Onu, Guterres “Il Segretario Generale non ha potere, le armi sono la voce e la capacità di unire”

di Stefano Vaccara

NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – “Il Segretario Generale non ha potere. Non abbiamo un esercito, non abbiamo servizi di intelligence e non ci sono molti soldi”. António Guterres sceglie parole insolitamente nette per descrivere i limiti dell’incarico che ha ricoperto per quasi dieci anni, rispondendo a una domanda di Italpress durante la sua ultima conferenza stampa prima dell’apertura della settimana di alto livello dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

La domanda partiva da una frase pronunciata dallo stesso Guterres pochi giorni fa in un’intervista con Melissa Fleming, capo ONU della comunicazione: “The powers of the Secretary-General are the biggest bluff in international relations”. Gli è stata quindi ricordata anche la metafora utilizzata recentemente da Envoy Magazine, che ha paragonato la sua esperienza a quella di un pilota di Formula Uno chiamato a guidare una Fiat 500 degli anni Sessanta come se fosse una Ferrari: dopo dieci anni, gli abbiamo chiesto, il lavoro del Segretario Generale è stato dunque un bluff o una corsa impossibile?

“Quello che è un bluff non è la funzione in sé”, ha precisato Guterres. “Ma è vero che il Segretario Generale non ha potere”. Non dispone di un esercito né di intelligence e, ha aggiunto con una battuta riferita alla gravissima crisi finanziaria dell’ONU, “non ci sono molti soldi, come ormai sapete tutti”.

Guterres ha però indicato due strumenti che il capo delle Nazioni Unite possiede e che sostiene di avere utilizzato durante il suo mandato. Il primo è “la voce”: il Segretario Generale, ha spiegato, deve rappresentare un punto di riferimento nella difesa “in ogni circostanza e senza doppi standard” della Carta ONU, del diritto internazionale, del diritto umanitario e dei valori delle Nazioni Unite.

“Immaginate cosa accadrebbe se il Segretario Generale fosse lui stesso o lei stessa a mettere in discussione quei valori essenziali”, ha osservato, giustificando le azioni negative compiute nel mondo sulla base di “una sorta di approccio transazionale”. La seconda arma è la capacità di convocazione: riunire governi, esperti e altri attori per affrontare problemi che nessun Paese può risolvere da solo, come Guterres sostiene di avere fatto sull’intelligenza artificiale. “Il vero potere, nel senso in cui lo hanno le superpotenze, o abbastanza denaro per le necessità dell’Organizzazione, sono due cose che il Segretario Generale non ha”. La sua forza, ha concluso, deriva dalla “coerenza della nostra voce” e dalla capacità di riunire “tutti coloro che hanno buona volontà per risolvere i problemi dell’umanità”.

La riflessione è arrivata al termine di una conferenza stampa nella quale Guterres ha descritto un mondo entrato in “un’era di profonda incertezza”. A sei giorni dall’arrivo dei leader a New York, ha indicato tre minacce esistenziali: un’intelligenza artificiale fuori controllo, la crisi climatica e il continuo approfondirsi delle disuguaglianze.

Proprio all’AI Guterres ha dedicato una parte insolitamente ampia del suo intervento. Lo sviluppo tecnologico, ha avvertito, sta procedendo più velocemente della capacità di comprenderne i rischi. “Il mondo non può permettersi una corsa al ribasso sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale”, ha detto, chiedendo regole condivise che garantiscano sistemi sicuri, trasparenti e responsabili. In risposta ai giornalisti ha evocato il precedente della Guerra Fredda: anche Stati Uniti e Unione Sovietica, pur essendo avversari, riuscirono a creare meccanismi di comunicazione e accordi per limitare il rischio nucleare. Qualcosa di simile, secondo Guterres, è necessario oggi tra le potenze leader dell’AI per evitare “un gigantesco disastro a livello globale”.

Toni altrettanto allarmati sulle guerre. In Medio Oriente, ha detto, “la de-escalation deve essere la priorità numero uno, numero due e numero tre”. Ha chiesto il ripristino della libertà di navigazione negli Stretti di Hormuz e Bab al-Mandab, la piena attuazione del piano di pace per Gaza e la fine di quella che ha definito la “creeping annexation”, l’annessione strisciante della Cisgiordania. “Non ci sarà pace in Medio Oriente senza la realizzazione della soluzione dei due Stati”.

Sull’Ucraina, entrata nel quinto anno dall’invasione russa su vasta scala, Guterres ha chiesto un cessate il fuoco immediato come primo passo verso una pace “giusta, duratura e complessiva”. Sul Sudan ha parlato invece di una situazione “assolutamente orribile”, sostenendo che dovrebbe esserci accountability anche per i Paesi esterni che forniscono armi poi utilizzate massicciamente contro i civili.

E guardando agli ultimi tre mesi del suo mandato, Guterres non ha nascosto il pessimismo: “Ogni giorno le cose peggiorano un po’. Non c’è miglioramento da nessuna parte”. Se questa dinamica continuerà, ha avvertito, il mondo rischia “un’esplosione” con conseguenze catastrofiche a livello globale. Al suo successore, invece, ha lasciato un consiglio molto semplice: “Be yourself and be independent, and act according to your conscience” – sii te stesso, sii indipendente e agisci secondo la tua coscienza.

– foto UN Photo/Mark Garten –

(ITALPRESS).

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