Tre milioni di Epstein files rilasciati: ma chi si fida ancora del DOJ?

di Stefano Vaccara

NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Il Dipartimento di Giustizia ha pubblicato oltre tre milioni di pagine di documenti, insieme a circa 180mila immagini e più di duemila video legati alle indagini su Jeffrey Epstein. Si tratta del più grande rilascio finora, arrivato sei settimane dopo la scadenza prevista dalla legge che imponeva la pubblicazione integrale dei materiali.

Durante la conferenza stampa, il vice procuratore generale Todd Blanche ha difeso il lavoro del Dipartimento sostenendo che l’amministrazione ha agito nel segno della massima trasparenza. “Non abbiamo protetto il presidente Trump, non abbiamo protetto né scelto di non proteggere nessuno”, ha dichiarato, aggiungendo però che la “fame di informazioni” dell’opinione pubblica probabilmente non sarà comunque soddisfatta. Blanche ha anche insistito sul fatto che la Casa Bianca non abbia avuto alcun ruolo nella revisione dei materiali: “La Casa Bianca non ha avuto nulla a che fare con questa revisione, non ha avuto alcun controllo sul processo”. E tuttavia, proprio mentre il Dipartimento cercava di riportare l’attenzione sui documenti, i giornalisti continuavano a porre domande su Minneapolis e sulle indagini federali legate alle operazioni anti-immigrazione.

Ma mentre l’attenzione mediatica si concentra sulla maxi-pubblicazione dei cosiddetti Epstein files, una domanda circola sempre più apertamente tra chi analisti che commentano in questo momento nei giornali e nelle tv: se per mesi si è parlato di “flood the zone”, cioè di inondare il dibattito pubblico con crisi e notizie continue per spostare l’attenzione, da cosa dovrebbe distrarre questa volta la montagna di documenti appena rilasciata? Il risultato è quasi paradossale: la notizia più attesa da mesi non riesce a coprire la crisi politica che da settimane scuote il Minnesota.

Segno che il problema per l’amministrazione di Donald Trump non è più una singola polemica, ma una crescente diffidenza verso il modo e i tempi con cui il governo interviene. Anche perché lo stesso Blanche ha ammesso che milioni di pagine identificate durante la revisione non sono state rese pubbliche, pur nel rispetto delle eccezioni previste dalla legge, mentre la procuratrice generale Pam Bondi resta sotto pressione politica per la gestione del dossier.

A rafforzare i dubbi è anche la reazione di Ro Khanna, deputato democratico della California tra i primi a chiedere la completa pubblicazione dei materiali Epstein. Intervistato oggi su MSNOW, Khanna ha spiegato che il vero punto sarà verificare se nel materiale pubblicato siano presenti i cosiddetti moduli FBI 302, i verbali in cui le vittime indicano agli investigatori i nomi dei loro presunti aggressori.

Se quei documenti mancassero, ha lasciato intendere, la pubblicazione risulterebbe incompleta. Khanna ha inoltre spiegato di non aver ricevuto collaborazione dal Dipartimento di Giustizia nella ricerca dei documenti chiave, lasciando emergere un atteggiamento di fondo riassumibile in una formula: verificare tutto e continuare a non fidarsi, finché non si vede tutto.

In questo clima si inserisce anche l’arresto del giornalista Don Lemon, ex volto di Cnn e oggi reporter indipendente, fermato dagli agenti federali per il suo ruolo in una protesta avvenuta il 18 gennaio in una chiesa di St. Paul contro le operazioni Ice. Lemon sostiene di essere entrato nell’edificio esclusivamente per documentare quanto stava accadendo, svolgendo quindi attività giornalistica.

Il suo legale parla apertamente di attacco al Primo Emendamento. Il caso rischia di trasformarsi in un nuovo fronte giudiziario sul confine tra diritto di cronaca e repressione delle proteste.

Nel frattempo, su un altro fronte cruciale, Trump ha nominato Kevin Warsh come prossimo presidente della Federal Reserve. La scelta riaccende il dibattito sull’indipendenza della banca centrale, tema delicatissimo per i mercati e per gli investitori, già nervosi per le pressioni politiche sull’attuale governance della Fed. Anche qui, mentre un fronte sembra chiudersi, se ne apre immediatamente un altro.

E sullo sfondo resta la politica estera. Movimenti navali e dichiarazioni sempre più dure verso l’Iran fanno temere un possibile aumento delle tensioni militari. Nella dinamica trumpiana, le crisi internazionali finiscono spesso per intrecciarsi con quelle interne, spostando ciclicamente il centro dell’attenzione. Così, mentre i file Epstein arrivano finalmente online dopo mesi di attese, la domanda non è più cosa contengano, ma perché arrivino proprio ora e perché.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

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