Per l’Europa l’alleanza con gli Usa resta imprescindibile ma non è più gratuita

di Raffaele Bonanni

ROMA (ITALPRESS) – In un solo anno di presidenza statunitense di Donald Trump è riemerso tutto ciò che avevamo smesso di voler vedere e ascoltare. Molte certezze erano già evaporate, ma pigrizia, conformismo e un opportunismo privo di visione ci avevano convinti a lasciar correre. Ci siamo rifugiati nei nostri schemi mentali, rassicurati dalle anime belle che parlano di diritti senza doveri e da un rumore di fondo alimentato anche da potenze ostili all’Occidente, utile a incanalare rabbia e frustrazione verso bersagli innocui. La storia, però, insegna che nulla accade per caso quando la realtà irrompe con brutalità: ogni eccesso genera una reazione contraria, spesso altrettanto estrema.

Trump ha scelto consapevolmente di incarnare quella reazione. Ha deciso di dissacrare abitudini e rituali che giudica dannosi per lo sviluppo degli Stati Uniti: l’immigrazione disordinata, l’espansione dell’influenza iraniana in Medio Oriente, le penetrazioni commerciali e politiche di potenze rivali nel continente americano. Non ha risparmiato neppure gli alleati europei, accusati di vivere sotto l’ombrello americano senza assumersi oneri adeguati, né sul piano della difesa né su quello della lealtà strategica. Toni ruvidi, talvolta sgradevoli, sostenuti però dalla convinzione di intercettare un consenso diffuso, non solo interno ma anche oltre Atlantico.

Questi metodi hanno prodotto reazioni accese e timori. Tuttavia hanno introdotto un elemento di chiarezza in scenari dove le autocrazie, negli ultimi vent’anni, hanno agito quasi indisturbate, svuotando regole e organismi internazionali. È accaduto in Europa orientale, dal Caucaso all’Ucraina; in Medio Oriente con milizie irregolari; in Africa con eserciti mercenari; attraverso l’uso politico delle migrazioni. Nell’anno trumpiano, però, l’asse iraniano mostra crepe evidenti.

Da qui nascono le frizioni con l’Europa: commercio, sicurezza, ripartizione dei costi della difesa, in un confronto globale che si gioca tra Atlantico e Pacifico. L’alleanza con gli Stati Uniti resta imprescindibile, ma non più gratuita. L’Europa deve colmare il vuoto che ha colpevolmente ignorato. Senza unità politica e capacità strategica, in un mondo di imperi che intrecciano armi, energia e commercio, non c’è spazio per la sua indipendenza. Senza rispetto, non esiste alleanza duratura.

È questa la posta in gioco reale, al di là delle simpatie o antipatie personali per un leader.
La fase che si apre impone lucidità, non riflessi ideologici. Richiede di distinguere tra stile e sostanza, tra provocazione e interessi permanenti. Trump passerà, ma le questioni che ha riportato al centro resteranno. Ignorarle significherebbe consegnarsi all’irrilevanza.
Affrontarle con realismo è l’unico modo per restare attori e non comparse.

L’Europa dispone ancora di risorse morali, economiche e culturali, ma solo se accetterà di cambiare passo e responsabilità, senza più delegare ad altri la propria sicurezza e il proprio destino. È incoraggiante che si profili l’accordo commerciale tra Europa e Mercosur, che apre un mercato di mezzo miliardo di persone. Una scelta non più rinviabile, perché il tempo delle ambiguità è finito e il mondo non attende chi resta fermo. Serve coraggio politico e visione condivisa. Ora. Senza alibi. Subito…

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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