ROMA (ITALPRESS) – “La sicurezza della Nazione si costruisce insieme”. È con questa affermazione che il capo di Stato maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano, ha sintetizzato il messaggio centrale del suo intervento al Luiss Diplomatic and Security Forum 2026, dedicato al tema del Mediterraneo strategico. Un concetto che richiama la necessità di un approccio integrato alla sicurezza, capace di coinvolgere istituzioni, industria, mondo accademico, media e cittadini.
Secondo il generale, “la sicurezza nazionale non può più essere letta secondo logiche compartimentate, separate o verticali”, poiché “conomia, sviluppo, dimensione civile e dimensione militare» rappresentano componenti di un unico sistema. Per questo, ha spiegato, la sicurezza deve essere intesa “come presidio della resilienza e della tenuta complessiva della Nazione”, in grado di mobilitare “tutti gli strumenti del potere nazionale» per garantire “credibilità internazionale e un’efficace deterrenza”.
Portolano ha ricordato che la Difesa ha già avviato un processo di trasformazione basato sulla nuova Strategia militare nazionale, che individua nel Mediterraneo allargato l’area di gravitazione dello strumento militare. “Abbiamo avviato un processo di adattamento volto a creare uno strumento militare idoneo ad assolvere tutte le missioni assegnate alle Forze armate”, ha affermato, evidenziando le revisioni organizzative nei settori cyber e digitale, dell’intelligence militare e delle forze speciali, oltre alla pianificazione interforze orientata a colmare le asimmetrie tecnologiche e a sviluppare nuove capacità, soprattutto nei domini dello spazio e del cyber.
L’azione della Difesa si articola lungo due direttrici complementari, quella della cooperazione e quella operativa. Attraverso attività di capacity building e programmi di formazione, l’Italia contribuisce a rafforzare la sicurezza dei Paesi partner, anche nel quadro del Piano Mattei. Sul fronte operativo, invece, “mentre vi parlo operiamo con trenta missioni e operazioni e con oltre 5.200 militari nel Mediterraneo allargato”, a fronte di circa 7.400 uomini e donne complessivamente impiegati all’estero.
Il capo della Difesa ha inoltre sottolineato che “la sicurezza nazionale non si esaurisce con la sola difesa fisica dei nostri confini” e che proteggere gli interessi italiani significa anche preservare stabilità geopolitica, flussi energetici e di dati, infrastrutture critiche e processi decisionali. “Noi europei siamo chiamati ad assumerci maggiori responsabilità per garantire la nostra sicurezza”, ha osservato.
Da soldato, ha aggiunto, “so bene che la sicurezza assoluta non esiste”. Il vero obiettivo deve essere “ridurre al minimo le probabilità che da un evento critico possa scaturire un collasso sistemico”. Da qui l’invito a superare l’illusione maturata nel periodo successivo alla Guerra fredda: “Abbiamo coltivato l’idea che la sicurezza fosse un bene acquisito per sempre, indebolendo la nostra capacità di leggere lo scenario geopolitico e di anticipare le sfide strategiche del futuro”.
Da ultimo, Portolano ha richiamato la necessità di una postura preventiva nei confronti delle sfide provenienti dal fianco Sud, senza dimenticare che Africa e Medio Oriente rappresentano anche “preziose opportunità in termini di fonti energetiche, risorse, mercati in crescita e partenariati possibili”. Da qui la conclusione affidata a quella che è stata anche la frase simbolo del suo intervento: “La sicurezza della Nazione si costruisce insieme”.
– foto IPA Agency –
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