo che il presidente (Zelensky) si è impegnato anche a Oslo, con i nostri alleati e con l’inviato speciale del presidente Trump: per proseguire su questa strada, in cerca di una soluzione pacifica a questa guerra”.
Riguardo a una possibile trilaterale a novembre tra Ucraina, Russia e Stati Uniti, l’ambasciatore ha osservato che in quel modo verrebbe ripristinato un processo che si era bloccato. “Almeno così è stato detto, e almeno così è stato confermato, ovvero che l’incontro si svolgerà a novembre a livello della squadra negoziale di Ucraina, di Stati Uniti e di Russia. In questo modo si ripristina un processo che era stato bloccato, che è stato fermato per un po’ di tempo“, ha aggiunto.
“Non si può parlare di Ucraina senza Ucraina, non si può parlare di Ucraina senza Europa”, ha poi affermato Brusylo, parlando con i giornalisti a margine del question time ospitato nella sede dell’Associazione della Stampa estera a Roma. L’Europa, ha sottolineato Brusylo, “deve dire che, per finire questa guerra che si sta consumando sul territorio europeo, bisogna che ci sia un rappresentante europeo, che rappresenti tutta l’Europa, insieme con l’Ucraina”.
“Per noi è importante qualsiasi possibilità”, ha spiegato rispondendo ai giornalisti alla domanda sull’ipotesi di ottenere dall’Italia degli intercettori. “Io dico sempre: se c’è un Paese che sa produrre una cosa che ti aiuta a proteggere la vita, lo deve fare. Ma anche dal punto di vista economico è vantaggioso per qualsiasi Paese che sappia produrre questi intercettori. Sono 4 i Paesi che possono: Stati Uniti, Germania, Francia e Italia”, ha proseguito. “Non si tratta di armi nel senso di ‘andare e conquistare’ un Paese indipendente: si tratta di poterci proteggere anche in futuro, il futuro prossimo, anche quando la guerra sarà finita”, ha osservato.
– Foto lcr/Italpress –
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